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Ambiente | 14 marzo 2025 | 18:31
scritto da Redazione

Cosa ci può raccontare uno stesso luogo osservato a 140 anni di distanza? Spesso tendiamo a percepire il paesaggio che ci circonda come un’entità fissa, faticando a riconoscere, nell’alternanza di elementi antropici e naturali che lo compongono, quel sottile ma inesorabile intreccio di vicende che lo hanno plasmato nel corso del tempo (e continuano a farlo). 

 

A volte, una testimonianza che arriva da un tempo lontano, come ad esempio una foto d’epoca, ci aiuta a leggere una porzione di paesaggio e a decifrare l’evoluzione che lo ha caratterizzato. Non si tratta di un’operazione che ha a che fare con la nostalgia, ma piuttosto con il presente e il futuro dei territori. 

 

Facciamo un esempio concreto. Una foto ritrae le Langhe Liguri, precisamente la piana di Rocchetta Cairo, in provincia di Savona. È il 23 aprile del 1886 e dietro l’obiettivo c’è Rolando Napoleone Bonaparte, pronipote dell’imperatore francese, intento nel documentare il luogo che novant'anni prima era stato teatro di una delle battaglie napoleoniche condotte contro austriaci e piemontesi.

 

Ci rechiamo nello stesso luogo, oggi. Cosa possiamo osservare?

 

Dove in pianura il pronipote di Napoleone aveva immortalato diversi alberi disposti in file regolari, oggi ci sono solo prati. Al contrario, le colline che a fine Ottocento apparivano spoglie, oggi sono coperte dai boschi.

 

Lo spiega bene Luigi Torreggiani, che ripercorre la storia di questo territorio nel nuovo video-documentario realizzato da Compagnia delle Foreste per il progetto InVouderm: “Inizialmente c’era una foresta planiziale (espressione che indica gli alberi che ricoprono un terreno di pianura, ndr), poi la piana era caratterizzata da campi coltivati delimitati da numerosi filari di alberi. E, in tempi più recenti, un paesaggio agricolo senza presenze arboree. Al contrario, dove prima vi erano colline terrazzate con i vigneti e zone destinate al pascolo tra gli arbusteti, ora il bosco ha ripreso spazio, dopo che l’agricoltura di collina e di montagna è stata abbandonata”. 

 

Le cause di questi cambiamenti sono legate ai mutamenti socio-economici avvenuti in particolare dal secondo dopoguerra. “In pianura l’agricoltura si è specializzata, perdendo gli storici filari. In collina si è invece assistito all’abbandono delle terre agricole, permettendo così al bosco di riappropriarsi dei suoi spazi naturali”, si legge in questo articolo pubblicato sulla Rivista Sherwood. Un fenomeno che non riguarda solo questo luogo specifico ma anzi si può riscontrare su scala nazionale, tant’è che dalla fine dell'Ottocento ad oggi la superficie forestale italiana è pressoché raddoppiata. 

 

“Conoscere la storia ci aiuta a capire il presente e a scegliere il futuro”, afferma nel video-documentario la giornalista Claudia Patrone che segue il progetto InVouderm, nato per promuovere il recupero gestionale e sostenibile dei boschi locali che si trovano in stato di abbandono

 

“Il paesaggio si è molto modificato nel tempo e ci ha lasciato boschi abbandonati a se stessi, con proprietari che a volte non sanno neppure di averli o comunque non sono in grado di gestirli - spiega la giornalista -. Il progetto InVouderm nasce come proposta di associazionismo forestale, per riuscire a gestire queste aree boschive che rappresentano da un lato una risorsa inutilizzata e dall’altro un potenziale pericolo: pensiamo agli incendi, al dissesto idrogeologico”. L’obiettivo del progetto è infatti quello di creare una rete di proprietari che collaborino per gestire i boschi e il territorio in un’ottica di sostenibilità, “creando una piccola economia locale e valorizzando i servizi ecosistemici, a partire ad esempio dai sentieri, che qui passano numerosi”, conclude Patrone, riferendosi proprio alla zona ritratta dal pronipote di Napoleone. 

 

Proprio nel paesaggio, e nei suoi mutamenti nel tempo, si nasconde una sfida che vale la pena affrontare. 

 

“L'idea che sta alla base di questo progetto è quella di tornare a occuparsi del territorio - aggiunge Torreggiani -. Conoscere il paesaggio significa anche tornare a prendersi cura di un qualcosa che è tuoche fa parte della tua comunità, anche se la comunità stessa se n'era un po' dimenticata. Conoscere un luogo e la sua storia è fondamentale per tornare a sentire il paesaggio come parte di sé. E la cosa secondo me importante è che, in questo caso, si vuole farlo attraverso un'azione di associazionismo forestale, quindi cercando di mettere insieme tutti quei piccoli proprietari che oggi non riescono a gestire i propri boschi. Questo non vuol dire solo fare legna o legname, ma significa anche pianificare valorizzando tutte le varie funzioni e opportunità della foresta. Questo senso del prendersi cura può nascere solo dalla conoscenza e dal rispetto dei propri territori. Il video che abbiamo realizzato aiuta a conoscere meglio il paesaggio, la sua storia che lega natura ed esseri umani. Forse, me lo auguro, spingerà i proprietari a fare rete per prendersene cura”. 

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