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Aumentano del 50% le malattie trasmesse dalla zecche. Ogni anno in Trentino 22 casi di Lyme

I consigli degli esperti: per prevenire e evitare le punture di zecca si consiglia di ridurre il contatto diretto con le piante, indossare abiti coprenti e usare repellenti a base di Deet. Dopo un’escursione è raccomandabile controllare con cura la pelle di tutto il corpo

Di Ilenia Morreale - 02 maggio 2018 - 20:01

TRENTO. Negli ultimi 18 anni i casi di malattie trasmesse dalle zecche sono quasi raddoppiati in Trentino. A confermarlo sono i dati dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, Dipartimento di prevenzione operativa igiene e sanità pubblica.

 

“L’espansione delle aree infestate da questo acaro - ci spiega la dottoressa Annapaola Rizzoli, responsabile di direzione centro ricerca e innovazione della Fondazione Edmund Mach - sono aumentate di oltre il 50 % in Trentino. Fino a 10 anni fa le zecche le trovavamo al di sotto dei 1.000 metri di quota, attualmente le troviamo anche sopra i 2.500”.

 

Un dato allarmante che ci fornisce un chiaro segnale di come il cambiamento climatico e l’innalzamento delle temperature stiano incidendo sull’ecosistema del nostro pianeta. “Nemmeno in quota - aggiunge la studiosa - ci sono le temperature rigide di 10 anni fa. Non ci sono aree più interessante, non si può dire che ad esempio la val di Non sia più contaminata di altre zone. Oggi c'è il rischio che tutto il territorio venga coinvolto”.

 

In Trentino tra le patologie più trasmesse dalle zecche troviamo la malattia di Lyme e la Tbe, entrambe in crescita. Dal 2000 al 2017 i casi noti di malattia di Lyme sono 221, con una media annuale di 12,2 casi all’anno, negli ultimi 5 anni la media annuale è salita a 22,2 casi. Questa malattia è tra le malattie più comuni trasmesse dalle zecche in Trentino.

 

Anche i casi di Tbe ( encefalite virale trasmessa da zecche) sono in crescita. I casi registrati negli ultimi 18 anni sono 118, con una media annuale di 6,5, negli ultimi 5 anni però la media è più che raddoppiata, parliamo infatti di 12,8 casi. Lo scorso anno addirittura si è raggiunto un picco registrando 19 casi.

 

Le aree più interessate sono Val di Non, Val di Cembra e la Valle dei Laghi, tuttavia tutta la nostra provincia è da considerarsi a rischio.

 

“Sul nostro territorio - ci spiega la dottoressa Rizzoli - su 100 zecche, 10 sono infette da borreliosi, il battere che porta la malattia di Lyme, parliamo quindi di un 10% di aracnidi ematofagi infetti. Mentre la proporzione per la Tbe è di 1 zecca su 1.000, si tratta quindi dello 0,1% di acari infetti”.

 

E’ più semplice contrarre la malattia di Lyme che non la Tbe. La prima curabile con un semplice antibiotico, mentre per la seconda è necessaria l’ospedalizzazione del paziente. “Il virus della tbe ha diverse varianti - spiega la studiosa - alcune più pericolose altre meno. Sul nostro territorio fortunatamente non è presente il virus che troviamo in Siberia che è molto più aggressivo”.

 

Per la Tbe è possibile vaccinarsi ed è consigliabile per le persone che vanno frequentemente nei boschi o in zone dove c'è la presenza di questa malattia. Per prevenire ed evitare le punture di zecca si consiglia di ridurre il contatto diretto con le piante, indossare abiti coprenti e usare repellenti a base di Deet. 

 

Dopo un’escursione è raccomandabile controllare con cura la pelle di tutto il corpo, togliere subito la zecca, qualora ne trovaste attaccate sulla vostra pelle, con l’aiuto di una pinzetta. “Il parassita impiega dalle 12 alle 24 ore per trasmettere la malattia - dice la dottoressa Rizzoli- quindi se togliamo subito la zecca non succede niente”.

 

Dopo la puntura è opportuno controllare la zona per almeno 30 giorni prestando attenzione all’eventuale comparsa di macchie o altri disturbi.

 

Monitorare i cambiamenti e i rischi, analizzare il territorio con una costante ricerca per fornire - conclude Rizzoli - l’andamento e evoluzione della situazione favorisce la prevenzione”.

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