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Pesticidi, per l'Ispra Trentino e Veneto sono i peggiori. Bolzano resta sotto la media nazionale

Il Trentino vive il paradosso di avere un territorio simile a quello di Bolzano (che però si serve della metà di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata) ma di raggiungere il Veneto (che ha una produzione industriale) per quanto riguarda l'utilizzo di principi attivi

Di Luca Pianesi - 12 maggio 2018 - 06:01

TRENTO. Va ancora male. Il trend pare in leggero miglioramento ma il Trentino resta il secondo territorio nazionale dove si trova la maggior quantità di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata. Lo certifica l'Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale) che poche ore fa ha pubblicato il nuovo "Rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2018". Il Trentino resta a livelli altissimi ed è il peggiore, in Italia, secondo solo al Veneto: in Provincia di Trento, infatti, sono stati rilevati 9,3 chilogrammi per ettaro di superficie agricola utilizzata, un livello altissimo rispetto alla media nazionale che è di 4,9 kg/ha e molto lontano dalla vicina Provincia di Bolzano che si ferma a 4,4 Kg/ha. Il Veneto, come dicevamo, è l'unico territorio che riesce a fare peggio del nostro con 11,7 kg di pesticidi per ettaro di superficie agricola utilizzata. 

 

"La distribuzione dei principi attivi - si legge nel documento ufficiale elaborato dall'Istituto superiore per la Protezione e la ricerca ambientale - per ettaro di superficie agricola utilizzata (Sau), in diminuzione fino al 2013, è aumentata nel 2015 e le più nette inversioni di tendenza si registrano in Veneto, Emilia Romagna e Liguria. La quantità media nazionale è pari a 4,9 kg/ha. Le regioni che nel 2015 utilizzano quantità di sostanze per ettaro di Sau superiori alla media nazionale sono: Veneto, Provincia di Trento, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia. I valori minori si registrano in Valle d’Aosta, Sardegna e Molise". 

 

 

 

 

Se si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno si può andare a confrontare l'ultimo dato di analisi (questo studio del 2018 si riferisce all'annata 2015/2016) con quello dell'anno scorso quando il Trentino con 10,5 Kg/ha di pesticidi era riuscito a raggiungere il Veneto calato a 10,9 kg/ha ma se si va a fare un'analisi degli ultimi 15 anni dal 2001 al 2015 il Trentino è riuscito, se possibile, a peggiorare la sua situazione. Nel 2001, 2005, 2009, 2010 e 2011 infatti in provincia si è scesi sotto i 9 chilogrammi di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata ma ormai da 4 anni si è tornati stabilmente sopra questa soglia.

 

Insomma, pare proprio che anche a livello politico non si sia voluto o non si sia riusciti ad invertire questo trend in nessun modo. E mentre a livello commerciale, il Trentino cerca di proporsi come un territorio salubre e rispettoso dell'ambiente in realtà si trova a scontrarsi, annualmente, con questi dati, terzi e imparziali prodotti dal ministero. La provincia di Bolzano che ha, indiscutibilmente, un territorio simile al nostro e quindi ha esigenze similari in termini di difesa delle piante (sicuramente la loro agricoltura è più vicina alla nostra rispetto a quella industriale del Veneto) nel 2001 aveva 5,5 chilogrammi di principi attivi per ettaro di Sau. Da quell'anno in poi è stato un costante decrescere e dal 2006 sono rimasti stabilmente sotto i 5 kg/ha

 

Insomma il Trentino dal punto di vista agricolo finisce per inseguire il Veneto per quanto riguarda l'utilizzo dei pesticidi mentre sul piano produttivo non può che cercare di tenere il passo di Bolzano che però riesce a vendersi anche sulla base di questi dati e questi studi come ambiente più salubre e autenticamente naturale. Eppure in Alto Adige le comunità si indignano lo stesso per i pesticidi utilizzati e anche domani è annunciata una grande manifestazione a Caldaro per chiedere ne vengano usati ancora di meno, per diventare "pesticidi free".

 

Per quanto riguarda l'inquinamento delle acque l'Ispra specifica che "in alcune Regioni la presenza dei pesticidi è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli Venezia Giulia, provincia di Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% dei punti in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e provincia di Trento. Nelle acque sotterrane la presenza di pesticidi è particolarmente elevata in Friuli 81%, in Piemonte 66% e in Sicilia 60%". Ma questo è un dato che va preso con le molle perché dipende molto da cosa si cerca e come lo si cerca e lo spiega anche l'Ispra: "Va detto che nelle regioni dove il dato è superiore alla media, c’è stata un’ottimizzazione del monitoraggio, che è diventato più efficace e si è concentrato in modo particolare nelle aree dove è più probabile la contaminazione". 

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