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Fitofarmaci, l'Ispra: "Veneto e Trentino 'maglie nere' per principi attivi distribuiti in agricoltura". Ma in 10 anni in Veneto sono calati mentre da noi sono cresciuti

Abbiamo analizzato il rapporto del ministero dell'ambiente del 2016. La media nazionale (dati 2014) è di 4,6 chili di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata. Il Trentino è a 10,5 chili. L'Alto Adige a 4,3. E poi ci sono le acque

Vendite di principi attivi di prodotti fitosanitari per unità di Superficie Agricola Utilizzata nel 2014 (dati Ispra)
Di Luca Pianesi - 03 marzo 2017 - 08:06

TRENTO. Nessuno peggio del Trentino in Italia, unico territorio capace di restare in un trend, lungo, di crescita per quanto riguarda la quantità di principi attivi utilizzati in agricoltura. Solo il Veneto, in termini assoluti, resta, davanti (pur di pochissimo) alla nostra provincia per pesticidi (parliamo di chilogrammi di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata) ma con dei chiari segnali di diminuzione. A certificarlo l'Ispra (l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero dell'ambiente) che nel suo ultimo studio (del 2016) spiega chiaro e tondo che "le regioni che nel 2014 utilizzano quantità di sostanze per ettaro di SAU superiori alla media nazionale sono: Veneto e Provincia di Trento con quantità superiori a 10 kg, Campania con 8,5 kg, Sicilia, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia con valori rispettivamente di 5,8 e 7,6 kg, Puglia 4,9 kg". L'input ce l'ha lanciato Virgilio Rossi sulla piattaforma ilDolomiti/Partecipa con la sua richiesta di approfondire il tema "Agricoltura e cambiamenti climatici".

 

E allora, abbiamo preso in esame la fonte più autorevole in assoluto: il ministero dell'ambiente che nel suo rapporto ha fissato in 4,6 i chili di principi attivi distribuiti per ettaro di superficie agricola utilizzati in media in Italia, Dunque il Trentino con il suo 10,5 chili di principi attivi è sopra ai livelli nazionali di oltre il doppio. Il confronto, poi, è impietoso se ci si va a riferire agli ultimi 10 anni. Prendendo a termine di paragone, con il nostro Trentino, il territorio "gemello" dei cugini della provincia di Bolzano, la storica "maglia nera" Veneto e il dato medio nazionale si evidenzia come, nonostante i buoni propositi e le varie delibere provinciali che ogni volta annunciano la "rivoluzione green" nell'utilizzo dei fitofarmaci, le cose, se possibile, sono andate, addirittura, peggiorando. Nel 2005, infatti, in Trentino venivano usati 8,7 chili di principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata; a Bolzano erano 5,4, la media italiana era di 6,7 chili e in Veneto si viaggiava sui 13,2 chilogrammi. Ebbene, a dieci anni di distanza il Veneto ha abbassato i suoi livelli di 2,3 punti arrivando a 10,9 chili, Bolzano è sceso a 4,3 e la media nazionale a 4,6. Il Trentino, invece, è cresciuto arrivando a 10,5 chili di principi attivi per ettaro di Sau.

 

L'Ispra nel suo studio annuale spiega che "dati Istat indicano, su scala nazionale, una sensibile diminuzione delle vendite di prodotti fitosanitari nel periodo 2001-2014, da 147.771 a 129.977 tonnellate/anno (-12%), con un calo ancora più marcato per i principi attivi, passati da 76.343 a 59.422 tonnellate (-22,2%). Nello stesso periodo si è ridotta del 30,9% la quantità di prodotti molto tossici e tossici. Indubbiamente c’è un più cauto impiego delle sostanze chimiche in agricoltura, cosa peraltro incentivata dalla politica comunitaria e nazionale e dall’adozione di tecniche di difesa fitosanitaria a minore impatto. Le sostanze più vendute, oltre ai pesticidi inorganici, come lo zolfo e i composti del rame, sono 1,3-dicloropropene, glifosate, mancozeb, metam-sodium, fosetil-aluminium, clorpirifos, con volumi annui superiori alle 1.000 tonnellate. Rispetto alla media nazionale delle vendite per ettaro di Superficie Agricola Utilizzata (SAU), pari a 4,6 kg, nettamente al di sopra sono: Veneto e Provincia di Trento con oltre 10 kg, Campania con 8,5 kg, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia 7,6 kg".  

 

 

E poi ci sono i dati sull'inquinamento delle acque. L'Ispra nel suo studio spiega che "nell’anno 2013 su 1.410 punti di monitoraggio delle acque superficiali, 281 (19,9%) superano gli standard di qualità ambientale. Anche per quest’anno la Lombardia ha il livello più elevato di non conformità con il 51,3% dei punti, seguono il Lazio (40,0%), la Provincia Autonoma di Trento (23,3%) e l’Emilia Romagna (19,2)".  E nel 2014 il livello di non conformità è aumentato leggermente in Trentino anche se va specificato che sono cresciute anche le sostanze cercate (nel 2013 erano 86, nel 2014 sono diventate 102). Va meglio, in provincia, per le acque sotterranee dove non sono stati rilevati valori sopra soglia.

 

L'Ispra, però, sottolinea anche un dato: "Va detto che le sostanze che determinano il maggior numero di casi di superamento dei limiti sono glifosate e il metabolita Ampa che sono cercati esclusivamente in Lombardia e, solo dal 2014, nella Toscana; essendo l’erbicida largamente impiegato, è probabile che il suo inserimento nei programmi di monitoraggio possa determinare un sensibile aumento dei casi di non conformità nelle regioni dove ora non viene cercato". Un prodotto, il glifosato, molto discusso che nel 2015 la Iarc (l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) aveva definito come "potenzialmente cancerogeno" (anche se poi altri studi, come quello dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, avevano smentito questo pericolo).

 

Insomma, mentre oggi si apre la Green Week a Trento, una tre giorni con tanti ospiti d'eccezione, che discuteranno attorno al concetto di “Vivere sostenibile, abitare sostenibile”, resta ancora tanto da fare, soprattutto a livello normativo. I dati non mentono e anche se solo pochi giorni fa è stata approvata l'attesissima delibera provinciale sulle "Misure per l'impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari nelle aree frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili" sembra esserci ancora tanto da fare. Il testo normativo è stato celebrato dall'assessore all'ambiente Dallapiccola dicendo che "con le norme adottate oggi, introduciamo una serie di regole che rispetto a quanto stabilito a livello nazionale prevedono un ulteriore supplemento di responsabilità, da parte di tutti, nei confronti della popolazione e del territorio". Ci viene da dire "era il minimo", visto che i dati dell'Ispra certificano da anni che è proprio rispetto al contesto nazionale che c'è da migliorare. Peggio c'è solo il Veneto, come visto, che però da anni cerca di fare meglio. Il Trentino, invece, è solo puntando sulla qualità e la salubrità dei suoi prodotti che potrà vincere le sfide di domani.

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