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Sul Garda crolla la produzione di olive: “Chiesto lo stato di calamità, raccolto in calo del 90%”

Tra i principali indiziati ci sono i cambiamenti climatici, in particolare il caldo di fine giugno che ha sicuramente influito negativamente sul raccolto di quest’anno. Ma secondo i 1400 olivicoltori del Garda Trentino “Condizioni simili non si sono mai verificate in precedenza”

Di Tiziano Grottolo - 21 ottobre 2019 - 19:36

RIVA DEL GARDA. Gli esperti lo avevano annunciato (QUI e QUI): il 2019 sarà un anno di scarsa produzione per quanto riguarda le olive. Così è stato ma quello che non si poteva immaginare era la portata del calo del raccolto, la Fondazione Mach aveva parlato di una riduzione introno al 70% ma la situazione potrebbe essere ben peggiore.

 

Così grave da spingere il Consorzio di Tutela Olio Garda Dop a chiedere lo stato di calamità naturale ai presidenti delle Regioni Veneto, Lombardia e della Provincia Autonoma di Trento. Il consorzio di tutela, che riunisce produttori e operatori della filiera delle province di Brescia, Mantova, Trento e Verona, stima che rispetto alla produzione dello scorso anno siano andate perse fra il 90 e il 95% delle olive.

 

“Gli olivicoltori – spiega Laura Turri, presidente del Consorzio Olio Garda Dop – che con la loro attività contribuiscono al mantenimento del paesaggio gardesano, così importante per il turismo dell’area e così famoso all’estero, si troveranno nella situazione di aver sostenuto tutte le spese per la coltivazione senza alcuna remunerazione per la vendita del raccolto. È compito del Consorzio dunque far sentire nelle sedi competenti la voce dei 474 soci che ne fanno parte”.

 

 

È vero, il dato definitivo lo si potrà avere solo a fine novembre, quando terminerà la raccolta delle olive, ma la perdita produttiva ed economica è evidente già oggi. La raccolta nell’Alto Garda è iniziata la scorsa settimana e come certificato dal direttore dell’Agraria di Riva del Garda, Massimo Fia quella di quest’anno “è una situazione mai vista prima”. Ricordiamo che nel Garda Trentino i produttori grandi e piccoli sono circa 1400 e gestiscono oltre 120mila piante.

 

Se il 2018 è stato l’anno dei record, con una produzione olivicola che ha raggiunto i 15mila quintali segnando un record storico, quello in corso può essere definito a ragione l’annus horribilis: “Avevamo messo in conto che la resa sarebbe calata ma nemmeno gli anziani ricordano un’annata così misera”.

 

L’unica consolazione è che le piante godono di buona salute e, prendendosi un anno di riposo, già dalla prossima stagione potrebbero tornare a pieno regime, certo se le condizioni lo permetteranno. Tra i principali indiziati di questa catastrofe ci sono i parassiti, come la cimice asiatica, e i cambiamenti climatici, in particolare il caldo di fine giugno.

 

Produttori ed esperti però propendono per questa seconda ipotesi, infatti come fatto rilevare da Fia “Tutto sommato gli oliveti che si trovano sopra i 300 metri di quota, come quelli di Laghel, Nago e del Brione, riescono a garantire un minimo di raccolto”.

 

Le cause dunque sarebbero da ricercare nei cambiamenti climatici in atto: il freddo di maggio e il caldo intenso di giugno, seguiti da venti forti e grandine, che non hanno lasciato scampo alle piante.

 

Data la situazione, il Consorzio, che conta fra i settanta e gli ottanta soci anche in Trentino, si è attivato per richiedere alle autorità competenti di adottare gli strumenti adeguati di rimborso o di indennizzo per le imprese della filiera coinvolte. “In questa difficile situazione – riprende Turri – abbiamo richiesto alle autorità di controllo delle ulteriori verifiche per garantire la tutela del marchio Garda Dop”.

 

Dopodiché secondo la presidente del Consorzio Olio Garda Dop “Per affrontare il cambiamento climatico e il futuro della olivicoltura del Garda sarà necessario mettere in atto un’attività di studio che coinvolga tutti i centri di ricerca, identificando con certezza le cause di quanto accaduto e individuando i rimedi atti a risolvere o mitigare i fenomeni avversi, nel caso in cui situazioni simili a quelle verificate quest’anno dovessero ripetersi”.

 

Da parte sua il direttore dell’Agraria di Riva del Garda preferisce non farsi illusioni “Speriamo di essere di fronte a un evento eccezionale, ripeto gli olivi stanno bene e se le condizioni saranno favorevoli pensiamo che si possa tornare a una buona produzione ma ormai dobbiamo mettere in conto troppe variabili per fare delle previsioni certe. Per ora – conclude Fia – possiamo solo raccogliere ciò che è rimasto e attendere l’intervento delle autorità”.

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