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Zecche in Trentino, ora si possono trovare anche oltre i 2 mila metri. La Fem: ''Più attive a causa dei cambiamenti climatici''

La malattia di Lyme è la più diffusa. Secondo i dati dell'Apss nel 2017 i casi notificati sono stati 29. Rizzoli: "Le temperature più miti hanno fatto prolungare il periodo di attività durante il quale la zecca cerca un ospite di cui cibarsi"

Di Giuseppe Fin - 22 maggio 2019 - 06:01

TRENTO. I cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo da ormai diversi anni hanno portato ad una presenza sempre maggiore delle zecche. Non tanto nella quantità ma soprattutto prolungando il periodo di attività di questi parassiti che sono la principale causa della diffusione della malattia di Lyme.

 

A confermarlo sono gli studi e i rilievi portati avanti dalla Fondazione Edmund Mach. “La presenza della zecca dei boschi è aumentata a causa dei cambiamenti climatici e questo è avvenuto negli ultimi 15 anni. Ora si può trovare anche fino a 2200 metri, cosa che invece una decina di anni fa era impensabile” spiega Annapaola Rizzoli, Dirigente del Centro Ricerca e Innovazione della Fem.

 

Quando si parla di zecche si comprendono diverse specie ma quella che interessa di più, dal punto di vista della sanità pubblica è la “zecca dei boschi”. Questa specie è presente in tutta Europa, soprattutto nelle zone coperte da latifoglie o nelle zone con un fitto sottobosco.

 

Il ciclo biologico di una zecca dura 3 anni. Dall'uovo esce la larva che generalmente si ciba di sangue su animali di piccole dimensioni. Dopo il primo pasto torna sotto terra per mutare e ricomparire nella stadio successivo sotto forma di ninfa. Questo è il momento in cui il parassita è più pericoloso perché è molto attivo e può nutrirsi di sangue su diverse specie di animali, compreso l'uomo. Anche in questo caso, terminato un pasto ritorna sotto terra per poi ricomparire in forma adulta.

 

“Si trovano in moltissimi luoghi in Trentino – spiega Rizzoli – e la loro presenza è maggiore lungo i sentieri e nelle zone ricche di cespugli. La quantità è regolata da diversi fattori anche se possiamo dire che è abbastanza stabile. Quello che è cambiato nel corso degli anni è la lunghezza del periodo di attività durante il quale cerca un ospite su cui cibarsi. Queste perché abbiamo temperature più miti e con temperature anche d'inverno che superano i 7 gradi”.

 

Per quali motivi la zecca è pericolosa? Questo parassita può trasmettere diversi agenti patogeni. Può comprendere virus che nell'uomo possono provocare l'encefalite virale, la cosiddetta Tbe, molto pericolosa. In questo caso, al fine di prevenire l'infezione, è possibile vaccinarsi gratuitamente.

 

Vi è poi la malattia di Lyme (borreliosi), molto più diffusa, che può comparire come una macchia cutanea rossa ma può anche manifestarsi con altri sintomi a partire dai dolori articolari. In questo caso serve il trattamento antibiotico.

 

Secondo i dati forniti dall'Azienda sanitaria, per quanto riguarda la malattia di Lyme, nel 2017 i casi notificati di borreliosi sono stati 29; data la presentazione clinica, spesso sfumata, della malattia, si può ritenere che il numero reale di casi sia maggiore delle notifiche. Si stima che la presenza di borrelie nelle zecche del nostro territorio sia distribuita in maniera abbastanza uniforme, con una media del 16% di zecche infette. I casi notificati dal 2000 al 2017 sono 221, con una media di 12,3 casi all'anno.

 

L’andamento della TBE evidenzia un aumento di casi negli ultimi 5 anni.  I casi osservati dal 2000 al 2017 sono 124, con una media annuale di 6.8 casi che sale a 14.8 se si considerano gli ultimi 5 anni (2013-2017).

 

Le zecche, però, oltre agli esseri umani colpiscono anche gli animali, soprattutto quelli domestici e da pascolo.

 

“È importante, ai fini della prevenzione, trattare gli animali domestici con i collari antizecche o altri sistemi antiparassitari. La trasmissione di questi patogeni dalla zecca avviene lentamente dopo 12 ore dal momento in cui il parassita si è conficcato nella pelle. La cosa migliore, quindi, è quella di controllarsi quando si entra in casa se si è stati in luoghi a rischio” conclude la dirigente del Centro ricerca e innovazione della Fem.

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