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Bugmap un’app per segnalare la presenza della temibile cimice asiatica. Ecco il vademecum sui comportamenti corretti per contrastare la presenza dell’inetto

La fondazione Edmund Mach ha realizzato un’applicazione per il monitoraggio del dannoso insetto, in questo modo saranno gli stessi cittadini a contribuire alla ricerca. Gli esperti: “Le cimici raccolte non vanno liberate all’esterno per evitare che si riparino in altri edifici e che la primavera successiva ritornino a danneggiare le piante”

Di Tiziano Grottolo - 06 febbraio 2020 - 11:10

ALTO GARDA. La cimice asiatica (Halyomorpha halys) ormai è un problema tanto che diverse regioni italiane, fra cui la Pat, sono dovute correre ai ripari nel tentativo di contrastare questo insetto originario della Cina che tanti danni può causare all’agricoltura, in particolare alle piante da frutto.

 

La sua presenza in Trentino è stata segnalata per la prima volta nel 2016, da allora è stata una corsa contro il tempo nel tentativo di porre rimedio alla proliferazione di questo insetto, in questo senso la fondazione Edmund Mach è da sempre in prima linea nella lotta alla cimice asiatica.

 

Gli agricoltori stanno mettendo in atto tutte le strategie per il controllo dell’insetto sulle coltivazioni, ma è necessario anche l’azione della popolazione per ridurre le possibilità di svernamento ed evitare la fastidiosa presenza all’interno delle abitazioni. L’ultima trovata dei ricercatori è un’applicazione (gratuita) per smartphone tramite la quale i cittadini potranno segnalare la presenza della cimice asiatica, in questo modo si contribuirà allo studio di questo insetto e nel monitoraggio sul territorio.

 

 

Oltre all’applicazione la Fondazione ha rilasciato anche un volantino che contiene preziose informazioni e alcune istruzioni per impedire che i fastidiosi insetti si insinuino all’interno delle case, ma anche su come sbarazzarsene qualora vi riuscissero. Come indicazioni generali si può citare che queste cimici, nutrendosi di piante, non possono causare danni diretti all’uomo e agli animali ma, se disturbate, emettono odore sgradevole. Con l’abbassarsi delle temperature tendono a concentrarsi in gran numero in punti riparati, anche nelle abitazioni, dove passano l’inverno in una sorta di letargo.

 

Per impedire che ciò avvenga si consiglia di utilizzare reti anti-insetto o zanzariere per ostruire i punti di possibile entrata quali finestre (anche dei sottotetti), prese d’aria e comignoli. Anche sigillare crepe e fessure e tutti gli accessi che consentono il passaggio delle cimici può essere utile. Nel caso però dovessero comunque riuscire ad introdursi all’interno di spazi abitati, secondo i ricercatori, uno degli strumenti più efficaci, qualora le cimici siano annidate all’interno di fessure, è quello di utilizzare strumenti di pulizia che emettono vapore, in modo da stanarle.

 

In seconda battuta si può utilizzare l’aspirapolvere per raccogliere le cimici che si trovano in posti più accessibili. “Le cimici raccolte non vanno liberate all’esterno per evitare che si riparino in altri edifici e che la primavera successiva ritornino a danneggiare le piante” ricordano gli esperti. Il miglior modo per eliminarle è immergere il contenitore in cui sono state raccolte in una bacinella d’acqua saponata per qualche minuto. Il sapone impedisce loro di galleggiare causandone il rapido annegamento. Le cimici morte vanno poi smaltite con i rifiuti organici.

 

Al contrario si sconsiglia l’uso di insetticidi per uso domestico poiché tali prodotti sono poco efficaci e necessitano di ripetute applicazioni. Il loro uso è assolutamente da evitare negli ambienti ad uso abitativo in quanto possono essere pericolosi per le persone. Se invece si preferisse una soluzione meno cruenta ricordiamo che la stessa Fondazione Mach ha invitato cittadinanza e mondo agricolo a raccogliere gli esemplari di cimice asiatica vivi, che saranno impiegati per riprodurre in laboratorio le “vespe samurai”, nemico naturale di questi insetti.

 

Per farlo nel modo corretto è necessario introdurle all’interno di un contenitore pulito ed asciutto (come barattoli di conserve) tappandolo con un coperchio, possibilmente bucherellato per far entrare l'aria, e quindi consegnarle il prima possibile in una delle sedi (San Michele, Pergine, Rovereto, Sarche, Denno, Tuenno, Taio, Revò). Nell'impossibilità di una raccolta, l’invito è quello di contattare un tecnico per prenotare un intervento, specie se il numero delle cimici è particolarmente elevato (QUI articolo).

 

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