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Prevenzione danni da Grandi carnivori: stanziati 300mila euro. Dallapiccola: “Non si parla mai di un piano di prevenzione straordinario”

Dallapiccola: “La Pat non dimentichi la gestione dei grandi carnivori e del cinghiale, manca un piano di prevenzione straordinario”. La replica di Zanotelli: “Le misure sono le stesse delle stagioni precedenti, puntiamo a rendere maggiormente efficace l’azione di contrasto al cinghiale e ai suoi ibridi”

Di Tiziano Grottolo - 21 June 2020 - 19:21

TRENTO. Nel corso del 2019 i grandi carnivori hanno provocato danni per 190.083,81 euro, in leggero aumento rispetto all’anno precedente quando la cifra liquidata si attestò a 171.567,46 euro. Inoltre l’ultimo Rapporto grandi carnivori ha rilevato un incremento significativo (+31%) dei danni da orso, controbilanciato da un altrettanto significativa diminuzione di quelli legati al lupo (-32%). Dati importanti che dimostrano come con i giusti accorgimenti sia possibile difendere il patrimonio zootecnico dall’attacco dei lupi. Tenendo presente che per quanto riguarda gli orsi, il famigerato M49-Papillon si è reso responsabile di ben 44 eventi di danno per una cifra di oltre 45mila euro che rappresentano il 30% della somma complessiva indennizzata nel 2019 per tutti i danni da plantigrado.

 

Non va però dimenticato che anche gli ungulati come caprioli, cervi e cinghiali rappresentino un problema per le coltivazioni, nonché una fonte di danni che la Pat è chiamata a risarcire. Come faceva notare il consigliere del Patt Michele Dallapiccola, durante la recente quarantena, con i cacciatori in lockdown, il controllo al cinghiale è proseguito a rilento:Gravissimi, i danni denunciati ovunque in particolare ma in Valsugana e Chiese”. Infatti i cinghiali si sono presentati puntuali come ogni anno nei campi di mais o nei pascoli provocando gravi danni. Era proprio per tenere alta l’attenzione sul tema dei grandi carnivori e del cinghiale che il consigliere provinciale ha depositato un’interrogazione indirizzata all’assessora all’agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli.

 

In questi giorni è arrivata la risposta: “Nel mese di aprile – ha fatto sapere Zanotelli – sono pervenute al Servizio Foreste e fauna alcune segnalazioni di danni dovuti al cinghiale. In questi mesi, inoltre, il Servizio Foreste e fauna ha lavorato a un’ulteriore semplificazione e innovazione della disciplina del cinghiale, in accordo con l’Ente gestore”. In Trentino l’attività di controllo del cinghiale è demandata spesso e volentieri ai cacciatori (più raramente ai forestali). “L’obiettivo – specifica l’assessora – è quello di rendere maggiormente efficace l’azione di contrasto nei confronti del suide e dei suoi ibridi”.

 

Zanotelli ha annunciato una svola tecnologica, in particolare è stata inserita la previsione che il controllore effettui le comunicazioni alle quali è tenuto in fase di avvio e di conclusione dell’attività di controllo in forma telematica, attualmente facoltativa, ma obbligatoria a partire dall’1 maggio 2021. “La spinta tecnologica – osserva – è fondamentale per la tempestività e di conseguenza per l’efficacia dell'azione di contrasto. A questa sono state affiancate altre semplificazioni di carattere amministrativo”.

 

Per quanto concerne la prevenzione dei danni da grandi carnivori Zanotelli ha comunicato che le contromisure messe in campo saranno “sostanzialmente le stesse delle stagioni precedenti”. Misure che spaziano dalla formazione del personale specializzato, la valutazione della vulnerabilità degli alpeggi, fornitura di cani da guardiania, ma anche recinzioni elettrificate. Al contempo proseguirà il confronto con le categorie economiche nell’apposito Tavolo così come il supporto alle attività zootecniche mediante la dislocazione in quota di box o la realizzazione di strutture fisse in legno per consentire la permanenza del pastore in quota. Infine si provvederà alla realizzazione (in via sperimentale) di nuove recinzioni o sistemi di accesso. Per tali attività a bilancio sono stati messi 300mila euro (comprensivi anche dei fondi dedicati agli indennizzi dei danni), ergo per le misure di prevenzione vere e proprie dovrebbero restare circa 110mila euro.

 

“Le cifre sono in linea con quelle degli anni precedenti – conferma Dallapiccola che nella scorsa legislatura ha gestito lo stesso assessorato – eppure non c’è traccia di nessun piano di prevenzione straordinario”. L’ex assessore rivendica al contrario le strutture costruite tempo addietro con due grandi recinti nella zona di Fiemme e le opere di protezione in località Sega di Ala, oltre alle strutture in Vezzena. “Avevamo in progetto di mettere mano ai ricoveri elitrasportati in quota per ogni stagione”. L’idea era quella di armonizzare queste strutture con il paesaggio prevedendo che diventassero stabili “anziché lasciare in montagna degli orpelli orribili”. Se da un lato la Giunta Fugatti potrebbe comunque aver messo in cantiere un progetto simile è altrettanto vero che queste intenzioni non sono mai state messe nero su bianco e nemmeno palesate negli unici due incontri pubblici realizzati finora.

 

“Su questo tema non sono mai arrivate risposte chiare – punta il dito Dallapiccola – se ci sono dei progetti li tengono ben nascosti. D’altro canto si sarebbero potute snellire le pratiche burocratiche per il risarcimento danni da cinghiale”. Un esempio su tutti viene citato dall’ex assessore: “In questi giorni sono stato da un allevatore della Valsugana che si è visto devastare il campo dai cinghiali, piuttosto che affrontare una procedura complessa e macchinosa ha preferito arrangiarsi. Noto con dispiacere che i tanto paventati cambiamenti nella gestione del cinghiale non hanno prodotti grandi risultati”. Il consigliere del Patt non è l’unico a criticare la gestione “trentina” dei cinghiali le associazioni ambientaliste e animaliste infatti accusano apertamente le carabine trentine di mirare quasi esclusivamente agli esemplari maschi, “in questo modo – spiegano – fanno proliferare la specie e aumentano i rischi per le persone” (QUI articolo).

 

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