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Troppe esche e reti da pesca abbandonate: un pericolo per uccelli e non solo. L’esperto: “È necessario prestare più attenzione quando si va a pescare”

Le attrezzature da pesca abbandonate rappresentano un pericolo reale per molte specie di pesci, uccelli e mammiferi marini, l’esperto del Muse: “Il filo della lenza può avvolgersi intorno ai tarsi delle zampe, causando la necrosi dei tessuti e la successiva amputazione dell’arto. Oppure può anche avvolgere il collo, causando soffocamento”

Di Marianna Malpaga - 29 settembre 2020 - 11:29

PERGINE VALSUGANA. Si tratta di un fenomeno noto in inglese con il nome di ghost fishing, ma anche in Italia ogni anno provoca la morte di molti esemplari di uccelli e non solo. “Le attrezzature da pesca abbandonate, intenzionalmente o no, continuano a rappresentare un pericolo reale per gli organismi acquatici come pesci, uccelli o mammiferi marini”, racconta a Il Dolomiti Karol Tabarelli de Fatis, assistente tecnico scientifico della sezione zoologia dei vertebrati del Muse di Trento.

 

L’ultimo episodio è emerso quando una signora ha avvistato un Cormorano sul lago di Canzolino e ha postato la sua foto sul gruppo Facebook “Sei di Pergine se”. A scatenare curiosità (e, soprattutto, preoccupazione) è l’oggetto appeso al becco dell’uccello, che sembra un piccolo pesce, ma che in realtà molto probabilmente è un’esca alla quale il Cormorano si è impigliato. Una tipologia di rifiuto purtroppo frequente negli ambienti umidi.

 

Nella pesca può accadere che l’esca si impigli e che, tirando la canna da pesca, la lenza si spezzi, disperdendo nell’ambiente amo o ancorette. Ci vuole un secondo perché la lenza si rompa, ma poi il rifiuto rimane nell’ambiente per anni e anni, creando non pochi problemi alla fauna. “Il filo della lenza – aggiunge Tabarelli de Fatis – può avvolgersi intorno ai tarsi delle zampe degli uccelli, causando la necrosi dei tessuti e la successiva amputazione dell’arto. Oppure può anche avvolgere il collo, causando soffocamento. Le esche invece possono attrarre l’attenzione degli uccelli e conficcarsi nel loro becco, nelle mucose buccali e nell’esofago: insomma, all’interno dell’apparato digerente”.

LE FOTO. Esche e reti da pesca abbandonate rappresentano un pericolo per uccelli e non solo
Moriglione. Karol Tabarelli de Fatis/Arch. MUSE
Gabbiano reale. Karol Tabarelli de Fatis/Arch. MUSE
Folaga. Karol Tabarelli de Fatis/Arch. MUSE
Gabbiano reale. Karol Tabarelli de Fatis/Arch. MUSE

 

Il “ghost fishing” non riguarda solo gli ambienti lacustri, ma coinvolge anche quelli marini. “Però, per quanto riguarda le reti utilizzate nella pesca in mare – spiega Tabarelli de Fatis – si stanno sperimentando dei materiali biodegradabili, che in due anni circa scompaiono”. Per la pesca nei laghi, invece, l’unica soluzione finora è la prevenzione: durante le sue battute, il pescatore deve prestare attenzione ai rifiuti che produce, soprattutto quando si tratta di fili ed esche. “Particolare attenzione – avverte Tabarelli de Fatis – dovrebbe essere riservata alla pesca in quei luoghi dove è più facile che l’esca si incastri: ad esempio in prossimità di rami, radici e canneti”.

 

Per prevenire il “ghost fishing”, inoltre, una soluzione potrebbe essere quella di comprare lenze più robuste, come quelle trecciate di buon diametro fatte in dyneema, o il fluorocarbon, che è marginalmente più resistente alla trazione.

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