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| 20 ago 2020 | 05:01

Uccelli in trappola per giorni sotto il sole, lo scopo? Catturarne altri per poi abbatterli: “Così in Trentino ci si libera delle specie sgradite”

Coppola presenta un’interrogazione: “Ci sono degli uccelli rinchiusi e abbandonati a loro stessi”. La Lav: “Sono le famigerate trappole Larsen. In alcuni casi gli esemplari da richiamo vengono lasciati per giorni o addirittura settimane senza cibo e acqua, quelli catturati invece vengono abbattuti”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Si chiamano trappole “Larsen” e servendosi di uccelli che fungono da richiamo (tenuti per ore, talvolta giorni, in gabbie anguste) vengono utilizzate per catturare altri esemplari della stessa specie. La fotografia è stata allegata a un’interrogazione presentata dalla consigliera Lucia Coppola di Futura e mostra una cornacchia grigia (anche se gli esemplari all’interno sarebbero due) rinchiusa in una piccola gabbia.

 

Nel Comune di Lavarone – afferma Coppola – tra le frazioni di Cappella e Longhi, si trovano due gabbie nelle quali sono rinchiusi due uccelli. Le gabbie si trovano in un prato-pascolo, abbandonate al sole, al vento e alla pioggia. Gli animali, oltre ad essere esposti senza protezione agli eventi atmosferici, sono facili prede di animali che popolano il luogo”.

 

Eppure non si tratta di voliere ma come sottolinea da Simone Stefani, vicepresidente nazionale della Lav, di vere e proprie trappole. “Solitamente questo tipo di gabbie sono costituite da 2 o tre scomparti. Nel primo viene posizionato un uccello, in questo caso una cornacchia grigia, che serve per richiamare l’attenzione degli altri esemplari presenti in zona”. I corvidi sono uccelli molto territoriali per questo quando scoprono un intruso cercano di scacciarlo, in questo modo però finiscono in trappola.

 

 

“A volte gli esemplari da richiamo vengono lasciati per giorni o addirittura settimane senza cibo e acqua, esposti al sole in condizioni degradanti”, aggiunge Stefani. “Inoltre non abbiamo strumenti per controllare se durante l’abbattimento degli esemplari catturati vengono seguiti i protocolli veterinari”. Sì, perché il fine ultimo di queste trappole è quello di contenere la popolazioni di corvidi.  Allegate alle due gabbie infatti, sono stati rinvenuti cartelli che rimandano ad altrettante delibere del Comitato faunistico provinciale. Una di queste riguarda espressamente il controllo della fauna selvatica per la prevenzione dei danni alle colture agricole,che autorizza a effettuare il controllo delle cornacchie nere e grigie per limitare i danni alle colture orticole e di piccoli frutti nel territorio della riserva.

 

“È così che in Trentino ci si libera degli uccelli sgraditi – commenta il vicepresidente nazionale della Lav – in questo modo si possono catturare fino a cinque esemplari. Da anni stiamo facendo pressioni affinché si facciano dei passi in avanti sul contenimento degli esemplari di questa specie, che nel migliore dei casi passano un’orribile esistenza in gabbia, come richiamo per altri simili che saranno poi abbattuti. Eppure esistono delle alternative come i sistemi di dissuasione visivi – il classico spaventapasseri o i nastri argentati – ma anche tecnologie a ultrasuoni, inoltre per determinati tipi di coltivazione si possono usare le reti di protezione apposite”.

 

Come sottolineato da Stefani in pochi conoscono questo metodo di cattura, del tutto legale (quando autorizzato) benché piuttosto subdolo. “Al netto di una spesa iniziale – conclude il vicepresidente nazionale della Lav – abolire questo tipo di trappole ci consentirebbe di fare un passo in avanti sul piano culturale, risparmiando agli uccelli inutili sofferenze”.

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