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Ambientalisti uniti contro i bracconieri: “Stop al saccheggio dei nidi, gli uccellatori fanno profitti da capogiro sul mercato nero, danneggiando il territorio”

Fra maggio e giugno, decine di uccellatori (anche da fuori regione) raggiungono i meleti del Trentino-Alto Adige per prelevare illegalmente nidi di uccelli. Gli ambientalisti: “Il fenomeno è noto da tempo, ma ha subito un’impennata dal 2015, il mercato nero dei richiami vivi ha un giro d’affari enorme, ogni uccello vale intorno agli 80-100 euro”

Di Tiziano Grottolo - 29 May 2021 - 10:45

BOLZANO. Ogni primavera, fra maggio e giugno, decine di uccellatori lombardi, toscani, umbri, veneti, romagnoli e locali raggiungono i meleti del Trentino-Alto Adige per prelevare illegalmente i nidiacei di tordo bottaccio, merlo e cesena. Una volta catturati, gli uccelli vengono dotati di un anello inamovibile per fingere la provenienza da allevamento, vengono cresciuti per essere venduti come richiami vivi per la caccia da capanno, “in altre parole – spiegano gli ambientalisti – passeranno il resto della loro vita in gabbiette minuscole”.

 

Così, Cabs, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu, Pan-Eppaa e Wwf di Trento e Bolzano si sono unite per affrontare quello che senza mezzi termini viene definito “il saccheggio dei nidi”. Al grido di “Giù le mani dai nidi”, il prossimo 29 maggio i guardiani di nidi risaliranno la Valle dell’Adige in bicicletta lungo la ciclabile da Bolzano a Merano (partenza dal parcheggio del Golfclub di Eppan alle 14) per sensibilizzare l’amministrazione altoatesina sull’importanza di contrastare il bracconaggio.

 

Il fenomeno è noto da tempo, ma ha subito un’impennata dal 2015 a causa del divieto di cattura dei richiami con i roccoli”, riferisce Andrea Rutigliano, portavoce del Cabs Italia, il Comitato contro l’uccellagione. “Il mercato nero dei richiami vivi ha un giro d’affari enorme, ogni uccello vale intorno agli 80-100 euro”. In alcuni casi però, in base alle doti canore, gli esemplari possono essere pagati anche 200 euro. “Ricordiamo tutti l’operazione interregionale ‘Pullus Freedom’ del 2019, coordinata dai forestali trentini, con la quale è stato smascherato un enorme traffico illecito di richiami vivi, si stima un giro di 20.000 uccelli per un valore di centinaia di migliaia di euro e che ha portato all’arresto di 18 persone.

 

Di fatto, sostengono gli ambientalisti, una fetta enorme dei richiami utilizzati in Italia per la caccia proviene dai meleti del Trentino Alto Adige. “I nidiacei sono molto ambiti dai bracconieri perché è molto facile fingere la provenienza da allevamento applicando un anello inamovibile al piccolo” spiega Rutigliano.

 

Lo sa bene Sergio Merz, delegato della Lipu di Trento, che gestisce il centro recupero provinciale (Cras): “Quest’anno con le limitazioni imposte dal Covid il traffico illecito si era ridotto, ma venendo al centro gli anni scorsi era ben evidente l’entità del problema: ogni primavera ci vengono consegnati centinaia di piccoli tordi sequestrati durante le operazioni anti-bracconaggio trentine”.

 

Eppure come sottolineano gli ambientalisti si può e si deve fare di più: “In Alto Adige l’amministrazione non ha previsto servizi specifici e coordinati, ma i controlli sono lasciati alla buona volontà degli agenti forestali e alle segnalazioni dei cittadini”. È proprio per ricordare alle autorità quanto sia invece importante contrastare in maniera organica e organizzata questa forma di bracconaggio, che causa un enorme danno ambientale e genera profitti in nero da capogiro, che gli ambientalisti hanno deciso di percorrere in sella alle loro bici una delle zone maggiormente interessate dal problema, il tratto fra Bolzano e Merano. È qui infatti, che negli ultimi anni si sono sorpresi numerosi ladri di nidi, ultimo caso proprio di due settimane fa, grazie alla segnalazione di un agricoltore.

 

Per contrastare il fenomeno, la consapevolezza e la collaborazione dei cittadini, in particolare chi abita o lavora in queste zone come i contadini, possono fare la differenza. Catia Acquaviva, coordinatrice dei campi antibracconaggio della Lega Abolizione Caccia (Lac), ribadisce: “Ciascun cittadino può attivarsi contro questa crudele forma di bracconaggio e segnalare alle autorità ogni situazione sospetta. Nel caso in cui si vedano delle persone che prendono nidi o nidiacei dagli alberi è necessario contattare immediatamente i forestali e fornire precise indicazioni sul luogo e la persona sospetta. Sappiamo che i bracconieri ripassano nelle stesse zone più volte, prima per individuare i nidi e segnare dove si trovano con luci, nastri e bastoni e successivamente per prelevare i nidiacei”.

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