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Assemblea antispecista: “La caccia ai cinghiali genera l'emergenza invece di risolverla, così gli animali si disperdono aumentando i loro cicli riproduttivi”

Dopo la manifestazione indetta da Coldiretti, che ha ribadito la necessità di una legge che “consenta la cattura e l'abbattimento” dei cinghiali per contenerne la popolazione, è intervenuta l'Assemblea antispecista: “Quella della caccia al cinghiale è in realtà un business confermato dalle vendite online”

Di Filippo Schwachtje - 09 luglio 2021 - 17:04

TRENTO. “Il presidente Barbacovi è ignorante oppure è in malafede, gli abbattimenti che invoca generano l'emergenza invece di risolverla”. A parlare sono gli attivisti dell'Assemblea antispecista dopo la proposta avanzata da Coldiretti negli scorsi giorni per una legge che “consenta la cattura e l'abbattimento” (Qui Articolo) dei cinghiali, per contenerne la popolazione sul territorio.

 

Gli attivisti dell'Assemblea, già promotori a Trento della campagna StopCasteller insieme al Centro sociale Bruno, hanno risposto a Coldiretti “smentendo la teoria secondo la quale gli abbattimenti sarebbero la soluzione per la cosiddetta 'emergenza cinghiali'”.

 

“La caccia – spiegano – lungi dall'avere la funzione di 'riequilibrio faunistico' è causa diretta della proliferazione del cinghiale e quindi anche dei danni causati all'agricoltura e degli incidenti stradali. Per il presidente di Coldiretti Barbacovi e il direttore Enzo Bottos o sono ignoranti oppure sono in malafede”. Studi pluriennali infatti, dicono gli attivisti: “Hanno spiegato molto chiaramente perché la caccia con il fucile e le mute di cani rappresentano proprio ciò che non si deve fare se si vuole controllare la specie”.

 

Citando il professor Andrea Mazzatenta (docente alla Facoltà di medicina veterinaria dell'Università di Teramo), gli attivisti spiegano come i cinghiali si organizzino: “In una società matriarcale, in cui ogni famiglia è comandata da una femmina, la 'matrona' o matriarca, madre di tutti i componenti (tranne i maschi maturi, che vengono allontanati dal gruppo). La matrone emette un feromone che blocca l'estro delle altre femmine: è lei l'unica che si riproduce, ma è anche quella che è più a rischio per la caccia, perché negli spostamenti mette al sicuro i piccoli e tutti i componenti del gruppo e finisce per esporsi di più ai colpi dei cacciatori. Se viene uccisa, però, il blocco scompare e tutte le altre femmine vanno in estro. Risultato: se prima la matrona aveva 5 o 6 cuccioli, poi le sorelle finiscono per formare gruppi di 50 esemplari”.

 

In poche parole quindi, sottolinea Assemblea antispecista, in questo modo i cacciatori si propongono come solutori di un problema, quello dei danni all'agricoltura, causato da loro stessi. “La seconda leva che viene sfruttata da Coldiretti – continuano gli attivisti – è quella della sicurezza. Peccato che gli incidenti si verificano principalmente su quelle strade vicine a zone interessate dalla caccia e per nulla o quasi su quelle che toccano le oasi dove la caccia è vietata”.

 

Infine, conclude Assemblea antispecista: “E' importante ricordare che quello che ruota attorno alla caccia al cinghiale è un vero e proprio business mascherato, con tanto di rivendite di cuccioli online, allevamenti e immissioni illegali in natura proprio da parte dei cacciatori che, secondo Coldiretti, dovrebbero risolvere il problema. La soluzione non sono quindi gli abbattimenti ma le recinzioni elettrificate, e lasciare i cinghiali in pace facendo affidamento alla natura e ai predatori naturali del cinghiale: lupi, volpi e poiane, a patto che non siano cacciati anche loro”.

 

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