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Disturbi di equilibrio, incapacità di coordinarsi al volo, paralisi degli arti inferiori: fra i rapaci è emergenza saturnismo

Su un campione di 252 aquile reali e avvoltoi raccolti feriti o morti in un'ampia area dell'Europa centro-meridionale negli ultimi anni, il 44% di loro mostrava valori cronici di piombo sopra il normale, il 26% aveva livelli da avvelenamento clinico. La causa più comune sono i frammenti di proiettili che finiscono nelle viscere degli animali colpiti dai cacciatori e lasciate sul posto, di cui poi si cibano i rapaci

Di Filippo Schwachtje - 15 aprile 2021 - 12:57

TRENTO. L'avvelenamento da piombo, o saturnismo, è una grave patologia che colpisce l'organismo in vari distretti causando sintomi come anemia, disturbi visivi e uditivi, paralisi e una lunga lista di altre problematiche. Viene spesso definita una malattia “professionale”, perché a patirne le conseguenze sono in prevalenza lavoratori rimasti a stretto contatto con il metallo per lunghi periodi di tempo. Ma a quanto pare, una vera e propria 'emergenza saturnismo' si sta verificando da anni nel più insospettabile degli ambienti: fra le vette incontaminate dei massicci montuosi europei. Come evidenzia infatti un allarmante studio, durato oltre 10 anni e condotto da Ersaf-Direzione del Parco Nazionale dello Stelvio e dalla Provincia di Sondrio, l'avvelenamento cronico e acuto da piombo sta provocando una “strage silenziosa di aquile reali e avvoltoi” in tutta l'Europa centro-meridionale.

 

Il processo che porta gli uccelli ad ingerire il metallo ha origine nell'utilizzo da parte dei cacciatori di munizioni in piombo, le quali penetrando nella carne delle prede (nella maggior parte si tratta delle 5 specie di ungulati soggette ad abbattimento sulle Alpi: cervo, camoscio, capriolo, cinghiale e muflone) si frantumano in una miriade di schegge dopo aver colpito ossa e altri parti dure. I frammenti entrano quindi nelle viscere, che vengono spesso lasciate sul posto dai cacciatori e in seguito mangiate dai rapaci. Per dare un'idea dell'estensione del problema: su un campione di 153 visceri raccolti all'interno di una ricerca portata avanti dal Parco Nazionale dello Stelvio e dalla Provincia di Sondrio, il 62% conteneva schegge di proiettili di piombo.

 

“I dati sono stati raccolti a partire dal 2008 – racconta Enrico Bassi, ornitologo del Parco Nazionale dello Stelvio e coautore dello studio sul saturnismo nei grandi rapaci europei – e provengono da tutto l'arco alpino (dalla Francia all'Austria passando per Italia e Svizzera), dagli Appennini e dal Massiccio Centrale Francese. Questi sono i corridoi, le aree vitali in cui i rapaci effettuano i loro movimento di dispersione prima che, raggiunta l'età adulta, si stabiliscano in un dato territorio”. In tutti i settori geografici presi in considerazione a livello europeo la situazione è drammatica. “Il saturnismo nei rapaci è una patologia subdola, difficile da riconoscere  – spiega Bassi – perché la sintomatologia nella maggior parte dei casi è aspecifica: in poche parole per essere individuata con certezza sono richieste analisi specialistiche per valutare il livello di accumulo del piombo negli organi (fegato e rene) e nelle ossa”. In caso di saturnismo acuto, gli effetti del fenomeno si traducono in anomalie del comportamento, disturbi di equilibrio, incapacità di coordinarsi nel volo e paralisi degli arti inferiori.

 

 

“I rapaci hanno un Ph particolarmente acido nello stomaco, che costituisce purtroppo il 'laboratorio giusto' dove le schegge metalliche del proiettile, ingerite insieme ai visceri o alla carne degli animali colpiti dai cacciatori, si dissolvono in forma ionica e possono causare danni molto gravi – continua Bassi – perché il piombo entra molto rapidamente nella circolazione sanguigna. 

 

Nel corso degli anni abbiamo raccolto esperienze del tutto anomale da diverse aree – racconta l'ornitologo – in alcune situazioni è capitato che un gipeto atterrasse sui tetti degli abitati di Bresimo e di Rabbi prima di lasciarsi catturare esausto, più volte abbiamo osservato aquile reali sostare per diversi minuti su tetti e davanzali di case o all'interno di capannoni industriali, come accaduto in Val d'Aosta e in zone densamente abitate del sondriese. Si tratta di gravi alterazioni comportamentali causate da una fase di avvelenamento acuto. A Panchià ad esempio, è stata trovata un'aquila reale a bordo strada, con la testa infilata in un tombino e le zampe dirette verso il cielo. Nel suo fegato abbiamo riscontrato 22mg/kg di piombo e 38mg/kg nello scheletro". I valori fisiologici sarebbero rispettivamente da 0-2mg/kg nel fegato e meno di 8,3 mg/kg nelle ossa. 
 
Se la quantità di piombo assorbito dai rapaci supera il livello critico, le funzionalità degli organi degli animali possono essere compromesse al punto da causarne la morte, oppure possono esporre i rapaci ad altri fattori di rischio ad esempio una collisione contro i cavi elettrici o un investimento stradale. Entrambe occorrenze che occulterebbero il reale problema alla base della morte dell'animale. "Per questo motivo tutte le aquile recuperate - spiega Bassi - comprese quelle della Provincia di Trento, sono state analizzate con esami specialistici e i risultati (ottenuti grazie alla collaborazione del Muse, del Centro recupero fauna selvatica di Trento gestito dalla Lipu e dei forestali) sono stati allarmanti. Delle 9 aquile trentine, 7 erano acutamente o cronicamente contaminate da piombo (79% del totale)". 

 

A questo punto, l'unica soluzione individuata dagli esperti è di abolire l'utilizzo dei proiettili in piombo. Un passo in questa direzione è già stato fatto a Sondrio, dove dal 2012 è vietato lasciare all'aria aperta le viscere degli ungulati che sono stati colpiti da proiettili in piombo. “Vige l'obbligo di seppellirle – spiega l'ornitologo del Parco Nazionale dello Stelvio – ma serve a poco, in primo luogo perché in assenza di controlli il divieto spesso non viene rispettato e poi perché i rapaci grazie alla loro vista acutissima sono tra i primi che atterrano per consumare visceri e in alcuni casi, abbiamo verificato grazie all'utilizzo di foto-trappole, riescono ad individuare e disseppellire quelle sotterrate dall'uomoL'unica soluzione è vietare il piombo e la sua detenzione sul luogo di caccia, sul mercato esistono già una miriade di proiettili alternativi non tossici, come quelli monolitici completamente in rame che, se resi obbligatori, tutelerebbero sia i rapaci sia la caccia. In Italia siamo tra i paesi leader da questo punto di vista, la strada da fare è ancora tanta ma le gambe non servono solo per camminare, si può anche correre quando si ha fretta di arrivare a destinazione".

 

Nella Provincia di Trento le aquile reali morte e analizzate sono state recuperate nel capoluogo (con intossicazione subclinica da piombo), a Trambileno (intossicazione cronica), Madonna di Campiglio (intossicazione subclinica), Panchià (intossicazione acuta), Mavignola di Pinzolo (subclinica), Campitello di Fassa (valori fisiologici), Tesero (intossicazione clinica), Predazzo (intossicazione acuta con valori particolarmente elevati) e Vermiglio (valori fisiologici).

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