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| 03 nov 2021 | 16:20

Il Fratta-Gorzone è uno dei fiumi più inquinati d'Italia, i Verdi: "Misure adottate non adeguate all'emergenza, lo dice anche la Commissione Europea"

Eleonora Evi, eurodeputata e co-portavoce nazionale di Europa Verde: "Nel fiume sono scaricati ben 90 mila metri cubi di reflui provenienti da cinque depuratori siti nel più grande distretto della concia d'Italia. Si tratta di reflui contenenti sostanze altamente dannose per la salute, come cromo, cloruro, metalli e Pfas, in quantitativi che violano i limiti previsti dagli standard europei sulla qualità delle acque"

Foto di European Parliament from EU e Blue Velvet
Foto di European Parliament from EU e Blue Velvet
di Lucia Brunello

VERONA. Il Fratta-Gorzone, canale artificiale che si trova nel veronese, è uno dei corsi d'acqua più inquinati d’Italia. Lo si immagina facilmente sapendo che sono ben 5 i depuratori che scaricano sulle sue acque 90 mila metri cubi di acqua reflua piena di cromo, cloruri, solfati, nitrati, metalli e Pfas. Ragione, quest’ultima, per cui il Fratta-Gorzone non rientra negli standard europei di qualità delle acque.

 

Questo corso d’acqua rappresenta quindi un grosso problema dal punto di vista ambientale, ed Europa Verde del Veneto lo sa bene. "Tempo addietro ho presentato alla Commissione europea un’interrogazione parlamentare in merito allo stato del fiume Fratta-Gorzone, nel veronese", dichiara Eleonora Evi, eurodeputata e co-portavoce nazionale di Europa Verde.

 

"Il locale consorzio Arica vi scarica, infatti, ben 90 mila metri cubi di reflui provenienti da cinque depuratori siti nel più grande distretto della concia d'Italia. Si tratta di reflui contenenti sostanze altamente dannose per la salute, come cromo, cloruro, metalli e Pfas, in quantitativi che violano i limiti previsti dagli standard europei sulla qualità delle acque. Le misure di contrasto finora intraprese si sono rivelate del tutto inefficaci, con l’aggravante che il controllo della qualità delle acque viene effettuato lontano dal luogo in cui avviene lo scarico dei reflui".

 

"La risposta della Commissione Europea alla mia interrogazione non lascia spazio a dubbi: le misure attuali non sono sufficienti per raggiungere un buono stato ecologico del fiume. Inoltre, la Commissione sottolinea di aver esortato l'Italia a migliorare il monitoraggio delle sostanze prioritarie (che comprendono anche i metalli pesanti provenienti dalle concerie), ricordando che spetta in primo luogo agli Stati membri garantire il rispetto della legislazione Ue, in questo caso all'autorità locale italiana competente".

 

Aggiunge Cristina Guarda, consigliera regionale Veneto: “Come Europa Verde siamo pronti ad intraprendere azioni a livello regionale e nazionale, perché è chiaro che le misure fino a qui adottate non sono adeguate all’emergenza. Bisogna agire a monte: vivificare le acque del Fratta non è sufficiente, perché nel frattempo lo scarico Arica aumenta il livello dell'inquinamento del fiume. Con Eleonora Evi affronteremo il tema dei Pfas e della necessità di creare un nuovo sistema produttivo attraverso un evento pubblico che si terrà sabato 6 novembre, a Vicenza a Villa Lattes dalle 16. La scelta della location non è casuale, poiché è proprio dalla provincia di Vicenza che provengono gli scarichi di depurazione che contaminano ancora oggi il Fratta-Gorzone”, conclude Guarda.

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