L’Alto Garda fra le maglie nere per il consumo di suolo: “Altri 154 ettari di cemento sono già stati programmati”, l’allarme degli ambientalisti
Le associazioni ambientaliste preoccupate per l’eccessivo consumo di suolo in Trentino: “L’Alto Garda fra i territori peggiori, qui è stato consumato il 4,8% dell’intera superficie. Dobbiamo difendere con ogni mezzo un territorio che costituisce uno spazio di benessere che in questo difficile momento diviene sempre più indispensabile”

ALTO GARDA. “Nell’Alto Garda sono in arrivo altri 154 ettari di cemento”, così le associazioni ambientaliste della zona lanciano l’allarme sul consumo del suolo in Trentino. Dopo la pubblicazione del recente rapporto sul consumo di suolo dell’Osservatorio del Paesaggi Italia Nostra, Wwf, Ledro Inselberg, Comitato Salvaguardia Olivaia, Comitato Sviluppo Sostenibile, Tutela Marroni di Campi, Slow Food Alto Garda, Rotte Inverse e l’associazione Riccardo Pinter hanno firmato un comunicato congiunto per sottolineare quella che viene definita “una situazione preoccupante”.
Non solo in termini di suolo a oggi consumato, specificano gli ambientalisti, “ma soprattutto per i terreni che andranno a essere consumati in base agli strumenti urbanistici vigenti”. In Trentino, dei 621.007 ettari che compongono la superficie totale, lo spazio disponibile alle coltivazioni e agli insediamenti è molto ridotto: il 60% del territorio si colloca al di sopra dei 1.000 metri di quota, il 53% è a bosco, il 12% è a pascolo e il 22% sono rocce e ghiacci. Di conseguenza risulta disponibile per insediamenti e agricoltura il 13% della superficie di cui buona parte risulta interessata da fenomeni spinti di artificializzazione.
Come rilevano gli ambientalisti, nel 2019 la superficie disponibile per le produzioni agricole era pari a 58.700 ettari, mentre la superficie fortemente antropizzata della provincia risultava pari a 21.589 ettari, cioè più di un terzo della superficie agraria utile e pari al 3,7% dell’intera superficie provinciale. Nella confinante provincia di Bolzano invece, il consumo di suolo ammontava al 2,7% della superficie totale. Ma anche nelle altre provincie alpine comparabili come Belluno, Sondrio, Aosta la percentuale di territorio occupata era largamente inferiore alla nostra.

“Rispetto alla media provinciale – sottolineano le associazioni – ancora peggiore è il dato dell’Alto Garda dove il consumo di suolo risulta il 4,8% dell’intera superficie”. Secondo gli ambientalisti per i comuni di Arco, Dro, Nago-Torbole, Riva del Garda il consumo di suolo programmato dai piani urbanistici nei prossimi anni porterà altri 154,1ettari di cemento. Come se non bastasse i piani urbanistici, sulla base dei quali è stato determinato il consumo di suolo programmato, non tengono conto del nuovo Piano Territoriale della Comunità, in corso di approvazione definitiva, e in particolare del consumo di suolo prodotto dal nuovo collegamento Loppio-Busa in corso di progettazione e dell’hub di interscambio modale previsto in località Cretaccio.
L’eccessiva cementificazione però non è l’unico problema che è stato riscontrato. “Accanto ai dati del consumo di suolo accertato e di quello pianificato, in particolare nel Basso Sarca, si sta diffondendo in modo sempre più significativo l’uso non corretto di aree agricole, sottratte alla produzione agricola per essere destinate a depositi di materiali non agricoli, a parcheggi di automezzi, a parchi giochi e altro ancora”. Crescono anche le aree incolta e abbandonate al loro destino, con ripercussioni negative sul paesaggio, sulla qualità del vivere, sulla stessa attrattività turistica. La mancanza di un’adeguata vigilanza delle pubbliche amministrazioni unita all’assenza di un regime sanzionatorio in grado di perseguire gli abusi favorisce il diffondersi di questi fenomeni negativi.
“Dal punto di vista agricolo la situazione si fa molto pesante – puntano il dito gli ambientalisti – gli spazi per la produzione si assottigliano sempre più e divengono sempre più frazionati, rendendo difficile la continuità produttiva e appesantendo i tempi di lavoro con continui spostamenti da un appezzamento all’altro”. Per questo le associazioni ricordano a tutti la necessità “di difendere con ogni mezzo un territorio che costituisce uno spazio di benessere che in questo difficile momento diviene sempre più indispensabile” .






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