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Troppi incidenti per gli ungulati sulle strade, il rettore della Riserva di Cimego: ''Adesso basta, attraversano sempre negli stessi punti: abbassiamo il limite di velocità''

Nella serata di venerdì 5 febbraio un'auto sportiva ha investito un cervo a Cimego. E' l'ennesimo episodio di un fenomeno che interessa tutto il Trentino in particolari momenti dell'anno, quando gli ungulati scendono in valle alla ricerca di cibo. Fabrizio Boldrini: "Solo tra Pieve di Bono e Storo oltre 25 investimenti all'anno"

Di Davide Leveghi - 06 febbraio 2021 - 21:37

BORGO CHIESE. In questo primo scampolo di 2021, sono stati diversi gli episodi sulle strade che hanno visto coinvolti degli ungulati. Le abbondanti nevicate cadute in quota hanno infatti reso più difficile procurarsi il cibo, spingendo gli animali a scendere in valle. Così è avvenuto per cervi e caprioli, con ricadute sulle colture, fonte di sostentamento per gli ungulati, a danno chiaramente delle produzioni

 

Oltre ai danni economici, anche consistenti, il problema maggiore riguarda però i pericoli che questi animali possono arrecare mentre si circola sulle vie di comunicazione. Sbucati all'ultimo, magari di notte, gli ungulati possono provocare gravi incidenti, anche mortali. È della notte fra venerdì 5 e sabato 6 febbraio, ad esempio, il sinistro avvenuto in Valle del Chiese, dove un uomo alla guida di una macchina sportiva ha investito un cervo, uccidendolo e distruggendo l'auto – fortunatamente il conducente non ha riportato alcuna ferita.

 

Dal periodo natalizio ad oggi gli investimenti di cervi solo a Cimego e Pieve di Bono sono stati 5 – racconta il rettore della Riserva di Cimego Fabrizio Boldrini, in passato impegnato anche nell'associazione provinciale dei cacciatori – tutti con danni ingenti alle vetture. In media, ogni anno, gli incidenti registrati nei pochi chilometri di strada di questo territorio sono 15/20. Non oso immaginare quelli 'sommersi', con cui senza esagerare direi che si arriva solo a Cimego a oltre 25 all'anno. Investire un cervo infatti provoca danni molto gravi, mentre un capriolo, pesando molto meno, provoca tuttalpiù un'ammaccatura. Si carica nel bagagliaio e non si denuncia, non venendo pagato dall'assicurazione”.

 

Impegnato da anni nell'associazione venatoria, dalla sua posizione privilegiata di osservatore del fenomeno, Boldrini non si sorprende di quanto accaduto nell'ultimo periodo, con la serie di investimenti che hanno caratterizzato le strade trentine. “Quando ho assunto il mio ruolo nell'associazione cacciatori, il problema l'ho ereditato – spiega – ci sono infatti delle fasce dell'anno in cui la probabilità di incidenti del genere aumenta. Questo è sicuramente tra i peggiori, visto che gli animali si abbassano in valle alla ricerca di cibo”.

 

“Un altro periodo critico è quello primaverile, quando nel fondovalle le piante germogliano prima nei prati, così come nella stagione degli amori, che per il capriolo è a luglio-agosto, mentre per il cervo è tra fine settembre e fine ottobre. La questione, però, riguarda sempre i soliti 4 punti per quanto concerne Cimego. Tutti gli incidenti si ripetono in quei luoghi”.

 

Gli ungulati, infatti, percorrono sempre le stesse tracce. Gli attraversamenti della carreggiata avvengono così in punti specifici dove delle misure preventive potrebbero limitare gli incidenti. Ma quali sono le possibili soluzioni? “Concentrandosi nei punti più problematici, le soluzioni potrebbero essere diverse, da valutare chiaramente attorno a un tavolo, vedendo costi e benefici – continua Boldrini – la soluzione più efficiente viene da quei Paesi in cui c'è maggiore sensibilità verso il tema, come ad esempio il Canada o il Nord Europa. Lì sono stati costruiti dei sovrappassi alle strade che permettono agli animali di passare senza attraversare. È chiaro che questa opzione ha il problema del costo, che le amministrazioni pubbliche non è detto vogliano accollarsi”.

 

“Tra le altre, più percorribili, ci sono la sensibilizzazione, l'imposizione di limiti alla velocità o l'illuminazione maggiore di quei tratti. V'è poi un progetto sperimentale, chiamato 'Margine', sviluppato dal gruppo di lavoro Eledia dell'Università di Trento e promosso a partire dal 2010 con la collaborazione dell'associazione cacciatori. Consiste in sensori a bordo strada che individuano gli animali e attraverso cartelli luminosi indicano la loro presenza ai guidatori. È già stato sperimentato in Val di Fiemme ma poi non se n'è più saputo niente”.

 

Sperimentato sul tratto fra le località di Maso Cela e la Vecchia stazione di Cavalese, il sistema Margine riduce i rischi sulle strade indicando in tempo la presenza di animali vaganti. Al centro di un ordine del giorno (approvato) presentato a luglio 2020 dal consigliere del Movimento 5 Stelle Alex Marini, questa tecnologia rappresenta un'opzione utile a limitare il problema.

 

“Le soluzioni vanno ragionate tra i vari attori – conclude Boldrini – la bacchetta magica non ce l'ha nessuno. Personalmente, lavorando anche nel settore della sensoristica, credo che questa potrebbe essere applicata positivamente in ambito civile. Si può pensare a recintare la strada e a convogliare gli animali in punti segnalati”.

 

Secondo i dati registrati tra il 2014 e il 2019, nel solo territorio compreso fra Storo e Pieve di Bono sono stati investiti 115 animali. Tra questi la maggior parte sono caprioli (48), seguiti dai cervi (44), cinghiali (14) e altro (9).

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