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| 16 nov 2022 | 13:37

Capanni da caccia, la Provincia “bacchettata” dal Difensore civico: “Auspicabile un censimento”. Le postazioni in Trentino sono migliaia ma nessuno sa dove sono

In Trentino ci sono migliaia di capanni da caccia ma nessuno ne conosce la posizione esatta, in Toscana invece i dati sono caricati online sul sito della Regione ed esiste pure una mappa. Ora però anche il Difensore civico suggerisce l’introduzione di una disciplina per “assicurare un controllo e, quindi, un’attività ricognitiva puntuale, in buona sostanza un censimento, in ordine all’entità numerica degli appostamenti sul territorio”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. A questo punto è lecito chiedersi se in Trentino esista almeno una persona che conosce il numero e la posizione dei capanni da caccia sul territorio provinciale. Questo perché nessuno pare essere in possesso del dato complessivo. Eppure, come spiegava a Il Dolomiti il presidente del Wwf Aaron Iemma, sarebbe la stessa legge sulla caccia a prevederlo. Infatti il numero degli appostamenti fissi non dovrebbe superare quello dell’annata venatoria 1989-90, il problema è che la Provincia non tiene il conto di quelli posizionati sul suo territorio (o comunque non fornisce i dati) e non si conosce nemmeno il numero dei capanni costruiti fino all’inizio degli anni ‘90.

 

La stessa associazione ambientalista stava costruendo un’indagine raccogliendo i dati attraverso le amministrazioni comunali che avevano iniziato a collaborare. A un certo punto però intervenne una circolare dal Consorzio dei Comuni che con un’interpretazione un po’ fantasiosa, sostenendo che le amministrazioni siano tenute a fornire l’accesso esclusivamente ai documenti amministrativi e non anche ai dati, aveva bloccato tutto. La giustificazione? Al tempo si parlò di “salvaguardare l’efficiente e razionale andamento dell’azione amministrativa”. In sostanza il Consorzio dei Comuni aveva sollevato le amministrazione dall’onere di dover rispondere al Wwf pubblicando una circolare ad hoc. Non a caso da quel momento i Comuni hanno smesso di rispondere.

 

Oltre al consigliere provinciale di Onda, Filippo Degasperi, anche i cittadini che fanno riferimento al gruppo Facebook “Convivere con orsi e lupi si può?” hanno ricevuto risposte contraddittorie nel momento in cui hanno provato ad accedere ai dati. Un parziale diniego è arrivato dal Difensore civico, cioè quella figura che garantisce e tutela “i diritti e gli interessi del cittadino nei confronti della Pubblica amministrazione e degli enti erogatori di pubblici servizi” che svolge la sua attività “in piena libertà e indipendenza”.

 

Anche in questo caso l’interpretazione relativa all’accesso agli atti offre una scappatoia alla Provincia. Citando la giurisprudenza il Difensore civico sottolinea che l’accesso agli atti consiste in una “mera divulgazione delle informazioni detenute” escludendo “l’esigibilità di operazioni complesse di elaborazione se finalizzate ad appagare interessi strettamente individuali”. Ma è davvero così? Innanzitutto, come dimostrato dal Wwf, le amministrazioni comunali sono in possesso di questi dati, inoltre l’interesse è generale visto che in molti stanno chiedendo di poter avere accesso ai dati sul numero e la posizione dei capanni da caccia. Infine ci sarebbe anche l’interesse nel rispetto di una norma nazionale che al momento rimane inapplicata in provincia di Trento.

 

Altre Regioni per esempio sono state ben più zelanti. La Toscana ha caricato i dati online mappando tutti capanni da caccia e segnalandone la posizione. Un modo questo che serve anche a ridurre gli incidenti. Tornando al caso del Trentino è lo stesso difensore civico ad auspicare che “in sede regolamentare sia introdotta una disciplina tesa ad assicurare un controllo e, quindi, un’attività ricognitiva puntuale, in buona sostanza un censimento, in ordine all’entità numerica degli appostamenti sul territorio”.

Ricordando che per posizionare un nuovo capanno da caccia è sufficiente chiedere un permesso al Comune, con la denuncia dell’appostamento che va presentata all’amministrazione territorialmente competente da una persona in possesso di regolare licenza di caccia o dal titolare della gestione della locale riserva di caccia, il Difensore civico precisa che sono proprio i Comuni a essere in possesso del dato numerico (almeno per quanto riguarda il territorio di competenza).

 

Purtroppo la circolare arrivata dal Consorzio dei Comuni aveva stoppato l’iniziativa del Wwf che comunque era riuscito a scoprire che, distribuiti nei territori di una cinquantina di Comuni (dati del 2019), esistevano 2.824 postazioni: 1.609 per la caccia agli ungulati e 1.215 per la caccia agli uccelli. Considerando che al Wwf avevano risposto solo un terzo dei Comuni si può affermare con certezza che le postazioni da caccia sono molte di più delle 2.824 dichiarate (le amministrazioni trentine sono oltre 160). Probabilmente gli appostamenti sono almeno il doppio e comunque nell’ordine delle migliaia. In pratica, il numero degli iscritti all’associazione cacciatori trentini, che nel 2021 erano 5.781, potrebbe coincidere con quello delle postazioni.

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