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| 05 nov 2022 | 05:01

Chi nasconde i dati sui capanni da caccia? Il “favore” ai cacciatori che non permette di applicare la legge e l’indagine del Wwf sul bracconaggio bloccata da una circolare

Nessuno sa quanti sono e dove si trovano i capanni da caccia ma grazie a un’indagine del Wwf sul bracconaggio si è scoperto che le postazioni presenti in 50 comuni trentini sono ben 2.824. All’appello però mancano oltre un centinaio di amministrazioni e con un escamotage gli enti hanno smesso di fornire i dati, Iemma: “Stavamo riscontrato delle anomalie”

Foto d'archivio, usata puramente a titolo esemplificativo
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Consiglieri provinciali, associazioni e cittadini, in molti hanno provato a ottenere dei dati sui capanni da caccia posizionati in provincia di Trento ma finora nessuno ci è riuscito. Il motivo? Gli uffici, comunali e provinciali, si nascondo dietro un rimpallo di responsabilità ma quanto il Wwf stava portando avanti un’indagine qualcuno ha voluto mettere all’associazione ambientalista i bastoni fra le ruote.

 

Procedendo con ordine, nelle scorse settimane, il consigliere provinciale di Onda, Filippo Degasperi, aveva presentato un’interrogazione ma il Servizio faunistico (che si occupa della conservazione delle specie che vivono in Trentino e del loro habitat) ha risposto di non avere documenti in merito sostenendo di fatto di non essere in possesso né del dato numerico né della posizione dei capanni da caccia.

 

Il paradosso però si è raggiunto quando alcuni cittadini che fanno riferimento al gruppo Facebook “Convivere con orsi e lupi si può?” avevano presentato una richiesta di accesso agli atti al Comune di Trento per conoscere il numero e la posizione di questi capanni. Dall’amministrazione del capoluogo è stato replicato che la competenza in materia ricadrebbe sul Servizio foreste della Provincia, peccato che il Servizio in questione (interpellato dagli stessi cittadini) avesse inoltrato a sua volta la domanda al Servizio faunistico. Insomma uno scarica barile e risposte contaddittorie ma alla fine il risultato non cambia: nessuno può (o vuole) rispondere.

 

Come se non bastasse va precisato che al primo gennaio 2021 il Servizio Foreste e fauna è stato smembrato in due distinti Servizi, rispettivamente il Servizio Foreste e il Servizio Faunistico. Quest’ultima un’iniziativa della Giunta leghista arrivata al culmine di un momento di difficoltà durante la gestione degli orsi trentini. Ad ogni modo, entrambe queste strutture adesso fanno riferimento al Dipartimento Protezione civile, Foreste e Fauna.

 

Ancora più emblematico il caso che vede protagonista il Wwf. L’associazione stava svolgendo un’indagine sulla caccia di frodo in Trentino, per questo stava cercando di verificare se ci fosse una relazione fra il numero dei capanni, gli animali abbattuti e gli episodi di bracconaggio.

 

“La legge sulla caccia – spiega il presidente del Wwf Aaron Iemma – prevede che il numero degli appostamenti fissi non superi quello dell’annata venatoria 1989-90, il problema è che la Provincia non tiene il conto e non si conosce nemmeno il numero dei capanni costruiti fino a quel momento”. Proprio per questo l’associazione aveva iniziato a chiedere Comune per Comune i dati relativi al numero di capanni da caccia.

 

Le amministrazioni aveva persino iniziato a rispondere. A un certo punto però è arrivata una circolare dal Consorzio dei Comuni che con un’interpretazione un po’ fantasiosa sostiene che le amministrazioni siano tenute a fornire l’accesso esclusivamente ai documenti amministrativi e non anche ai dati. Il tutto giustificato dalla necessità di “salvaguardare l’efficiente e razionale andamento dell’azione amministrativa”. In sostanza il Consorzio dei Comuni ha sollevato le amministrazione dall’onere di dover rispondere al Wwf con una circolare ad hoc. Infatti da quel momento i Comuni hanno smesso di rispondere.

 

Ciononostante l’associazione è comunque entrata in possesso di alcuni dati. Distribuiti nei territori di una cinquantina di comuni, con i dati aggiornati al 2019, esistevano per l’appunto 2.824 postazioni, 1.609 per la caccia agli ungulati e 1.215 per la caccia agli uccelli. Considerando che al Wwf avevano risposto solo un terzo dei comuni si può affermare con certezza che le postazioni da caccia sono molte di più delle 2.824 dichiarate (le amministrazioni trentine sono oltre 160). Probabilmente gli appostamenti sono almeno il doppio e comunque nell’ordine delle migliaia. In pratica, tenendo a mente che nel 2021 gli iscritti dell’associazione cacciatori trentini erano 5.781, si potrebbe dire che ogni cacciatore potrebbe contare su almeno una postazione.

 

“Incrociando i dati in nostro possesso con i numeri forniti da Provincia e associazione cacciatori – riprende Iemma – avevamo riscontrato anomalie e incongruenze in particolare per quanto riguarda la caccia all’avifauna dove è molto più facile sforare gli abbattimenti consentiti, peraltro già molto alti. Dopo la circolare la nostra indagine ha subito una battuta d’arresto, la questione in ogni caso è abbastanza chiara – taglia corto il presidente del Wwf – i dati li dovrebbero avere i Comuni mentre la Provincia dovrebbe tenere un registro, come minimo per rispettare la legge nazionale sulla caccia, ma da parte delle istituzioni evidentemente non c’è la volontà di analizzare il fenomeno”.

 

Il punto è che per posizionare un nuovo capanno da caccia è sufficiente chiedere un permesso al Comune, in particolare la denuncia dell’appostamento va presentata all’amministrazione territorialmente competente da una persona in possesso di regolare licenza di caccia o dal titolare della gestione della locale riserva di caccia. Più di recente invece ai cacciatori è stato consentito di utilizzare il plexiglass e dotarsi di stufe per i loro capanni. Eppure, non conoscendone l’ubicazione anche i controlli diventano più complessi e nel momento in cui le postazioni vengono abbandonate nessuno si preoccupa dello smaltimento.

 

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