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| 12 giu 2022 | 16:46

Dai 7 lupi investiti in Trentino a ''Jelko'' radiocollarato in Slovenia e morto in Italia, perché ci sono così tanti lupi sulle strade?

Mentre in Trentino nei primi mesi dell’anno sono già stati investiti 4 lupi (e un orso), in Piemonte si ragiona per mettere in sicurezza gli attraversamenti critici su strade e ferrovie. Gli esperti: “In alcuni tratti la mortalità è così elevata da rappresentare un potenziale problema per la conservazione della popolazione di lupo sulle Alpi”

Dai 7 lupi investiti in Trentino a Jelko'' radiocollarato in Slovenia e morto in Italia
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Solo nel 2021 sono stati 7 i lupi deceduti in Trentino dopo essere stati investiti, mentre sono già 4 i casi rilevati nei primi mesi di quest’anno (a cui si aggiunge un orsacchiotto). Le zone più sensibili sono nel Tesino e nell’area compresa fra Mori e Loppio. In località Sano (nel comune di Mori), per esempio, due giovani lupi, un maschio e una femmina, vennero investiti a distanza di poco meno di un’ora.

 

Il numero di incidenti in aumento è sicuramente legato all’espansione di questa specie che sta gradualmente ricolonizzando l’arco alpino. Lo dicono i dati. Secondo l’ultimo report sui grandi carnivori diramato dalla Provincia di Trento la popolazione di lupi è in “significativo aumento”. Se nel 2020 i branchi segnalati sul territorio provinciale erano stati 17, nel 2021 il numero è salito a 26. Stando al censimento nazionale gli esemplari che vivono nella Penisola sono oltre 3.300.

 

Questi dati per l’appunto rispondono almeno in parte alla domanda sul perché tanti esemplari vengano avvistati lungo le strade trentine. I branchi stanno aumentando e all’interno del naturale processo di dispersione gli esemplari si spostano alla ricerca di nuovi territori da occupare. Vista la frammentazione dell’habitat devono attraversare strade e ferrovie dove talvolta rimangono vittime di incidenti.

 

Come emerge da diversi studi le collisioni con i veicoli sono fra le principali cause di morte fra i lupi. I dati dell’Italia centrale mostrano che il 49% dei lupi è morto in seguito a una collisione con un veicolo, il 35,4% è morto in seguito a un’uccisione illegale, il 9,9% è deceduto per cause naturali mentre per il 5,7% dei lupi non è stato possibile identificare la causa di morte. Va specificato però che le carcasse lungo le strade sono quelle più facili da individuare pertanto le percentuali potrebbero essere in parte sovrastimate.

 

Il tasso di mortalità dei giovani lupi in Europa è abbastanza alto e pochi raggiungono un’età avanzata, questi ultimi infatti hanno maggiori possibilità di rimanere vittime di incidenti. L’età media dei lupi esaminati era di 3,1 anni (per i maschi) e 3,4 anni (per le femmine). Emblematico il caso del giovane lupo “Jelko”: catturato il 6 novembre 2020 nell’ambito del progetto Life Wolfalps nella zona di Jelovica in Slovenia è morto in seguito a un investimento il 16 febbraio dello stesso anno nelle vicinanze di Ospedaletto in Friuli.

 

Quello degli investimenti di animali selvatici lungo le strade trentine è un problema serio, basti pensare che nei primi 4 mesi del 2022 sono stati oltre 300 gli investimenti avvenuti lungo le strade trentine. Nonostante le pressioni la Giunta provinciale non sembra molto reattiva su questo tema, come se non bastasse di alcuni innovativi progetti che sfruttavano la tecnologia si sono perse le tracce.

 

Nel frattempo in Piemonte sono in corso i lavori per ridurre gli investimenti di lupi lungo la ferrovia e le statali in Alta Valle di Susa. Un tratto particolarmente problematico che si sta cercando di mettere in sicurezza attraverso l’installazione di reti, passaggi obbligati nei sottopassi e una campagna di sensibilizzazione. In quella zona, spiegano gli esperti, “la mortalità è così elevata da rappresentare un potenziale problema per la conservazione della popolazione di lupo sulle Alpi”.

 

 

Gli interventi sono stati preceduti da un’attenta fase di studio sui corridoi ecologici presenti e sui punti di maggiore criticità. Nel 2021 in stretta collaborazione con gli Enti gestori delle infrastrutture, Anas, Rfi e Sitaf, sono stati effettuati numerosi sopralluoghi, per individuare soluzioni in grado di ridurre il numero di incidenti.

 

Per quanto riguarda la linea ferroviaria Torino-Modane, nei Comuni di Chiomonte ed Exilles, dove sono presenti diversi punti critici, si è scelto di lavorare sulla sicurezza dell’attraversamento valorizzando i sottopassi già presenti. Nelle aree sensibili lungo i binari saranno posizionate reti lungo la ferrovia, per impedire alla fauna di accedere ai binari e per costringere gli animali ad usare i sottopassi esistenti.

 

Nel tratto fra i comuni di Oulx e Savoulx è presente una barriera ecologica rappresentata dall’autostrada e dalla ferrovia, che corrono parallele. Qui si è scelto di sistemare un sottopassaggio esistente perché per questioni idrogeologiche non si poteva intervenire diversamente. Su altre strade sensibili sono state proposte tre tipologie di intervento: cartellonistica di avviso del possibile attraversamento da parte della fauna selvatica con luci di rinforzo, catarifrangenti blu e creazione di aperture lungo i guard rail. Inoltre, parallelamente agli interventi di tipo tecnico, si proporrà una campagna di sensibilizzazione per gli utenti della strada. Infine, vista della realizzazione di una rotonda sulla Statale 24 a Oulx in località Moretta, la Città metropolitana di Torino ha chiesto di far parte del gruppo di progettazione, per fare in modo che la progettazione preveda i necessari accorgimenti a tutela della fauna.

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