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Negli anni ‘70 i lupi in Italia erano quasi estinti: oggi sono oltre 3.000. Per contarli gli esperti hanno percorso 85mila chilometri, due volte il giro della terra

Ecco i dati del primo monitoraggio nazionale sul lupo in Italia, coordinato dall’Ispra: sulle Alpi si contano tra gli 822 e i 1.099. Gli esperti: “Il lupo occupa quindi una larga parte del Paese e nelle regioni peninsulari ha colonizzato la quasi totalità degli ambienti idonei”

Di Tiziano Grottolo - 18 maggio 2022 - 19:49

TRENTO. All’inizio degli anni ‘70, in Italia, il lupo era sull’orlo dell’estinzione. Nella Penisola resisteva solo una piccola popolazione nelle regioni centro-meridionali. In pochi anni però fu possibile invertire la tendenza e grazie alla rinaturalizzzazione di molte aree, ai cambiamenti socio-economici e alle leggi di protezione della specie, la popolazione di lupi tornò a crescere. A oggi, l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, stima che gli esemplari siano oltre 3.300.

 

Questi dati emergono dal primo monitoraggio nazionale sul lupo in Italia, coordinato dall’Ispra, su mandato del Ministero della Transizione Ecologica. Il lavoro è stato svolto tra il 2018 e il 2022, con una raccolta dati realizzata tra ottobre 2020 e aprile 2021 che ha permesso di stimare il numero di individui e la distribuzione della specie.

Infatti, la popolazione di lupo in Italia è suddivisa in due componenti, quella alpina (i dati del Trentinoe quella appenninica o meglio peninsulare, considerate due entità gestionali separate. In realtà, le due componenti condividono lo stesso pool genetico dall’Aspromonte alle Alpi, ma il flusso genico tra i due nuclei è limitato, inoltre ci sono differenze del contesto ecologico-gestionale tra la penisola e le Alpi, dove la popolazione è condivisa anche con altri Paesi (Francia, Svizzera, Germania, Austria e Slovenia), e la sua conservazione richiede una collaborazione internazionale.

 

La stima della popolazione del lupo a scala nazionale è di 3.307 individui (una cifra compresa fra 2.945 e 3.608), mentre nelle zone alpine la stima parla di 946 esemplari (822-1.099) e 2.388 lupi nell’Italia peninsulare (2.020-2.645). Sulla base dei dati raccolti, il range minimo di presenza del lupo nelle regioni alpine nel 2020-2021, considerando l’anno biologico della specie (1° maggio 2020-30 aprile 2021), è stato stimato di 41.600 chilometri quadrati. Nelle regioni peninsulari, l’estensione complessiva della distribuzione è risultata pari a 108.534 chilometri quadrati. Il lupo occupa quindi una larga parte del Paese e nelle regioni peninsulari ha colonizzato la quasi totalità degli ambienti idonei.

Per completare questo monitoraggio stato compiuto un lavoro enorme, svolto da una rete di 3.000 persone, opportunamente formate e provenienti da 20 Parchi nazionali e regionali, 19 regioni e provincie autonome, 10 università e musei, 5 associazioni nazionali (Aigae, Cai, Legambiente, Lipu, Wwf Italia), 34 associazioni locali, 504 reparti di forestale e carabinieri forestali, che hanno avuto un ruolo fondamentale nelle attività di raccolta dei segni di presenza, rese ancora più complesse dalla pandemia Covid-19. Una rete coordinata nelle regioni alpine dal Centro referenza grandi carnivori del Piemonte e dall’Università di Torino (Dbios) nell’ambito del progetto Life WolfAlps EU e nelle regioni dell’Italia peninsulare da 20 tecnici incaricati da Federparchi Europarc Italia (la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali).

 

Per snocciolare alcuni numeri basti pensare che nella campagna di campionamento sono stati percorsi a piedi 85.000 chilometri, due volte il giro della terra e sono stati raccolti 24.490 segni di presenza della specie: 6.520 avvistamenti fotografici da fototrappola, 491 carcasse di ungulato predate dal lupo, 1.310 tracce di lupo, 171 lupi morti. Su 1.500 escrementi, dei 16.000 registrati, sono state condotte analisi genetiche che hanno permesso l’identificazione della specie.

Gli esperti però mettono in guardia dal pericolo dell’ibridazione. In Europa, la potenziale ibridazione con il cane rappresenta una tra le principali minacce per la conservazione del lupo. L’ibridazione lupo-cane determina l’introduzione di geni non adattativi nella popolazione selvatica e può modificare l’identità genetica e, conseguentemente, l’ecologia, la morfologia, il comportamento, gli adattamenti, mettendo in pericolo il patrimonio genetico evoluto nel corso dei millenni e che ha permesso al lupo di sopravvivere e di adattarsi al mutamento delle condizioni ambientali.

 

Dalle analisi genetiche condotte sui campioni raccolti nell’area peninsulare sono stati identificati geneticamente 513 individui di lupo. Il 72,7% non ha mostrato ai marcatori molecolari analizzati alcun segno genetico di ibridazione recente o antica con il cane domestico, l’11,7% mostrava segni di ibridazione recente con il cane domestico, il 15,6 % hanno mostrato segni di più antica ibridazione (re-incrocio con il cane domestico avvenuto oltre approssimativamente tre generazioni nel passato). Gli esperti però invitano a prendere questi dati con cautela, in quanto non rappresentano una stima formale del fenomeno, né a livello nazionale né locale, pertanto sarebbero necessarie ulteriori indagini per poter valutare il tasso di ibridazione della popolazione italiana di lupi.

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