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| 02 giu 2022 | 14:35

In Trentino troppi rifiuti e discariche piene: “A Mezzolombardo ogni residente produce 93,5 chili di immondizia non riciclabile ogni anno”

Le opposizioni di Mezzolombardo puntano il dito contro il nuovo sistema di raccolta dei rifiuti: “Se i costi aumentano, qualcuno dovrà pur pagarli, e in questo caso i primi chiamati in causa sono i cittadini”

In Trentino troppi rifiuti e discariche piene: “A Mezzolombardo ogni residente produce 93,5 chili di immondizia non
di Tiziano Grottolo

MEZZOLOMBARDO. La questione è stata sollevata dai consiglieri di minoranza di Mezzolombardo ma l’organizzazione dello smaltimento dei rifiuti riguarda l’intero Trentino. Nel comune di Mezzolombardo a occuparsi della raccolta dei rifiuti è Asia (Azienda speciale per l’igiene ambientale) e come spiegano i consiglieri Carlotta Zenari, Marco Weber, Danilo Dalla Brida e Danilo Devigili, dal 2019 è stata avviata la riorganizzazione del servizio che tra breve interesserà anche l’amministrazione locale. “L’operazione – osservano – ha un costo complessivo superiore agli 8 milioni di euro oltre alle risorse finanziarie che i comuni hanno deciso di spendere per ‘mascherare’ con un semi-interramento una o più delle rinnovate isole ecologiche”.

 

L’obiettivo della riorganizzazione sarebbe quello di migliorare il servizio della raccolta differenziata puntando sulla qualità delle frazioni di rifiuto e sulla riduzione dei costi. Eppure secondo i consiglieri, laddove la riorganizzazione è già avvenuta, il cambio dei “cassonetti” e l’assegnazione delle relative tessere di accesso non hanno portato automaticamente alla scomparsa dei comportamenti negativi.

 

Nonostante alcuni dati incoraggianti raccolti su Mezzolombardo, stando ai numeri della Valle dei Laghi, dove la riorganizzazione è già avvenuta da qualche tempo, la percentuale di scarto sui rifiuti si attesta oltre il 26% avvicinandosi sostanzialmente alla media del 31% che riguarda gli altri comuni. “Gli scarsi miglioramenti sul fronte della qualità del rifiuto raccolto si riflettono nei ricavi – osservano dall’opposizione – che per le raccolte differenziate e la vendita di beni e materiali recuperati aumentano di soli 44.700 euro nel biennio, pari a circa il 3%, mentre i costi di produzione aumentano di oltre 500.000 euro. Se i costi aumentano, qualcuno dovrà pur pagarli, e in questo caso i primi chiamati in causa sono i cittadini”.

 

Secondo i dati forniti per il 2020 la raccolta differenziata per Mezzolombardo è stata dell’84,09% con uno scarto per il multimateriale del 23,8% che determina un indice di riciclaggio del 64,9%. Lo stesso dato invece risulta pari al 70,5% nel Comune di Cles, dove vige un sistema basato sul conferimento del multimateriale al Centro recupero, che comporta scarti medi del 10% a fronte del 24% circa dei sistemi basati sulle isole ecologiche. Un altro dato che secondo i consiglieri vale la pena sottolineare è la minor quantità di rifiuti urbani pro capite prodotti sempre nel comune di Cles, inferiore di ben 30 chili al dato di Mezzolombardo. “L’effetto combinato di un miglior indice di riciclaggio e un una minor produzione di rifiuti comporta che Mezzolombardo, con una popolazione paragonabile a quella di Cles, conferisce in discarica annualmente circa 300 tonnellate in più di rifiuti, in pratica un Tir al mese”.

 

Le alternative però esistono. Prendendo in esame i 328 comuni italiani che hanno adottato la “Strategia Rifiuti Zero” la percentuale del riciclaggio sfiora il 90% e soprattutto si riduce enormemente la quantità di rifiuti non riciclabili da smaltire: 55 chili pro capite annui contro i 93,5 chili di Mezzolombardo. “Questo risultato è frutto di una strategia che rispetto a quanto previsto nella nostra borgata fa leva anche su iniziative di sensibilizzazione e formazione dei cittadini che così sono portati ad adottare comportamenti che evitano di produrre rifiuti a monte”.

 

In sostanza secondo i consiglieri di opposizione i soldi si sarebbero potuti spendere meglio. “I sistemi di raccolta basati sui cassonetti non risolvono il problema, il fatto è che in Trentino si producono ancora troppi rifiuti e le discariche sono piene. La strada indicata dalla comunità scientifica e promossa dalle istituzioni Europee va nella direzione della riduzione, del riutilizzo e del riciclaggio dei rifiuti. Tale strategia è ancora più urgente in un contesto come quello Trentino che vede il sistema provinciale della gestione rifiuti in profonda crisi”.

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