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La commissione ambiente sulle azioni per il clima: "Trento può essere sulla strada giusta, ma stiamo facendo abbastanza? Le città giocano un ruolo cruciale in questa sfida"

Un incontro online della commissione ambiente, convocata dal presidente Andreas Fernandez: "Trento si è assunta la responsabilità nella lotta alla crisi climatica e ambientale, dichiarando l’emergenza nel 2019". Barbiero: "Determinante il ruolo delle regioni e dei comuni"

Di Francesca Cristoforetti - 21 January 2022 - 21:50

TRENTO. "Con la prima commissione ambiente dell’anno abbiamo voluto porre la domanda: stiamo facendo abbastanza? Le nostre azioni politiche tengono in considerazione adeguatamente questa emergenza? Alla Cop26 di Glasgow, l’ultima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si è tenuta pochi mesi fa, è emerso che i giovani adolescenti italiani e i neo maggiorenni sono molto preoccupati per la crisi climatica perché sentono che in futuro sconvolgerà le loro vite. Non voglio suonare retorico, ma le nostre figlie e i nostri figli ci stanno dicendo che hanno paura, chiedono una ‘azione immediata’ di contrasto alla crisi climatica. Personalmente penso che non stiamo facendo abbastanza". Il consigliere di Europa verde e presidente della commissione ambiente Andreas Fernandez ha aperto così la prima seduta dell’anno, convocata giovedì 20 gennaio in un incontro online, a cui erano presenti anche gli ospiti Roberto Barbiero, fisico, climatologo e divulgatore scientifico e attualmente coordinatore del Tavolo provinciale di coordinamento di azione sui cambiamenti climatici; lo scrittore Fabio Deotto e Luca Barani, cofondatore di "The Climate Route".

 

"Trento si è assunta la responsabilità – ha dichiarato Fernandez – rispetto alla lotta alla crisi climatica e ambientale. Nel 2019 con due mozioni votate a maggioranza ha dichiarato l’emergenza climatica. Del resto, le città giocano un ruolo cruciale in questa grande sfida che riguarda tutta l’umanità e la sua sopravvivenza in questo pianeta. Lo dicono i fatti e tutta la comunità scientifica". Nel rispetto delle diverse sensibilità, ha proseguito il presidente, "il tema dei cambiamenti climatici è sicuramente il più importante del nostro tempo a livello globale. Non è il momento per noi di fare un bilancio ma forse riuscire a sensibilizzarci di più rispetto a questo tema. Trento e il Trentino possono anche essere sulla strada giusta, ma a che velocità stiamo andando per contrastare questa emergenza? Temo che non ci sia sufficiente tempestività e coraggio di agire con scelte radicali".

 

Sembrerebbe essere "determinante il ruolo delle regioni e dei comuni nella partita del clima – ha sostenuto Barbiero – è a livello locale che si può agire per esempio sulle politiche dei trasporti, sull’edilizia pubblica e privata, sulla gestione del territorio e dei rifiuti". Sono queste le azioni "che possono concorrere sia alla riduzione delle emissioni di gas serra sia all’adozione di misure di adattamento a protezione dei propri cittadini". A livello locale "si ha un indubbio vantaggio – sostiene il climatologo – la possibilità di coinvolgere un gran numero di stakeholders e di influire direttamente sul comportamento dei cittadini".  

 

Sono tante le sfide in Trentino: “I settori su cui lavoreremo – così il climatologo – per agire sugli impatti sono gli ecosistemi e la biodiversità, la gestione delle risorse idriche, le foreste, la gestione del territorio, dell’agricoltura, del turismo dell’energia e della salute umana”.

La strategia provinciale di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici sarà “lo strumento di riferimento per orientare l’azione amministrativa della Pat per contenere il riscaldamento in atto e contrastare gli impatti negativi del cambiamento climatico”. Le misure di mitigazione saranno quelle indicate dal Piano energetico ambientale provinciale (2021-2030), mentre quelle di adattamento “saranno integrate nei piani e programmi di settore”.

 

Nel suo intervento Barbiero ha mostrato l’impatto del cambiamento climatico a livello internazionale, mostrando come “si sono verificati cambiamenti diffusi e rapidi nell’atmosfera, nell’oceano, nella criosfera e nella biosfera” con un aumento di “frequenti e intensi eventi meteo estremi”. Secondo la European Environment Agency, sarebbero stati registrati un “incremento delle temperature superiore alla media globale e una riduzione importante del ghiacciai”. Negli impatti naturali sarebbero quindi compresi lo “spostamento in quota di piante e animali, un alto rischio di estinzione di specie, un aumento di malattie forestali e del rischio di frane e alluvioni”. Questo avrebbe delle conseguenze anche sul piano economico con delle “modifiche nella diponibilità di energia idroelettrica e un calo del turismo invernale (sci)”.  

 

Lo scrittore Fabio Deotto, che da sempre si occupa dell’intersezione tra scienza e cultura, in particolare sul tema del cambiamento climatico, ha aggiunto “quanto questo problema influenzi la nostra vita quotidiana e sia ormai sotto i nostri occhi”.

 

Nell’ultimo intervento Luca Barani, cofondatore di “The Climate Route”, ha raccontato del suo progetto: “È frutto di noi quattro fondatori che, consapevoli degli impatti ambientali causati dai cambiamenti climatici e di fronte all’ultimo disastro ambientale avvenuto in Siberia nel 2020, dove 20.000 metri cubi di gasolio sono stati riversati nel fiume Ambaranaya a causa dello scioglimento del permafrost, abbiamo deciso di dar vita a questo progetto per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sui cambiamenti climatici nell’Artico, con lo scopo di dimostrare che questi effetti non colpiscono solo le comunità artiche, ma anche quelle non artiche”. Da questa base è nata l’idea della grande spedizione: “Un viaggio on the road – ha sostenuto – dalla Marmolada per la sua importanza storica e naturale, allo stretto di Bering che coinvolgerà un gruppo di attivisti che, con voglia e determinazione, affronteranno un itinerario lungo, difficoltoso ma ricco di emozioni. La durata della spedizione sarà di circa tre mesi e, durante questo periodo, il gruppo documenterà ogni singola tappa della spedizione al fine di dimostrare che il cambiamento climatico è un fenomeno che colpisce tutti: nessuno escluso”. 

 

Quello che è emerso, anche dagli interventi degli esperti, “è che la questione non è tanto essere sulla strada giusta o meno – ha concluso Fernandez – ma l'andatura che abbiamo nell'attuare politiche concrete di mitigazione del cambiamento climatico”.

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