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Lipu, curati 973 uccelli e salvati il 42% dei mammiferi nel 2021 (I GRAFICI). Merz: "Un record il numero di volatili ricoverati al centro lo scorso anno". Il report del Cras

Il report conclusivo dell'attività del Cras arriva in contemporanea con la decisione della Pat di voler togliere la gestione del centro alla Lipu, a partire dal 2023. Nel 2021 si registra un calo nella percentuale di sopravvivenza dei volatili, con 467 liberati (47,56%) e 504 morti (51,32 %) e 11 ancora in cura. Rispetto al 2020, nel 2021 sono stati consegnati meno mammiferi. Merz: "20 anni di competenza non si raggiungono in poco tempo"

Di Francesca Cristoforetti - 27 maggio 2022 - 13:27

TRENTO. "Nel 2021 il numero dei ricoveri ha battuto ogni record da quando esiste il centro, questo malgrado i pochi sequestri che ci sono stati". Questo dichiara Sergio Merz, delegato della Lipu, commentando i dati del report conclusivo per l'anno 2021 riguardo l'attività del Centro Recupero Avifauna Selvatica di Trento. 

 

Sono 973 gli uccelli pervenuti al Cras, in località San Rocco, nel 2021: in giacenza dal 2020 ne erano rimasti 9 per un totale annuale di 982 volatili appartenenti a 

94 specie diverse, curati nel corso dell'anno successivo. Si parla invece di 68 mammiferi arrivati al centro, appartenenti a 11 specie diverse: il 42% di questi soggetti ricoverati è stato curato e rilasciato in natura con successo. Un totale perciò di 1.050 animali curati. 

Questi sono soltanto alcuni degli importanti numeri elaborati dal Cras, gestito dalla Lipu, che arrivano in concomitanza con la decisione della Provincia autonoma di Trento di voler togliere loro la gestione diretta del centro a partire dal 1 gennaio 2023, passando così l'incarico alla stessa amministrazione provinciale. 

 

Una "scelta politica incomprensibile", commenta Merz, per un centro "di eccellenza riconosciuto in tutta Italia", che ha sempre offerto un servizio di qualità, avendo alle spalle una storia di "20 anni di esperienza e competenza che non si raggiungono in poco tempo" (Qui l'articolo).

 

 

RELAZIONE SUI VOLATILI

Nel 2021 si registra un ulteriore calo nella percentuale di sopravvivenza, con 467 uccelli liberati (47,56%) contro i 504 morti (51,32 %) e 11 ancora in cura.

 

Purtroppo le condizioni con cui la maggioranza degli uccelli arrivano sono quasi sempre disastrose, dovuto soprattutto a incidenti con manufatti urbani, investiti, o impatti con vetrate e cavi elettrici, per non parlare dell’alta pericolosità e degli ostacoli che gli uccelli selvatici incontrano in ambiente agricolo. Altri volatili muoiono avvelenati da pesticidi e topicidi, o imbrattati da colla e vischio usati per eliminare i roditori una pratica molto diffusa che crea gravi danni a tutta l’avifauna e controproducente in quanto spesso vengono uccisi proprio i predatori dei topi come gufi, civette, poiane, gheppi.

Il merlo è la specie più numerosa recuperata anche nel 2021 seguita dal rondone comune, passero e balestruccio, numerosi anche i rapaci, in particolare poiane e allocchi.

 

In totale nel 2020 sono stati recuperati 120 rapaci, tra diurni e notturni, rispetto agli 84 del 2020. Ne sono stati liberati 43, ancora in cura 2. Numerosi i nidiacei di allocchi quasi tutti liberati. Le poiane sono passate dalle 9 nel 2020 alle 25 del 2021.

Le cause di ricovero più significative sono quelle relative ai nidiacei, o caduti dal nido, o per la distruzione del nido, o raccolti nei primi voli, totale 434. Gli impatti con vetrate, cavi e altri manufatti, sono la causa maggiore di traumi e ferite gravi, seguiti da predazioni, in particolare da animali domestici, numerosi anche gli investimenti considerando che la maggioranza dei volatili dopo un investimento muoiono sul colpo e quindi non arrivano al Cras.

 

 

RELAZIONE SUI MAMMIFERI

Rispetto al 2020, nel 2021 sono stati consegnati meno mammiferi: 68, meno rispetto agli 87 dell’anno precedente. Nel corso del 2021, il 42% dei soggetti ricoverati è stato curato e rilasciato in natura con successo. Nel considerare il successo di riabilitazione andrebbero tuttavia esclusi gli esemplari consegnati già deceduti o in condizioni preagoniche, o in condizioni talmente gravi da richiedere l’eutanasia.

 

"Se dal conteggio si tolgono questi casi, dove il nostro operato non avrebbe comunque potuto variare l’esito del ricovero, la percentuale delle liberazioni raggiunge l’82%", aggiunge Merz.

I ricoveri sono concentrati tra giugno, luglio (picco di consegne) e agosto: periodo in cui è molto più facile imbattersi in cuccioli rimasti orfani. Come gli uccelli, anche i mammiferi spesso vengono trovati e consegnati in condizioni già molto critiche e, malgrado le cure, non sopravvivono.

 

I chirotteri, con 32 esemplari e 6 diverse specie, sono il mammifero più consegnato: "Si sono dimostrati anche i più complessi da curare: estremamente delicati, difficilmente recuperano da una frattura all’ala o da una predazione".

 

I cuccioli molto piccoli, raramente sopravvivono in assenza della madre con la quale vivono in simbiosi: "Quando è stato possibile, prima di programmare la consegna degli animali al centro si è tentato di far recuperare i piccoli alle madri".

 

Il 53% dei chirotteri consegnati sono stati liberati con successo. Il riccio europeo è la seconda specie più numerosa consegnata al centro, con 25 esemplari. Anche nei mesi di novembre e dicembre sono stati consegnati cuccioli di riccio. Le cucciolate autunnali in natura hanno poche possibilità di sopravvivenza: sono ancora troppo piccoli e non in grado di affrontare il letargo.

 

Le principali cause di ricovero al centro riguardano: animali rimasti orfani, predati da animali domestici (gatti o cani), debilitati, che hanno subito un impatto con veicoli.

Rimane fondamentale la collaborazione sia con i privati cittadini che con il corpo forestale provinciale, presente su tutto il territorio.

 

"È stata posta molta attenzione ad evitare il fenomeno dell’imprinting (a cui i mammiferi sarebbero naturalmente predisposti), - sostiene Merz - affinché gli animali non si abituassero all’uomo, per reintrodurli alla vita selvatica al meglio e in grado di vivere autonomamente". Come per l’avifauna, la Clinica Veterinaria Animal Care si è occupata anche delle prestazioni medico veterinarie dei mammiferi.

 

 

IL CRAS IN NUMERI

Nel corso dell’anno 2021 sono state più di 3.500 le persone che a vario titolo hanno contattato il centro. Numerose le telefonate anche da fuori provincia, in particolare richieste di informazioni non strettamente collegate al recupero degli animali, ma soprattutto per conoscere le normative provinciali in materia di tutela faunistica o denunciare eventuali comportamenti illeciti.

 

Circa 12.000 i chilometri percorsi da parte del personale e dai volontari per i recuperi e la liberazione dei volatili feriti, considerando che la maggioranza degli uccelli vengono liberati nel loro ambiente naturale o in particolare i rapaci nella zona di ritrovamento. 

 

Il centro ha garantito l’apertura delle proprie strutture tutti i giorni dell’anno, compresi i festivi.  Nel 2021 sono state impiegate 15 persone: due dipendenti fissi, due contratti occasionali, una partita iva, un tirocinio, e 9 volontari, limitati nel numero durante la pandemia, ma che sono stati determinanti per i mesi estivi, periodo di maggior presenza di animali, effettuando più di 1.500 ore.

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