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Troppi cervi nel Parco nazionale dello Stelvio? Coppola: "No all'abbattimento dell'animale come l’unica soluzione possibile"

Il 6 dicembre scorso è stato illustrato il Progetto Cervo, il piano di gestione e conservazione del cervo nel settore trentino del Parco nazionale dello Stelvio e del distretto faunistico della val di Sole. Coppola: "I parchi naturali sono aree protette per la conservazione degli ecosistemi. La caccia interferisce sulle dinamiche naturali della fauna e degli ecosistemi"

Pubblicato il - 14 marzo 2022 - 20:31

TRENTO. "Il progetto Cervo prevede l'abbattimento dell'animale come l’unica soluzione possibile". Con questa premessa la consigliera di Europa Verde Lucia Coppola ha presentato un'interrogazione riguardo al piano di gestione e conservazione del cervo nel settore trentino del Parco nazionale dello Stelvio, illustrato il 6 dicembre scorso durante una seduta del Comitato provinciale di coordinamento e indirizzo del Parco dello Stelvio e del distretto faunistico della val di Sole.

 

Il progetto fermo al 2008 nacque dall’esigenza di far fronte, da parte degli amministratori, alle continue e più o meno intense pressioni in ambito locale riguardanti gli ipotizzati danni che le consistenti popolazioni di cervo arrecavano alla rinnovazione del bosco e alle attività umane di interesse economico.

 

"Durante la riunione - sostiene Coppola - si è parlato del monitoraggio della popolazione di cervo che rileva una densità di 29 capi per chilometro quadrato e del programma di controllo che dovrebbe prevedere in due anni il prelievo di circa 180 capi e nei successivi tre di circa 500 capi. Il prelievo selettivo in base al progetto dovrà essere attuato dai cacciatori abilitati. Si dovrebbe partite il prossimo ottobre".

 

I parchi naturali sono aree protette il cui fine principale è la conservazione degli ecosistemi: "La caccia interferisce per il suo effetto di disturbo - dichiara - sulle dinamiche naturali della fauna e degli ecosistemi. Un solo colpo di fucile può spaventare tutti gli animali per un raggio di centinaia di metri, anche quelli che non sono oggetto di caccia, impedendo loro di bere, di mangiare o semplicemente di sostare in un determinato luogo. La caccia praticata nei parchi naturali uccide anche gli animali sani. Il contrario di quanto avviene in natura dove animali deboli e malati muoiono per lasciare il posto ad animali più sani e più forti". 

 

Nei parchi naturali, e non solo, il piombo delle cartucce inquina l'ambiente e avvelena gli animali: "A essere vittima dell'avvelenamento da piombo sono soprattutto i rapaci, come le aquile e gli avvoltoi. Ne sappiamo qualche cosa anche noi. Di recente un’aquila a Soraga è stata avvelenata dal piombo. Infatti nutrendosi delle carcasse di animali feriti o morti, a causa della caccia ingeriscono anche piccoli pezzi di piombo. Questi frammenti causano un'intossicazione che può portare alla loro morte".

 

Ora, secondo la consigliera, "si cerca di far passare l’abbattimento dei cervi come l’unica soluzione possibile ed evidentemente non si intendono perseguire percorsi meno cruenti. Certamente è la soluzione più facile, quella che richiede minore impegno e ci si rifiuta di sperimentare strategie alternative alla mattanza di centinaia di animali. Generalmente gli accrescimenti della popolazione di cervi all’interno del parco sono guidate da meccanismi naturali di autoregolazione delle specie". 

 

La consigliera di Europa Verde prosegue: "Dobbiamo tenere in debito conto che il ritorno del lupo potrebbe rappresentare una variabile per il riequilibrio della consistenza numerica dell’animale. Ricordiamo che il più bravo selezionatore e controllore degli erbivori selvatici è sempre stato e sempre sarà un carnivoro selvatico: il lupo ad esempio. Ma le leggi della natura sono perfette, gli animali selvatici, anche in assenza di predatori, si assestano su un numero di esemplari coerente con il territorio occupato e le sue risorse, mai sono in sovrannumero". 

 

L’uccisione dei cervi, "oltre a essere un atto inutile e violento, avrà come effetto secondario quello di costringere i lupi a rivolgersi verso altre prede, forse gli animali domestici che pascolano negli alpeggi. Sarebbe più opportuno studiare soluzioni alternative e attendere poi con pazienza che il controllo della popolazione dei cervi avvenga naturalmente".

 

Nel frattempo il parco "potrebbe aiutare questo processo utilizzando opportune strategie, provvedendo, nel frattempo, a risarcire i danni, come peraltro già sta facendo, causati dalla numerosa presenza di cervi. Vorrei infine ricordare come la caccia cosi detta di selezione ai caprioli non ha affatto migliorato la specie, ma ha prodotto l’effetto opposto. Il cacciatore, infatti, tende a sparare ai capi migliori e non viceversa, come invece accadrebbe con la selezione naturale, attraverso i predatori".

 

Coppola ricorda inoltre conclude che è "sempre più significativa e ampia quella parte di cittadini e turisti che chiedono di poter passeggiare nel Parco e incontrare animali non spaventati, di poter avvicinare in modo naturale caprioli o marmotte, di poter vivere appieno la natura e suoi abitanti senza le storture create dall’essere umano".

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