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| 05 apr 2023 | 19:14

In Trentino salgono a 16 i gabbiani positivi all’aviaria, l’Apss: “Il virus si può trasmettere alle persone ma solo con un contatto stretto e con scarse misure igieniche”

Dall’inizio dell’anno in Trentino sono stati recuperati 16 gabbiani morti di aviaria, per altri 17 volatili le analisi sono ancora in corso. L’intervista a Roberto Tezzele, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell’Apss: “La moria sul lago di Garda è stata insolita ma non è raro che il virus colpisca le specie migratrici”

In Trentino salgono a 16 i gabbiani positivi all’aviaria, l’Apss
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Gli ultimi episodi di cronaca arrivano dalla zona del lago di Viverone, in Piemonte, dove due gabbiani sono risultati positivi all’influenza aviaria e da Pietrasanta, in provincia di Lucca, dove alcuni volatili di un allevamento sono morti dopo aver contratto lo stesso virus.

 

Il caso era scoppiato a metà febbraio quando nella zona del Basso lago di Garda era stata registrata un’anomala moria di uccelli, soprattutto gabbiani. Le analisi dell’Istituto zooprofilattico sperimentale avevano poi confermato che si trattava proprio di influenza aviaria A(H5N1). Ben presto alcuni esemplari positivi al virus erano stati rinvenuti anche in Trentino, il primo caso venne confermato a fine febbraio in Valle dei laghi, vicino a Toblino. Da quel momento l’Azienda sanitaria trentina ha alzato l’allerta monitorando da vicino l’evolversi della situazione.

 

“Complessivamente – spiega a Il Dolomiti Roberto Tezzele, direttore dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica veterinaria dell’Apss – abbiamo preso in carico 121 volatili morti, di questi 16 sono risultati positivi mentre per altri 17 le analisi sono ancora in corso”.

 

Fino a questo momento, in Trentino, l’influenza aviaria pare essere rimasta confinata alla popolazione di gabbiani, tutti gli altri volatili analizzati (88) sono infatti risultati negativi. I gabbiani positivi al virus, oltre all’esemplare di Toblino, sono stati rinvenuti nell’Alto Garda, alla foce del fiume Sarca, e nell’area di Pergine vicino al lago di Caldonazzo. L’ultimo caso di positività risale al 17 marzo mentre l’ultimo volatile consegnato all’Apss è arrivato alla fine dello stesso mese. “Il sospetto è che sia positivo” precisa Tezzele.

 

Nel frattempo in Provincia di Trento è stato attivato un piano di sorveglianza attiva che rafforza le misure di prevenzione negli allevamenti, sia quelli all’aperto che industriali dove sono state previste una serie di misure di disinfezione ad hoc. “In queste situazioni – prosegue il dirigente di Apss – monitoriamo da vicino l’avifauna selvatica, perché è qui che il virus si diffonde maggiormente”.

 

Vari esperti hanno identificato l’origine dell’epidemia nel Nord Europa, poi con la migrazione degli uccelli è arrivata anche in Italia. Pare che l’influenza sia risalita fino al lago di Garda attraverso gli uccelli che frequentavano il fiume Po. “L’aviaria circola fra i selvatici da anni e ciò non deve sorprendere – riprende Tezzele – di certo la moria dei gabbiani è stata insolita ma non è raro che il virus colpisca le specie migratrici”. Fortunatamente secondo il dirigente di Apss i rischi per l’uomo sono molto limitati: “È vero che l’infezione può essere trasmessa anche alle persone ma solo se avviene un contatto stretto con un esemplare positivo e solo se vengono applicate scarse misure igieniche”.

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