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Belluno
21 aprile | 21:36

''Ora un marchio per attrarre investimenti'', il Bellunese è la prima provincia ''carbon neutral'' nelle Alpi e nasce il Registro pubblico dei crediti di carbonio

Nasce il Registro pubblico dei crediti di carbonio, un passo in avanti decisivo per la valorizzazione dei boschi e la provincia di Belluno valuta le prossime mosse: "Si tratta di uno strumento di compensazione delle emissioni di anidride carbonica e consente alle aziende di andare verso una maggiore sostenibilità"

di Michele Lussu

BELLUNO. Un registro unico per i crediti di carbonio agroforestali. E' la novità che è stata introdotta con un emendamento al Ddl di conversione del decreto-legge sul Pnrr, licenziato dal Senato il 13 aprile e che ora andrà all’esame della Camera. Una novità che è stata dipinta come un’importante opportunità per la provincia di Belluno dal senatore De Carlo, primo firmatario dell’emendamento.

 

Ma cosa sono i crediti di carbonio e cosa comporterà il registro unico per la provincia? Ne parla a Il Dolomiti Emanuele Prest, membro del progetto che ha portato a certificare la Provincia di Belluno come provincia carbon neutral (Qui articolo). “I crediti di carbonio sono uno strumento di compensazione delle emissioni di anidride carbonica. Le aziende che desiderano andare verso una maggiore sostenibilità hanno due percorsi possibili: la riduzione delle emissioni da processo, cioè tutte le emissioni che riguardano la vita dell’azienda dalla produzione al trasporto allo smaltimento, o compensare queste emissioni con progetti volti all’assorbimento della Co2 che emettono”.

 

Nati nel 1997 col protocollo di Kyoto e confermati dalla conferenza sul clima di Parigi nel 2015, i crediti di carbonio costituiscono oggi l’unico strumento che le aziende hanno per poter ridurre il loro impatto negativo sull’ambiente, non essendo ancora possibili processi produttivi totalmente privi di emissioni inquinanti. 

 

Per poter generare dei crediti di carbonio vanno rispettati alcuni criteri. "L’impatto deve essere permanente. Il progetto deve prevedere una riduzione della Co2 per un minimo di anni”. Il secondo criterio è che i crediti siano addizionali: “Per produrre crediti di carbonio vanno attuati progetti che assorbano più Co2 di quella che si sarebbe assorbita senza mettere in atto quel determinato progetto".

 

Gli studi condotti da Prest e dai suoi colleghi hanno dimostrato come oggi il territorio della provincia di Belluno assorba più Co2 di quella che viene prodotta, un dato del 146%. Questo risultato è possibile grazie ad un territorio coperto per l’80% da aree naturali che garantiscono un assorbimento pari a 1 milione e 650 mila tonnellate di Co2 l’anno. Il territorio di Belluno parte con circa 500.000 tonnellate di Co2 assorbita in più rispetto quella prodotta annualmente. 

 

Accanto ai crediti di carbonio disciplinati dalle normative internazionali e comunitarie, si è creato col tempo un mercato volontario con il quale imprenditori interessati ad investire in ambito ambientale finanziano progetti di carattere agroforestale. Questi non ricevevano però alcuna regolamentazione ed erano al di fuori del sistema dei crediti di carbonio, generando incertezza e poca trasparenza. L’istituzione del registro ha lo scopo di dare una disciplina a questo mercato prevedendo che anche per progetti agroforestali possano essere riconosciuti crediti di carbonio, validi per il solo mercato nazionale.

 

Da questa novità per le politiche ambientali la Provincia parte avvantaggiata secondo il presidente di Dba Group Francesco De Bettin, che molto si è speso per l’istituzione di questo registro.

 

Per De Bettin il 47% della Co2 assorbita in più rispetto a quella prodotta costituisce già un serbatoio di crediti vendibili per il mercato volontario. Bisognerà comunque attendere la conclusione di tutti i passaggi parlamentari e ministeriali per comprendere con quali modalità. 

 

Questo riconoscimento arriva in un momento molto particolare, con possibili immediate ricadute positive: “Vaia ha cancellato circa il 7% della superficie forestale e il bostrico sta tutt’ora comportando ulteriori riduzioni dell’ambiente boschivo. Già solo trasformare i progetti di ripresa post Vaia in progetti di riforestazione potrebbe essere un ottimo investimento”. 

 

Ma il vero valore aggiunto per la provincia potrebbe non essere nelle sole opere ambientali. I servizi forestali hanno col tempo perso centralità. Manca un censimento aggiornato del patrimonio boschivo, mancano banche dati e strumenti digitali che oggi sarebbero utili proprio in vista dello sfruttamento del costituendo registro nazionale. Le opportunità di investimento potrebbero spingere le istituzioni a mettere mano al sistema dotandosi di strumenti che saranno sempre più indispensabili per la lotta al cambiamento climatico. 

 

Allargando lo sguardo al resto della regione, questo registro potrebbe essere un’opportunità anche per zone con tassi di superficie boschiva decisamente minori. “Se la possibilità di vendere questi crediti di carbonio incentivasse anche provincie vicine a condurre studi sull’assorbimento della Co2 sul proprio territorio e avviare così politiche agroforestali per l’imboschimento, ne beneficerebbero quelle comunità che vivono attualmente in aree particolarmente inquinate”.

 

L’estensione delle analisi su emissioni e assorbimenti della Co2 in particolar modo è un processo fondamentale nel costruire politiche di sostenibilità. Oggi questi studi sono spesso ostacolati dall’evidenza che molte province in Italia risulterebbero avere inevitabilmente risultati non lusinghieri. Per risolvere un problema è comunque fondamentale iniziare col prendere atto di quanto grave ed esteso sia questo problema. 

 

Il registro per vedere la luce attende ancora alcuni passaggi, dall’approvazione del Ddl alla Camera alla regolamentazione tramite due decreti attuativi che disciplinino le linee guida e le modalità di certificazione dei crediti oltre alla loro iscrizione e controllo. Nel frattempo, questa non è l’unica opportunità per Belluno in tema ambientale.

 

L’obiettivo ora è che la Provincia possa sfruttare la sua qualifica di provincia carbon neutral. “Stiamo creando - spiega Prest - l’alleanza territoriale Belluno carbon neutral che vuole essere un partenariato che coinvolga enti pubblici e aziende private oltre ad associazioni di categoria, fondazioni ed altri enti".

 

“L’obiettivo è quello di continuare nell’analisi e nella contabilizzazione della Co2 per mantenere una serie di storica di quanto avviene in Provincia. Continuare a prendere le certificazioni tramite un istituto accreditato e soprattutto creare un marchio di Belluno carbon neutral che possa dare visibilità al territorio e alle aziende che vi operano. Un circolo virtuoso che permetterebbe di attrarre investimenti ed attività, contribuire a ripopolare la Provincia e soprattutto a sviluppare politiche territoriali rivolte a sempre una maggiore sostenibilità e vivibilità", conclude Prest.  

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