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Nasce il Biodistretto Terre Bellunesi, la comunità per contrastare le coltivazioni intensive. “Sarà tra i più grandi d'Italia e uno dei maggiori in Europa”

Un percorso di comunità a favore dello sviluppo sostenibile del territorio fondato su un'intesa e una coesione sociale tra produttori, consumatori, cittadini, enti pubblici e privati, imprese e associazioni locali

Di Alissa Claire Collavo - 08 aprile 2024 - 18:46

BELLUNO. Il “Biodistretto Terre Bellunesi” prenderà vita tra pochi giorni, sabato 13 aprile, diventando così progetto concreto dopo un percorso decennale “relativamente complesso”, afferma il professor Stefano Sanson, agrotecnico e portavoce del comitato promotore.

 

Una forma di governance territoriale nata “dalla consapevolezza di quello che è il territorio, delle sue bellezze e bontà”, ma soprattutto dall'esigenza di “tutelarlo e salvaguardarlo dalle coltivazioni intensive”, spiega Sanson, ricordando come il territorio bellunese abbia avuto uno sviluppo inferiore rispetto ad altri territori limitrofi ma nonostante questo “ora fa gola a tanti”.

 

Un territorio appetibile, caratterizzato da un'inestimabile ricchezza in termini di biodiversità selvatica e coltivata, che proprio per questo motivo deve essere “tutelato da un certo modo di fare agricoltura”.

 

Sanson fa chiaro riferimento all'agricoltura intensiva, utilizzata per massimizzare il rendimento dei terreni pur provocando, allo stesso tempo, l'erosione del suolo e delle variazioni (talvolta irreversibili) della morfologia del territorio.

 

“L'agricoltura biologica è più difficile, bisogna avere più competenze”, sostiene, spiegando però come questa costituisca un investimento a lungo termine per il Bellunese.

 

Il biodistretto viene dunque pensato come “un progetto di comunità a favore dello sviluppo sostenibile del territorio”, fondato su un'intesa e una coesione sociale “tra produttori, consumatori, cittadini, enti pubblici e privati, imprese e associazioni locali”.

 

Un approccio partecipativo che consente la collaborazione con altri settori sociali e economici come la gestione dell'ambiente, del turismo e mobilità sostenibile, dell’inclusività sociale, della gestione dell’energia e dei rifiuti”.

 

70 le aziende biologiche (operative su 34 Comuni in rappresentanza del territorio Bellunese e di quasi il 90% della superficie agricola certificata biologica provinciale) e circa 40 i soggetti pubblici e privati che hanno già aderito al biodistretto.

 

Con l'ammissibilità della domanda di riconoscimento ottenuta dalla Regione Veneto lo scorso 29 marzo, il comitato promotore ha potuto così convocare l'assemblea costitutiva del Biodistretto che, di fatto, sancirà la nascita del Biodistretto.

 

Un percorso che ha coinvolto oltre 300 soggetti, pubblici e privati, che sottoscrivendo la Carta dei principi del Biodistretto Terre Bellunesi, hanno dato vigore e sostegno al comitato promotore, impegnato da dieci anni nell'iter di riconoscimento.

 

“Abbiamo dovuto aspettare la legge nazionale sulle produzioni biologiche del 2022 – spiega ancora Sanson – e i successivi decreti (tra i quali, il decreto regionale 786 del giugno 2023) prima di istituire il comitato, lo scorso settembre”. Ora, “a fine mese, scade il bando nazionale destinato ai biodistretti – conclude – Per noi è importante, ci porterebbe ad avere più risorse”.

 

Tra i progetti futuri, la costituzioni di un centro di sviluppo e trasferimento tecnologico gestito grazie a un accordo di programma tra l'istituto agrario “Antonio Della Lucia” di Feltre e il Biostretto, “un distretto, un hub che non si occupi solo di produzione agricola ma anche di azioni di consulenza tecnica e amministrativa a favore dei consumatori oltre che di mobilità sostenibile”.

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