"Da mesi cittadini ed esperti denunciavano il rischio di frane e instabilità, poi è successo il (prevedibile) disastro", l'eurodeputata Guarda sulla 'voragine' a Socrepes
L'eurodeputata Cristina Guarda: "Ho presentato un esposto alle autorità competenti, chiedendo verifiche immediate, l’accesso agli atti e la sospensione dei lavori finché non sarà garantita la sicurezza dell’area. È gravissimo che davanti a uno squarcio nel terreno, con sopralluoghi in corso e residenti costretti a rivolgersi al Tar, la priorità del cantiere sia solo 'sistemare in fretta e continuare i lavori'"

BELLUNO. Uno squarcio di circa 15 metri si è aperto nel terreno a Socrepes, nella zona di Cortina d'Ampezzo interessata da vari impattanti cantieri: non ultimo, la stazione di arrivo della cabinovia Apollonio-Socrepes, una delle opere "olimpiche" più dibattute e contestate.
Una fessura che si è creata proprio in prossimità di uno dei piloni della cabinovia in costruzione, come testimoniato dalle foto di Voci di Cortina, ed è stata rapidamente coperta con un grande telo impermeabile per cercare di impedire alla pioggia di allargarla ulteriormente.
Il fatto è successo a inizio settembre e a commentare quanto accaduto è stata nelle scorse ore (anche) l'europarlamentare Cristina Guarda: "Quello che sta accadendo a Socrepes era stato previsto: oggi un terreno fragile e argilloso si è aperto con una crepa di 15 metri nei pressi del cantiere della cabinovia".
"Non servivano grandi poteri profetici - fa notare - bastava ascoltare cittadini, associazioni ed esperti che da mesi denunciavano il rischio di frane e instabilità. Invece, istituzioni e imprese hanno preferito minimizzare e accusare gli ambientalisti di voler bloccare lo sviluppo. Oggi la realtà li smentisce: andare avanti nonostante tutto significa mettere in pericolo persone, paesaggio e un patrimonio Unesco", dichiara ancora l'eurodeputata dei Verdi eletta nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra.
"Proprio per questo, ho presentato un esposto alle autorità competenti, chiedendo verifiche immediate, l’accesso agli atti e la sospensione dei lavori finché non sarà garantita la sicurezza dell’area. È gravissimo che davanti a uno squarcio nel terreno, con sopralluoghi in corso e residenti costretti a rivolgersi al Tar, la priorità del cantiere sia solo ‘sistemare in fretta e continuare i lavori’. La sicurezza non è un dettaglio da sacrificare sull’altare degli interessi di pochi".
E conclude: "Se oggi le Dolomiti sono meta di turismo mondiale è perché rappresentano bellezza e natura intatta: distruggerle con opere speculative significa togliere futuro all’intero territorio. È ora di fermarsi e di scegliere finalmente una politica che ascolti i cittadini e investa in soluzioni sostenibili e rispettose delle montagne".












