Dal lupo ucciso avvelenato alle esche killer e con i chiodi, i biologi: ''Pratica inaccettabile e disgustosa. Sono sempre più diffuse. Vittime i selvatici ma anche cani e gatti''
Il lupo era stato ucciso a metà maggio ma qualche giorno fa erano arrivati gli esiti delle analisi che hanno confermato il decesso per avvelenamento. Norbert Dejori presidente dell'associazione biologi dell'Alto Adige prende posizione

BOLZANO. ''Il ritrovamento di un lupo morto avvelenato nel territorio comunale di Castelrotto a maggio di quest'anno ci permette di segnalare quanto questa pratica sia inaccettabile e disgustosa. La diffusione di esche avvelenate e di bocconi contenenti chiodi e schegge di vetro è ormai diffusa in diverse zone della Provincia e sembra in aumento''. L'allarme arriva da Norbert Dejori presidente dell'associazione biologi dell'Alto Adige che commenta con queste parole quanto emerso negli ultimi giorni rispetto al lupo trovato morto il 17 maggio in un bosco nei pressi di Marinzen, nel Comune di Castelrotto: che era stato avvelenato.
Lo hanno rivelato le analisi dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, come riferito dal direttore della Ripartizione Servizio forestale della Provincia, Günther Unterthiner. “La carcassa rinvenuta - spiegava sottolinea Dominik Trenkwalder dell'Ufficio provinciale Gestione fauna selvatica della Ripartizione Servizio forestale - era quella di un lupo maschio adulto che non presentava particolari anomalie esteriori. Da qui la decisione di effettuare ulteriori analisi per capire cosa fosse accaduto".
''La distribuzione di bocconi avvelenati o con chiodi e schegge di vetro - dichiara il presidente dell'Associazione Biologi Alto Adige - non solo è un reato, ma causa anche una morte crudele per gli animali colpiti. Oltre ai selvatici come volpi, tassi, martore, lupi o anche rapaci, sono spesso anche gli animali domestici, come cani e gatti, a mangiare esche avvelenate quando vanno in giro per boschi e campi con i loro padroni o anche da soli''. E cita un caso specifico, quello del cane ritratto qui sotto che qualche mese fa era stato avvelenato a Dobbiaco proprio con queste modalità.

''È difficile stimare il numero esatto di casi di avvelenamento - conclude Dejori - perché non tutti i casi vengono segnalati all'autorità forestali o al servizio veterinario. Purtroppo, per l'Alto Adige non ci sono dati accessibili al pubblico sulle vittime di esche avvelenate, ma si deve presumere che il numero reale sia molto più alto di quanto si possa immaginare''.












