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Sondrio
21 maggio | 20:20

“Ho atteso i soccorsi sul tetto di una baita: ero terrorizzato ma è stato incredibile. Mi rendo conto di aver sbagliato: lui era lì a fare l'orso, io avrei dovuto fare rumore''

A parlare, intervistato da Il Dolomiti, è il fotografo amatoriale protagonista dell’incontro ravvicinato con un orso avvenuto negli spazi del Parco nazionale dello Stelvio: “Ero andato a fotografare rapaci. Poi ho sentito un verso che non sono riuscito ad identificare. Un orso è sbucato all'improvviso a circa 100 metri da me”

VALFURVA. Un incontro tanto inaspettato quanto speciale. È quello fatto dal fotografo naturalista amaltoriale Agostino Furno nel Paco nazionale dello Stelvio e del quale, nelle ultimi giorni, tanto si è parlato (QUI ARTICOLO). Ad annunciare l'accaduto qualche giorno fa erano stati proprio i referenti del Parco, che raccontavano l'incontro uomo-orso nei boschi del Comune di Valfurva.

 

"Ero andato a quota 2.400 per fotografare rapaci - spiega oggi, 21 maggio, il protagonista dell'accaduto intervistato da Il Dolomiti -. Ad un certo punto, in fase di rientro mi sono fermato in una radura a quota circa 1.600, poiché avevo visto delle aquile volare sopra di me. Poco dopo, ho sentito un verso che non sono riuscito ad identificare. Poi, un orso è sbucato all'improvviso a circa 100 metri da me".

 

Furno, certo di non essere stato notato dal plantigrado, ha preso in mano la macchina fotografica e scattato qualche foto (DI SEGUITO): "Ero emozionato ma soprattutto spaventato: dopo aver visto che c'erano delle baite (non di proprietà dell'uomo ndr) a pochi passi da me, ho deciso di arrampicarmi sulla tettoia di una delle strutture - prosegue nel racconto -. Da lì, però, la visibilità era scarsa: scorgevo soltanto un grosso dosso di terra, che coincideva con il sentiero per scendere, e non mi era possibile in alcun modo capire che cosa stesse facendo il plantigrado". 

"Sono sicuro - rivela - che si sia accorto della mia presenza ma se n'è curato: era lì a fare quello che doveva fare, cioè l'orso, mentre io mi rendo conto di avere sbagliato. Mi sono comportato come qualsiasi fotografo naturalista farebbe, ossia cercando di fare il minor rumore possibile per non spaventare gli animali, invece avrei dovuto fare avvertire la mia presenza".

 

Non sapendo come agire, il fotografo ha scelto la via migliore: si è affidato agli esperti del Parco e ha chiamato i soccorsi. "Ho detto loro cosa stava accadendo e, dopo essere stato rassicurato al telefono, sono stato invitato a rimanere sulla tettoia fino all'arrivo dei carabinieri forestali - conclude -. Il team del Parco dello Stelvio e i militari sono stati meravigliosi: mi hanno raggiunto in breve tempo, confermandomi che l'area era sicura in quanto l'orso se n'era andato. E' stata un'esperienza davvero incredibile". 

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