"Serve dissuasione mirata", l'ornitologo Tinarelli sull'invasione di fenicotteri nelle risaie: "Specie protetta, il tema è quello della convivenza: ruolo istituzioni importante"
Il presidente dell'associazione ornitologi dell'Emilia Romagna Roberto Tinarelli spiega il fenomeno dell'invasione dei Fenicotteri Rosa nelle risaie, dopo che nelle scorse settimane i risicoltori del delta del Po hanno denunciato la perdita dell'80% del raccolto: "Nei loro spostamenti sostano in specchi d'acqua liberi da ostacoli, per procacciarsi cibo: problema noto da anni e serve dissuasione non cruenta, importante il supporto delle istituzioni agli agricoltori"

TRENTO. La grande presenza di Fenicotteri è un fenomeno con cui i risicoltori del Delta del Po, negli anni, si sono trovati a dover convivere ma che quest'anno, a cavallo tra i mesi di aprile e maggio quando avviene la semina, ha assunto proporzioni maggiori. Il problema? La specie migratrice, attratta dalla presenza di cibo – principalmente molluschi, piccoli crostacei e insetti – staziona nelle risaie, danneggiando irreparabilmente il raccolto dal momento che i semi, calpestati e "rimescolati", non riescono più a germogliare. E i numeri del danno, a detta del Consorzio Riso del Delta del Po, sono importanti: ad essere "denunciata" per il 2025 è stata la perdita di circa l'80 per cento del raccolto.
Per fronteggiare il problema, gli agricoltori si sono organizzati con vere e proprie ronde notturne – la notte è il momento in cui i fenicotteri rosa sono più attivi per l’alimentazione – cercando di spaventare i volatili con il suono del clacson, con i fari abbaglianti, o addirittura utilizzando cannoncini in grado di fare un "botto", modalità che però ha creato non poche lamentele tra i residenti nelle diverse aree agricole. Insomma, un vero e proprio problema di "convivenza" tra un comparto produttivo in difficoltà anche per l'effetto del cambiamento climatico, e una specie protetta da tutelare, e che rappresenta un valore aggiunto per la biodiversità e anche per il turismo.
Ma quali sono i contorni precisi di questo fenomeno, guardando alla sua evoluzione negli anni, e quali le possibili soluzioni? Ad analizzarlo, contattato da il Dolomiti, è il presidente dell'AsOER (Associazione Ornitologi dell'Emilia Romagna, ndr) Roberto Tinarelli che specifica subito: "Il problema dell'impatto dei fenicotteri sulle risaie è ormai noto e segnalato da diversi anni, ma è un dato di fatto che quest'anno l'impatto sia stato maggiore, complice il numero di esemplari nidificanti nelle Valli di Comacchio che è aumentato, e questo si è aggiunto al momento non certo positivo che sta attraversando la risicoltura".
Per comprendere meglio la situazione, spiega l'ornitologo, questa va analizzata nella sua totalità allargando lo sguardo anche all'intero bacino del Mediterraneo, e tenendo conto anche della sua "evoluzione" nel tempo.
"Il Fenicottero è una specie migratrice storicamente presente in stagni e lagune della Sardegna e delle regioni Tirreniche interessate dai movimenti degli individui nidificanti nelle colonie situate in Spagna, Camargue (Provenza, ndr) e Maghreb. Una forte siccità nei siti di nidificazione della Spagna negli anni ‘90 - spiega Roberto Tinarelli - causò uno spostamento della popolazione verso est e le prime nidificazioni in Italia, in Sardegna nel 1993, in Toscana nel 1994 e in Puglia nel 1996. Nel Delta del Po i primi avvistamenti della specie risalgono al 1992 e, dopo un incremento negli anni seguenti nelle zone umide costiere del Nord Adriatico, la specie ha cominciato a nidificare con successo nella Salina di Comacchio nel 2000 e nel 2008 in Veneto".
Da allora, sottolinea l'ornitologo, la colonia di Comacchio con in genere oltre 3 mila coppie (oltre 6 mila nel 2011 e nel 2022) è la più grande dell’Italia continentale. Guardando al presente, nel Ferrarese dove ricadono le aree in cui il "conflitto" tra risicoltori e fenicotteri è più marcato, il numero di individui presenti nell’arco dell’anno oscilla solitamente tra 8 mila e 12 mila, ma quest’anno è superiore. Da qui anche una maggiore presenza nelle risaie.
"Si tratta di una specie protetta, che non può essere considerata invasiva proprio alla luce della sua costante presenza nel tempo e che nei suoi spostamenti all’interno sosta anche in zone umide d’acqua dolce caratterizzate da specchi d'acqua liberi da ostacoli, come appunto le risaie, per procacciarsi del cibo – continua Tinarelli – e questo crea naturalmente dei problemi nei periodi in cui il riso viene seminato: in quest'ottica bisogna ragionare in termini di convivenza, pensando a delle soluzioni il più ponderate ed efficaci possibili".
L'ornitologo spiega come in altre aree europee, negli anni, siano stati messi in campo mezzi di dissuasione "non cruenta" e come, contemplando anche il supporto concreto delle istituzioni agli agricoltori in modo da non gravarli con ulteriori spese, sia possibile e auspicabile farlo anche sul territorio nazionale.
"L'utilizzo di cannoncini per spaventare i volatili a cui abbiamo assistito può avere un effetto negativo, oltre che sulla quiete pubblica, anche a livello ambientale, dal momento che può allontanare anche altre specie che normalmente frequenterebbero le risaie per nidificare – conclude Tinarelli – ed in molte zone europee sono stati attuati interventi mirati più efficaci tramite l'utilizzo, ad esempio, di dissuasori luminosi e sonori, il tutto pianificato con un attento studio. Va poi tenuto conto che i fenicotteri evitano risaie contornate da alberi e arbusti, e anche pensare a metodi di dissuasione 'passivi' non è assolutamente secondario: questo perché parliamo di un fenomeno ormai noto, e che va affrontato tenendo conto delle esigenze di entrambe le 'parti' in gioco, la produzione agricola e l'ecosistema naturale".












