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| 08 mag 2025 | 13:28

“Stop alla caccia su 475 valichi montani in Lombardia, quando il Veneto metterà fine al massacro degli uccelli migratori?”

L'appello arriva da Andrea Zanoni, consigliere regionale di Europa Verde, dopo la decisione del Tar della Lombardia di bloccare la caccia su ben 475 valichi montani interessati dalle rotte migratorie: “Questi luoghi – dice il consigliere – che dovrebbero essere santuari protetti, in Veneto continuano a trasformarsi in veri e propri teatri di massacro”

VENEZIA. Stop in Lombardia alla caccia su 475 valichi montani (in un raggio di un chilometro dagli stessi): dopo la sentenza del Tar, in Veneto Europa Verde chiede di “mettere fine al massacro degli uccelli migratori”. L'appello arriva dal consigliere regionale Andrea Zanoni, che mette in evidenza come solo due valichi in Veneto siano stati riconosciuti come zone protette.

 

“I valichi montani – dice – sono corridoi naturali cruciali per la migrazione dell'avifauna, punti di passaggio obbligati dove centinaia di migliaia di uccelli si concentrano durante i loro spostamenti stagionali. Questi luoghi, che dovrebbero essere santuari protetti, in Veneto continuano a trasformarsi in veri e propri teatri di massacro a causa dell'inerzia della Regione nel rispettare le normative di tutela. La legge è chiara: la Direttiva uccelli europea e la normativa nazionale sulla fauna e caccia impongono protezione per queste aree sensibili. Eppure durante l'approvazione dell'ultimo Piano faunistico venatorio, la maggioranza in Consiglio regionale ha deliberatamente ignorato le nostre proposte di individuazione dei valichi presenti nel territorio veneto”.

 

“Solo due valichi protetti su oltre trenta – prosegue il consigliere –: una decisione che tradisce la scelta deliberata di aggirare la legge per favorire i cacciatori. La Regione ha riconosciuto unicamente Monte Pizzoc (Treviso) e Monte Croce (Belluno) come zone protette, quando il territorio veneto conta più di trenta valichi che richiederebbero tutela. Il Tar Veneto aveva già censurato la Regione per questa grave mancanza, accogliendo il ricordo della Lega per l'Abolizione della caccia. Di fronte a questa inadempienza, oggi ho presentato un'interrogazione, sottoscritta anche dal collega Masolo, per chiedere se finalmente la Regione intenda estendere le tutele nel calendario venatorio 2025/2026”.

 

Sulla questione, come detto, il paragone è poi tracciato rispetto alla decisione presa dai giudici in Lombardia: “Nel frattempo – commenta infatti Zanoni – il Tar Lombardia ha inflitto una pesante sconfitta alla regione confinante, che aveva tentato di ridurre drasticamente le aree protette. I giudici hanno invece ordinato il divieto immediato di caccia su ben 475 valichi montani interessati dalle rotte migratorie, stabilendo una zona di protezione di mille metri attorno a ciascuno come previsto dalla legge statale su fauna e caccia. Ora la domanda è inevitabile: la Regione Veneto continuerà nell'illegittima protezione di soli due valichi, rischiando l'ennesima bocciatura giudiziaria, o finalmente si adeguerà alle normative? E’ inaccettabile che il Veneto abbia trascorso 33 anni privando gli uccelli migratori delle tutele previste dalla legge, per assecondare gli appetiti venatori di una minoranza. Chi risarcirà i danni irreparabili causati al patrimonio faunistico europeo?". Per Zanoni la responsabilità ricadrebbe "sulla Regione e sulla lobby dei cacciatori" mentre, dal 2022, con la nuova formulazione dell'articolo 9 "anche la Costituzione Italiana tutela esplicitamente la fauna selvatica". "Prima o poi - conclude il consigliere - qualcuno dovrà rispondere di questo immane danno ambientale perpetrato per decenni contro il patrimonio naturale comune". 

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