"Una pallottola per te e una per lo sciacallo dorato", minacce all’admin di Fototrappole Nordest: "Sui predatori solo disinformazione, talvolta anche strumentale"
Dopo un post relativo alla predazione di un asino, in cui l'admin sottolineava come questo rientrasse in una dinamica naturale, molti i commenti offensivi e minacciosi: "Lo sciacallo dorato fa parte dell'ecosistema del territorio: il mio non era un attacco all'allevamento estensivo, che considero legittimo e utile: ho solo sottolineato che animali tenuti allo stato semibrado, con recinzioni che per normativa non sono anti-predatore, non possono essere considerarsi completamente protetti"

UDINE. "Dopo un mio post sulla predazione di un asino allevato allo stato estensivo nel comune di Duino Aurisina ho ricevuto diversi commenti minacciosi, tra cui uno molto grave con scritto: 'Una pallottola per te e una per lo sciacallo dorato'. Non è la prima volta che accade, ma ritengo inaccettabile questo clima, anche perché la mia attività di fototrappolaggio è del tutto legale e finalizzata esclusivamente all’informazione e alla collaborazione con enti di ricerca che monitorano la diffusione di sciacalli dorati e gatti selvatici".
Questo il duro sfogo dell'amministratore della pagina Facebook Fototrappolaggio Nordest, attivo da anni in Friuli Venezia Giulia nonché punto di riferimento per chi si interessa della fauna selvatica sul territorio.
Riassumendo in breve la questione, a seguito di una predazione avvenuta nei giorni scorsi a Kohišče sul Carso triestino, l'amministratore aveva spiegato in un post che il fatto non doveva creare allarmismi, dal momento che rientrava perfettamente nel ciclo naturale di un ecosistema che comprende anche le predazioni, specificando come il pascolo estensivo di asini sia utile per l'ambiente naturale e come certi fatti non possano sfociare in episodi di disinformazione sul tema dei predatori.
E di qui la serie di commenti, minacciosi e offensivi, da parte di alcuni utenti che hanno spinto l'amministratore della pagina a sviluppare l'argomento, spiegando a il Dolomiti sia il suo punto di vista sulla questione sia le caratteristiche e le finalità della sua attività.
"Le predazioni fanno parte della dinamica naturale: sul Carso non ci sono lupi, ma da oltre quarant’anni è presente lo sciacallo dorato con una densità significativa. È una specie che fa quindi parte dell'ecosistema del territorio e il mio non era un attacco all'allevamento estensivo, che considero legittimo e utile: ho solo sottolineato che animali tenuti allo stato semibrado, con recinzioni che per normativa non sono anti-predatore, non possono essere considerarsi completamente protetti".
L'amministratore di Fototrappolaggio Nordest sottolinea come di frequente si cada nella "demonizzazione del predatore" a cui vengono attribuiti "riduzioni drastiche del numero di caprioli, lepri e innumerevoli altre specie e anche un presunto squilibrio ecosistemico".
Ma, viene specificato, quando si passa dal piano delle percezioni a quello dei dati empirici, il quadro che emerge è profondamente diverso. "I dati degli studi delineano una dieta degli sciacalli in larga parte opportunistica - spiega l'amministratore - e in larga misura associata a consumo di carcasse già morte o a resti derivanti dall’attività di caccia, senza negare comunque la predazione attiva su animali selvatici o allevati in modo estensivo, che rientra comune nelle dinamiche dell’ecosistema”.
"Esiste un problema culturale: molte persone tra cui tanti allevatori, pur competenti in ambito zootecnico, mostrano conoscenze limitate sulle dinamiche ecologiche e sulla fauna selvatica. Ne deriva – prosegue – un clima in cui ogni episodio alimenta conflitti e narrazioni prive di solide basi scientifiche. A livello nazionale si è consolidata una demonizzazione dei predatori, che localmente si traduce in una campagna di disinformazione sullo sciacallo dorato, sulla sua reale incidenza predatoria e sui danni effettivi rispetto a quelli potenziali o attribuiti senza dati oggettivi".
Alla luce di questa riflessione, gli chiediamo di raccontare i dettagli della sua attività di fototrappolaggio, portata avanti da anni "nel rispetto totale della legge, a differenza di come sostiene qualche leone da tastiera".
"Tutto è nato dalla mia passione per il fototrappolaggio, e da un percorso di collaborazione con l'Università di Udine riguardante il monitoraggio e il reinserimento di specie ittiche autoctone sul territorio. Negli anni mi sono poi specializzato – spiega – nella raccolta di dati sullo sciacallo dorato e sul gatto selvatico che vengono condivisi rispettivamente con l'ateneo friulano e con il Museo di Storia Naturale della Maremma, per contribuire alla mappatura della presenza delle due specie".
Ad essere specificato è come questa attività sia svolta nel pieno rispetto della legge e soprattutto delle numerose proprietà private presenti sul territorio.
"Se il terreno è privato – prosegue – chiedo sempre il permesso ai proprietari per installare le fototrappole, e molte volte sono loro stessi ad essere felici di questo. Se invece non riesco a risalire alla proprietà, evito giustamente di installarle. C'è poi chi ha insinuato che io alimenti la fauna selvatica, cosa non vera, e addirittura dei cacciatori mi hanno allontanato da determinati territori: questo evidentemente perché la tutela di un predatore può dar loro fastidio".
Infine, l'amministratore della pagina rimarca l'importanza di fare una corretta informazione sul tema, in modo "da non trasformare ogni singolo episodio in una minaccia generalizzata e ogni avvistamento di un predatore in un'invasione, oppure ogni dinamica naturale in anomalia da correggere".
"Purtroppo il problema è la disinformazione, sia quella nata dalla mancanza di conoscenza che quella costruita ad hoc e in modo strumentale: il rischio è quello di alimentare un conflitto artificiale, così come è avvenuto in altri territori con il lupo".












