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Sardagna, la frana si muove ma è tutto sotto controllo. "Ma prima di decidere sulla discarica servono dati scientifici"

Nessun pericolo imminente ma serve la stabilizzazione con lo stoccaggio di inerti. Antonia Romano: "Prima ci diano dati certi e studi scientifici"

Pubblicato il - 04 novembre 2016 - 12:00

TRENTO. Nella riunione congiunta delle commissioni Ambiente e Urbanistica del Comune, Mauro Zambotto del servizio geologico della Pat ha relazionato sulla frana a monte della discarica di Sardagna. “Nessun pericolo per la popolazione, per ora”, avverte il tecnico. Lo scivolamento, registrato a una profondità di 16 metri, sarebbe tra gli uno e i due millimetri all'anno. “Un cedimento che potrebbe aumentare con fenomeni meteorici di forte intensità”, con forti piogge insomma, ma “nessun pericolo reale e imminente per la popolazione”.

 

Il problema, che come abbiamo detto è monitorato da anni, è possibile affrontarlo con semplicità attraverso il deposito di materiale inerte ai piedi del cedimento. “Che sia attraverso l'intervento ad hoc di deposito di materiale – sostiene Zambotto – o che questo avvenga attraverso la costruzione di una discarica poco importa, e comunque non riguarda questo Servizio”. Riguarda però il Comune che proprio per approfondire la richiesta della ditta Sativa di utilizzare l'ex cava come discarica di inerti ha sentito la necessità di audire il parere del Servizio geologico.

 

“Certo che potevano anche sentire i tre geologi dipendenti dell'amministrazione comunale – afferma Zambotto – io non ho aggiunto nulla a ciò che diciamo da tempo. Io – afferma il tecnico – sono qui da poco ma c'è un fior fiore di delibere, di atti, di comunicazione tra noi e il Comune”.

 

A mettere in allarme alcuni consiglieri la scoperta che la Provincia non ha nessuno studio a disposizione sul movimento franoso della ex cava. “Ma questo non significa che non abbiamo dati e misurazioni e che non attenzioniamo il movimento franoso in modo rigoroso e scientifico. Significa soltanto – spiega il tecnico della Pat – che non siamo mai stati incaricati ufficialmente di redigerne uno”.

 

Ma questa giustificazione non basta alla consigliera Antonia Romano dell'Altra Trento: "Io non posso decidere sul futuro di quell'area se non c'è uno studio scientifico. Non è possibile affrontare una questione così delicata con questa superficialità: il pericolo è imminente o no?", si chiede la consigliera. "E' prioritario o no?". Prima di affrontare il merito della proposta - quella di farne una discarica - è necessario per l'esponente di sinistra "avere dati certi e non di parte". "Ci saranno comunque anche altri problemi se lì sarà fatta la discarica - avverte la consigliera - ad esempio l'impatto ambientale, l'inquinamento acustico, le polveri, il passaggio di camion". 

 

Il fatto poi che la soluzione per bloccare la frana sia il deposito materiali, e che la Sativa chieda di poter utilizzare l'ex cava proprio come deposito di materiali, ha suscitato la perplessità di qualcuno. Il consigliere Silvio Carlin, del Pd, si è chiesto se non sia “funzionale”.

 

Ma dall'assessorato all'Ambiente smentiscono: “L'attività economica è legittimata da una decisione pubblica, quella della pianificazione delle discariche. Ora – osservano – si tratta di unire l'interesse pubblico di fermare la frana con quello di adempiere alla pianificazione della gestione dei rifiuti”.

 

Sul tema ci saranno altri incontri e altri approfondimenti, anche perché la questione della discarica di Sardagna è annosa e dopo mille vicende (tra cui anche il sequestro dell'area per l'accertamento della presenza di materiali inquinanti stoccati nel periodo precedente al 2006) sembra ancora lontana la soluzione.

 

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