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Con Terre del Lagorai i vini di pregio ''tornano'' in Valsugana: nel 1901 Giulio Ferrari piantò qui il primo Chardonnay trentino

Da qualche stagione la Valsugana torna a riscoprire le sue valide, originarie peculiarità vitivinicole, relegando nel dimenticatoio certe produzioni artigianali di Clinto, Fragolino o altri rudimentali e stucchevoli vinelli (per non chiamarli vinacci). Nel fascinoso maniero di Castel Ivano un'azienda decisamente innovativa che ha messo a dimora due varietà classiche, Chardonnay e Pinot nero, senza tralasciare l’innovativa Solaris
DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 11 gennaio 2021

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

La Valsugana evoca rime fonetiche legate a tradotte ferroviarie militaresche - ''quando saremo fora fora'' … ''trovar la mamma'' - oppure a falsi stereotipi di fumanti quanto veloci polente, dimenticando che in questa vallata è coltivata la varietà di mais forse migliore da cuocere nel paiolo: Spin, unica e a rischio d’estinzione, salvata dalla caparbietà di alcuni contadini tra Caldonazzo e Borgo. Ma difficilmente stimola abbinamenti enologici. Nonostante sulla sponda del Brenta di Tenna già nel 1901 un tal Giulio Ferrari riuscì a vendemmiare uve del primo Chardonnay piantato in Trentino, producendo ben 250 (sì, duecentocinquanta) bottiglie stile champagne. Aprendo la via dolomitica per lo spumante classico.

 

Partendo proprio dalla Valsugana, dal luogo verso Tenna che per Giulio Ferrari, il fondatore del metodo classico italiano, rimarrà sempre la sua Vigna Madre. Una pagina di storia vitivinicola purtroppo devastata da vicende belliche, vigneti sradicati per battere la diffusione di parassiti come la Fillossera o dallo spopolamento rurale. Ma da qualche stagione la Valsugana torna a riscoprire le sue valide, originarie peculiarità vitivinicole, relegando nel dimenticatoio certe produzioni artigianali di Clinto, Fragolino o altri rudimentali e stucchevoli vinelli (per non chiamarli vinacci).

 

Sulle sponde del Brenta, versante sinistra in particolare, stanno rifiorendo vigneti che recuperano l’intuizione d’inizio ‘900 di Giulio Ferrari, proponendo mirate vinificazioni. Adesso, parliamo di Terre del Lagorai, azienda decisamente innovativa con vigneti a corollario del fascinoso Castel Ivano, un maniero che risale al XII secolo, struttura che ospita l’attrezzata cantina. Iniziativa imprenditoriale di un gruppo di amici, otto soci, cinque dei quali competenti viticoltori della zona; attività intrapresa esclusivamente per valorizzare una zona con integre potenzialità enologiche assolutamente da scoprire.

 

Hanno messo a dimora due varietà classiche, Chardonnay e Pinot nero, senza tralasciare l’innovativa Solaris, vite resistente, in quanto pianta in grado di produrre uve a bacca bianca senza ricorrere a trattamenti chimici. Le prime vendemmie hanno confermato la giusta intuizione della congrega lagoriana. I vini – con la regia enologica di Stefano Dalledonne - hanno carattere e precisa territorialità. Dimostrano come la Valsugana possa essere annoverata tra i ‘terroir del vino di montagna’.

 

Specialmente (adesso parleremo solo di questa versione) lo Chardonnay: porge profumi immediati di mela matura, una nuance limonosa, debutta in bocca con grazia e precisa potenza, distendendosi piacevolmente sotto una ritmata spinta acidula. Un vino da sorseggiare con lentezza, vino pure in grado di sfidare l’affinamento prolungato in bottiglia. Non a caso viene elaborato anche in versione spumante classico, perfettamente sulla scia di quel Giulio Ferrari ‘pioniere in Valsugana’. Ma di questo ne riparleremo.

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