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Dalla guerra alla prigionia in India, la dinastia del vino della famiglia Endrici protagonista di un film. La storia in "Così è la vite" della regista trentina Katia Bernardi

DAL BLOG
Di Ades, by Nereo Pederzolli - 15 maggio 2024

Cercherò di stuzzicare curiosità e piacevolezze. Lasciando sempre spazio nel bicchiere alla fantasia

Una dinastia enoica che interpreta un ambito vitivinicolo che racchiude una dialettica interna tra stilemi veraci legati alle origini dell’agricoltura trentina. Impegno e visione trasformando colture in cultura, con una interpretazione storiografica del concetto di "frontiera", la zona dove avviene interazione tra due diverse - seppur simili - cultura. Per capire - ma specialmente vedere - questi concetti, la famiglia Endrici - cognome da oltre un secolo pronunciato Endrizzi, la fonetica dialettale originaria divenuta inconfondibile marchio aziendale - ha scelto di essere protagonista di un docufilm.

 

L’anteprima di "Così è la Vite" della regista trentina Katia Bernardi è stato presentato al recente Trento Film Festival, selezionato dalla Giuria nella sezione "Orizzonti vicini", in un cinema gremito quanto mai, tra wine lovers e attenti spettatori richiamati dall’autorevolezza internazionale della kermesse cinematografica di Trento.

 

E’ un grazioso esempio di cinema contemporaneo, opera che gentilmente svela il volto quotidiano della famiglia di Paolo Endrici, una preparata compagine vitivinicola che coinvolge anzitutto i giovani figli, orgogliosi di consolidare il prestigio "endrizziano".

 

Da anni la nostra famiglia ha scelto di raccontarsi attraverso i canali social e il web e lo facciamo con convinzione per aumentare la fidelizzazione del pubblico al brand – racconta Lisa Maria Endrici, portavoce della famiglia e responsabile della comunicazione Endrizziin modo particolare dopo l’esperienza sui social da noi vissuta intensamente oramai da parecchi anni, abbiamo voluto svelarci attraverso i gesti e le abitudini che ci rappresentano nel nostro quotidiano in Cantina".

 

Un lavoro cinematografico raffinato che suggerisce il tema del cambio e della convivenza generazionale, altro aspetto cruciale dell’Italia del vino e non solo” – ha precisato Maria Concetta Mattei, volto conosciuto Rai e affascinante moderatrice del talk show che ha seguito la genesi del progetto fino dagli albori.

 

Autrice del docufilm è Katia Bernardi, pluripremiata regista trentina che si occupa da anni di raccontare storie attraverso immagini, dalle serie tv ai documentari d'autore, dalla pubblicità al racconto cinematografico con particolare attenzione a tutti i temi che riguardano le donne e l'arte, sia classica che contemporanea.

 

Così è la Vite richiama inoltre al ruolo delle famiglie che hanno scandito l’evoluzione del vino trentino. Figure decisive, fondamentali, nella narrazione enologica. Figure autorevoli, spesso ingiustamente dimenticate da quanti ora declamano il vino come eccellenza. Sono stati gli enoeroi del recente passato a interagire tra culture diverse, creando opportunità e dando visione ad un comparto viticolo sempre in cerca d’identità.

 

Uomini dal carisma come Edmund Mach e i pionieri delle cantine private. Tra questi un ruolo decisivo l’ha avuto proprio Franco Endrici, padre di Paolo, dunque il nonno della giovane brigata degli Endrizzi.

 

Franco, dopo una brillante laurea in giurisprudenza, si recò prima in Borgogna in una cantina francese e poi a Bingen sul Reno in una cantina tedesca per fare esperienza nel campo vitivinicolo. Restò all’estero più di un anno. Con lo scoppio della Guerra fu l’ufficiale di collegamento tra le truppe italiane e Rommel in Africa. Fatto prigioniero dagli inglesi, passò cinque anni in un campo di concentramento in India. Lì conobbe pure Heinrich Harrer, il conquistatore dell’Eiger, che da quel campo fuggirà per i suoi sette anni in Tibet.

 

Tornato in Italia, Franco Endrici conosceva perfettamente tre lingue straniere, aveva una grande cultura e grande apertura mentale, merce non particolarmente diffusa nel Trentino di allora. Fu uno dei primi produttori di vino a raccontare il Trentino in Germania e in Svizzera, rendendosi ambasciatore del suo territorio. Non credeva solo alla sua azienda ma anche alla collaborazione tra cantine. Per più 20 anni dal 1954 al 1975 fu il presidente del Comitato vitivinicolo e contemporaneamente presidente delle mostre del vino.

 

Fin dall’inizio portò idee di innovazione, oggi diremmo di marketing, nel settore. Nel 1956 propose la realizzazione della Strada del vino del Trentino. Negli anni in cui fu presidente del Comitato riuscì a creare un’atmosfera di collaborazione, dialogo e rispetto tra i produttori privati le cantine sociali, equilibrio non facile da creare e da mantenere. Poi il Comitato fu sostituito dal Consorzio e la collaborazione fra i comparti scomparve.

 

Torniamo al docufilm degli Endrizzi: riesce a mettere al centro dell’attenzione anche quanto non si vede. Il concetto di ambiente come insieme di sfide che si devono accettare senza illudersi di dare precise quanto definitive risposte. Cercando nella vite stimoli di vita.

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