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''Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me''

Il brano di questa domenica rappresenta certamente uno dei vertici del quarto vangelo, il vangelo secondo Giovanni, che viene letto dalla chiesa cattolica solamente nei cosiddetti “tempi forti”
DAL BLOG
Di Alessandro Anderle - 10 maggio 2020

Laureato in Filosofia e laureando in Scienze Religiose. Insegno Pluralismo e dialogo fra le religioni,

Gv 14,1-12 [In quel tempo], Gesù disse: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

 

Il brano di questa domenica rappresenta certamente uno dei vertici del quarto vangelo, il vangelo secondo Giovanni, che viene letto dalla chiesa cattolica solamente nei cosiddetti “tempi forti”. È, forse, il più “spirituale” dei quattro vangeli, nel senso speculativo del termine, ma non solo, proprio come ci mostra la presente narrazione.

 

Gesù, dopo la risurrezione, lascia alcune parole ai discepoli, una traccia consolatoria e fortificante che quelli possano seguire. Cerca di manifestare con poche e semplici parole il mistero del suo «essere nel Padre» - su cui si spenderanno fiumi di parole “teologiche” - e sembra anche lui rendersi conto della difficoltà “dialettica” della cosa: «Se non altro, credetelo per le opere stesse». Ed in che cosa «credere»? Nell'essere, di Gesù, «la via, la verità e la vita». La portata di questa affermazione appare dirompente, ed essenzialmente stupefacente.

 

«Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita”». La domanda di Tommaso suona quasi disperata: quello stesso Tommaso che, ora, dopo aver toccato il corpo di Gesù risorto, penetrandone le ferite, ebbene quello stesso Tommaso che ora ha “visto” la vita che è Gesù, la verità che è in lui, ora ha bisogno di conoscere la via da seguire per arrivare ad essere “in” quella vita ed “in” quella verità. Ed è proprio questa la vetta spirituale che il vangelo secondo Giovanni raggiunge.

 

Non può esservi una verità senza che vi sia una via e la vita; come non può esservi una via – si pensi al “mondo orientale”, ad esempio – che porti alla verità senza che sia radicata nella vita; ed, infine, non può esservi una vita, se non vissuta in una verità che comporti inevitabilmente una via. La verità che in Gesù, Gesù ci presenta è una verità “totale”, che vola oltre il mondo concettuale, per coinvolgere la vita nella sua dimensione più profondamente sensibile e più profondamente “reale”: la via in e per cui va vissuta. Provando a rifletterci, si viene ad un mistero che non è oscuro, ma da cui proviene la luce stessa, da cui si viene sempre alla luce: il mistero della vita a relazione.

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