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Letta ottavo segretario (in 14 anni) del Pd: ora c'è da ribaltare la linea Zingaretti dell'alleanza con l'M5S e del Draghi mal sopportato

Il primo compito di Letta, al di là delle vicende agiografiche, sarà quello di ricucire con Mario Draghi e riallineare un partito riottoso e malmostoso alla nuova leadership. Recuperare il tempo perduto dopo che tutti gli altri partiti si sono adeguati in un batter d’occhio. Dalla Lega “europeista” di Giorgetti, al M5S  purgato dai Di Battista e affidato a Conte, Tribunale di Catania permettendo. L’errore più grave di Zingaretti è stato infatti quello di non intestarsi l’operazione Draghi ma di subirla
DAL BLOG
Di Angelo Carrillo - 14 marzo 2021

Dal 1999 collabora al quotidiano Alto Adige per il quale ha curato per anni la rubrica settimanale di enogastronomia. Ha scritto per mensili e riviste tra cui l’Espresso e la guida ai Ristoranti d’Italia, la guida “Osterie d’Italia”, “Locande d’Italia” di Slow Food oltre a “Bar d’Italia” del Gambero Rosso 

Con una maggioranza bulgara di 860 voti favorevoli, 2 contrari e 4 astenuti, l’assemblea del Partito democratico ha oggi ratificato la scelta del gruppo dirigente di Enrico Letta come nuovo segretario del partito. L’ottavo in 14 anni di vita. Niente primarie, niente consultazioni. Ma un lascito pesantissimo: il minimo storico di consensi e gli errori politici della segreteria Bettini- Zingaretti fuggita nottetempo. 

 

Mai si era visto un segretario di partito defilarsi a due giorni dalla pubblicazione dei sondaggi che certificavano il fallimento della sua linea politica, lanciando strali a destra e manca, senza alcuna assunzione di responsabilità. Almeno nel Partito Democratico, che di segretari ne ha visti passare tanti sotto i ponti. Alla faccia dell’affidabilità. Un finale inglorioso, imbarazzante, per Nicola Zingaretti, nonostante il cordone sanitario  teso dall’informazione embedeed intorno alla sua segreteria. Il trattamento benevolo fino alla complicità. Il manganellamento mediatico degli avversari. Alla fine però, come sempre accade, la realtà ha presentato il conto. Salatissimo.

 

Il cul de sac in cui l’ha condotto Goffredo Bettini, commissario politico dalemiano, incaricato di stringere un’alleanza organica con i 5S in rotta, sotto le insegne di Giuseppe Conte, al motto “O Conte o voto”, si è rivelato per quel che era. Un bluff. Un suicidio politico. La risposta dell’avvocato di Volturara Apula è stata quella che ci si poteva aspettare da un professionista del trasformismo: arrivederci e grazie. Grillo chiamò e lo sventurato rispose. Vaghe promesse di future alleanze col Pd di chi è passato senza batter ciglio da Salvini alla Boldrini. Beato chi ci crede (Zingaretti a parte).

 

Un avversario in più, Conte, che oltre a un capitale di consenso politico personale costruito su un anno di governo d’emergenza pandemica si porta a casa un bel gruzzolo di voti Pd e una folla di groupies adoranti. E già solo per questo, chi nel Pd gli ha costruito il piedistallo, andrebbe cacciato in malo modo. Invece ha scelto il proprio successore. Richiamandolo dall’esilio parigino. Come Nino Manfredi in, “Straziami, ma di baci saziami”, in versione Conte di Montecristo che ritorna “ricco e spietato” per vendicarsi di Renzi e i renziani che lo disarcionarono dalla Presidenza del Consiglio con una altrettanto netta maggioranza bulgara di oggi. Ma ci torneremo su quella vicenda per amore di verità.

 

Il primo compito di Letta, al di là delle vicende agiografiche, sarà invece quello di ricucire con Mario Draghi e riallineare un partito riottoso e malmostoso alla nuova leadership. Recuperare il tempo perduto dopo che tutti gli altri partiti si sono adeguati in un batter d’occhio. Dalla Lega “europeista” di Giorgetti, al M5S  purgato dai Di Battista e affidato a Conte,  Tribunale di Catania permettendo. L’errore più grave di Zingaretti è stato infatti quello di non intestarsi l’operazione Draghi ma di subirla e, peggio, venire commissariato per la prima volta da un governo tecnico come accaduto solo alla destra in passato. Uno smacco terrificante. Mai ammesso né elaborato.

 

 

Con Letta la navigazione dovrebbe invece risultare più semplice, non solo per il fatto di aver già governato con Berlusconi e la destra in passato, e di non appartenere a quella sinistra naif che ha già eletto Draghi come il suo nuovo nemico, ma perché la sua segreteria apre nuovi scenari e alleanze alternative ai 5S. Persino con il supposto arcinemico Renzi. Vedremo

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