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| 27 marzo | 12:07

Referendum, con la vittoria del No e il consenso popolare alla magistratura un potere quasi assoluto: c'è chi parla di far nascere il 'partito dei pm' ma siamo sicuri non esista già?

DAL BLOG
Di Angelo Carrillo - 27 marzo 2026

Comunista, cinefilo lukacsiano, dal 1999 collabora al quotidiano Alto Adige per il quale ha curato la rubrica settimanale di enogastronomia. Ha scritto per mensili e riviste tra cui l’Espresso e la guida ai Ristoranti d’Italia, la guida “Osterie d’Italia”, portavoce Slow Food Alto Adige, è tra i maggiori esperti di cultura agroalimentare altoatesina.

Se io avessi previsto tutto questo…

 

 

Qualche decennio fa, quando era ancora un riformista di sinistra, Massimo D’Alema amava ripetere che la Sinistra era nata per difendere i deboli, non i potenti magistrati. Erano gli anni della Bicamerale, c’era stata tangentopoli, e noi giovani lo contestammo aspramente considerandola una trappola per fare risorgere il Cavaliere in disgrazia. Avemmo ragione, sul momento. Col tempo però, alcuni di noi capirono che il riformismo era anche questo: cambiare le regole insieme. Il principio era giusto, ma il tentativo era naufragato come ogni altro progetto politico del leader Maximo. A rileggerla oggi, la bozza Boato, appare effettivamente un guazzabuglio indigeribile rispetto alla scarna riforma appena bocciata dal referendum. Se lo sconfitto è principalmente la destra che non ha resistito al richiamo della foresta di caricarla di un senso di rivalsa verso la magistratura questa è stata spregiudicatamente cavalcato da una sinistra in cerca di riscatto e di scalpi da esibire alla sua nuova anima populista. Uno spettacolo indecoroso. Con un effetto imprevisto.

 

Chi festeggia in queste ore, infatti, non sembra aver ben compreso cosa sia successo il 23 e 24 marzo 2026, a parte i magistrati. Spiace fare i soliti guastafeste, ma lo schiaffone politico alla Meloni e qualche testa del suo governo rotolata sono solo un blando contorno, il contentino alla folla plaudente (e forse anche un messaggio mandato alle procure di un 'ritorno a casa' di Meloni e soci storicamente giustizialisti e manettari e solo di recente diventati 'garantisti'), mentre il piatto forte, la vera posta in gioco, se lo godono altri. La magistratura come potere autonomo e sostanzialmente insindacabile non solo ne esce confermata ma enormemente rafforzata grazie, novità assoluta, alla legittimazione del voto popolare. Molti alti magistrati accorti, e meno militanti, lo stanno segnalando da giorni indicando la via del dialogo. Inutilmente?

 

 

Un Potere per molti versi eccezionale, dicevamo, certamente unico al mondo. Le conseguenze per l’assetto istituzionale del Paese appaiono meno rassicuranti di quanto appaia, segnalando un nuovo ed inedito sbilanciamento dei poteri dello Stato verso le sue burocrazie. Persino il Presidente della Repubblica, infatti, in caso di messa in stato di accusa viene giudicato dai giudici della Corte Costituzionale integrata da 16 cittadini sorteggiati e i giudici ordinari, mentre i magistrati sono sottoposti solo ed esclusivamente al loro organo di autogoverno, il Consiglio Superiore della Magistratura, che essi stessi eleggono. Non per caso nella sua attuale elettività rappresentativa viene definito il “parlamentino”: determina carriere, promozioni ed esiti delle azioni disciplinari che il guardasigilli può solo promuovere. Non ha potere legislativo, ma di indirizzo o consultivo.

 

 

Molti magistrati hanno stappato lo spumante, esibendo una totale noncuranza del decoro istituzionale. Addirittura, hanno festeggiato al grido ''chi non salta Meloni è''. Come dar loro torto. E con loro brindava la redazione del Fatto Quotidiano che con pm e magistrati da sempre va felicemente a braccetto svelando inchieste, risultando sempre ottimamente informati su quanto accade nelle procure. Non a caso il giornalista Andrea Scanzi lo ha detto chiaro e tondo in un suo post: i vincitori del referendum sono certamente i cittadini, i partiti di opposizione ma anche e soprattutto il Fatto Quotidiano e i magistrati con Gratteri in testa. Insomma chi le inchieste le fa e chi le inchieste le racconta (di come queste si concludano, poi, non sempre interessa) secondo un reciproco scambio di soddisfazione.

 

 

Ma torniamo ai magistrati. Un Potere senza più veri argini, nemmeno quelli dell’opinione pubblica, grazie al consenso popolare ottenuto nel referendum, a parte le leggi. E c'è già chi parla di far nascere ''il partito dei magistrati''. Ma davvero servirebbe? O c’è già nei fatti? Con la possibilità che il Movimento 5 Stelle scali il Pd (le primarie sono a un passo e la strada sembra tracciata) il governo amico è a portata di mano spinto forte anche dall'ottimo Fatto. Allarmismo? Fatta salva la buona fede e il sincero spirito democratico della maggior parte dei magistrati chi determina le carriere di essi, le giudica, ne condiziona anche il corso e il pensiero? Va bene rispondiamo di ''Sì'' alla precedente domanda. Allarmismo. Ma chi conosce la Storia sa che questi passaggi non sono mai indolori e che una volta conquistato il potere nessuno lo molla volontariamente. Si scatenerà una guerra fra “correnti” ( abbiamo deciso deliberatamente di salvarle senza se e senza ma, nonostante il forte disagio segnalato da un gran numero di magistrati) dalle conseguenze imprevedibili?

 

 

Ne abbiamo già avuto i primi assaggi, oltre ai festeggiamenti esibiti e giustificati, nonostante le norme comportamentali di ogni funzionario pubblico e ancor più dei magistrati, che non solo devono essere imparziali, ma devono anche apparirlo, abbiamo assistito al pubblico dileggio di un Presidente del Consiglio e di un magistrato portavoce del Si. Un giornalista del fronte del sì minacciato con una condanna a tre anni e mezzo per diffamazione. Segnali. Il tutto negli ultimi due giorni. Nelle settimane scorse la minaccia di retate ai giornalisti avversari, persino la minaccia di verificare cosa le persone comuni scrivono nei loro social. Folclore? Esasperazioni? Messaggi? Pizzini? Nessuno è intervenuto, non l’attuale Csm, per rassicurare i cittadini e giornalisti nelle loro primarie libertà dalle frasi di Gratteri e altri magistrati.

 

Con che animo i normali cittadini, persone deboli e spesso vulnerabili, entreranno oggi in tribunale sapendo che un procuratore capo studia i loro social per sapere come la pensano? 14 milioni di cittadini che hanno votato contro la Meloni o convinti di difendere la Costituzione, hanno forse indirettamente dato le chiavi del Paese ai magistrati? Una delega quasi in bianco a chi ora dovrebbe autoriformarsi non essendoci fino ad ora mai davvero riuscito?  Una prospettiva che solo a immaginarla inquieta. Impossibile? Un'iperbole? Speriamo.

 

L’ottimismo della volontà ci porta infatti a pensare che le scene di giubilo viste in TV non siano frutto della soddisfazione per un risultato ottenuto, ma il sollievo per la fiducia che il popolo italiano ha loro rinnovato. Anche perché non potrebbero essere l’ultima volta, isolando coloro che sono usciti fuori dal seminato in questi giorni e magari, aver…. modo di riparare a qualche torto.

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