"Addio piccola Shira: l'ultimo legame con la mia mamma. Avevi un carattere terribile ma il tuo buffo storto sorriso non lascerà mai la mia anima"

Ribelle quanto basta amo gli animali e in particolare i gatti. Inseguo sempre i miei sogni come quello di scrivere e da sempre racconto storie spesso e volentieri di mici e micie.
È passato poco più di un anno. Poco più di un anno da quando ti ho dovuto dire addio, mia piccola Tina. E ieri ho dovuto passare attraverso lo stesso identico e cocente dolore. La mia terribile micetta, scorbutica, unica al mondo, con la sua bocca storta e i suoi occhioni blu ha lasciato questo mondo.
Shira, la siamese dal carattere infernale, ultimo legame con la mia mamma, ieri è morta fra le mie braccia, dopo che ho dovuto mettere fine alla sua vita, perché stava soffrendo in maniera indicibile.
E mentre stava succedendo, quasi incosciente, con la testolina fra le mie mani faceva le fusa, lievi lievi, come il battito di una farfalla. Devo dirti addio in qualche modo. E' difficile. Difficilissimo.
Non ci riesco neanche questa volta. Sei stata la compagna di vita prima della mia famiglia di origine e poi da quattro anni della mia, per diciannove lunghi anni. Una vita.
Eri terribile...comandavi a bacchetta le altre tre, soprattutto da quando a Tina, vecchia e autoritaria, era succeduta Nina, piccola e dolce.
Liuba e Calypso ti stavano lontane come il demonio perché non ti lasciavi passar la mosca al naso, come si suol dire.
Ingorda quanto basta, ovviamente di tutte le pappe fuorché quelle che avresti dovuto mangiare, giravi per la casa con fare aristocratico, come una regina del bel mondo. Eppure con me diventavi una cosa diversa.
Eri la mia ombra. Eri la mia piccola ombra scura. Mi seguivi ovunque e ti arrabbiavi da morire se osavo solamente di pensare a chiuderti fuori dalla porta. Mai sia. Dentro di te sapevi che io ti avevo salvato dopo un mese in casa da sola, dove ti portavo da mangiare, avevo deciso, nonostante il tuo caratteraccio, di portarti nella mia di casa dalle altre tre.
Non avrei mai potuto abbandonarti e tu lo sapevi. Era stata una cosa difficilissima, all'inizio quasi impossibile ma mai e poi mai avrei gettato la spugna.
E piano piano, con la testa dura che mi contraddistingue e tanta tanta dolcezza ci ero riuscita. Con me ti facevi fare di tutto: dare le medicine, strapazzare le orecchie di coccole, accarezzarti la pancina. La mamma ti aveva insegnato ad accoccolarti dicendoti "mettiti comoda" e tu lo facevi, felice, sulle mie ginocchia.
Solo con me. Per il resto del mondo restavi una scorbutica intrattabile vecchia gatta testona che si faceva affascinare solo quando le capitava una figura maschile. Mica scema.
Scrivere mi aiuta. In qualche modo allevia il dolore, anche se è un palliativo, ne sono conscia. Non riesco a dimenticare che due settimane fa eri arzilla e rompiscatole come sempre e dopo una subitanea serie di avvenimenti bruttissimi, domani tornerai a casa in una piccola cassettina, insieme alle tue vecchie amiche, Ophelia e Tina. Tutti mi dicono: "Devi essere felice, ha fatto una bella lunga vita". Lo so.
Il punto è che l'amore di un animale è puro, innocente, ti accompagna nel cammino della vita silenzioso e fedele. Perché lui ha solo te. E davvero io credo che, come diceva Anatole France, "Fino a quando non avrai amato un animale, una parte della tua anima rimarrà sempre senza luce".
Arrivederci mia piccola, terribile Shira. Ora sei con la mamma. Chissà se, con il tuo aggressivo cipiglio, riuscirai a fare amicizia con gli altri sul Ponte dell'Arcobaleno. Forse sì. Perché in fin dei conti è solo una maschera, il tuo grande amore per me lo dimostra.
Stanne certa però. Nel mio cuore resterai per sempre. Il tuo buffo storto sorriso non lascerà mai la mia anima. Mai.











