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Va bene la spinta nazionale, ma per governare la Provincia qualcuno ha un programma?

Prima di parlare di un’automatica, e del tutto gratuita, trasposizione di meriti dal nazionale al locale, sarebbe necessario chiarire su quali basi, cioè su quali valori e su quali programmi si ritiene di poter chiedere questa legittimazione. Vale per tutti: per il Centrodestra, per il Centro Sinistra Autonomista, per i Cinque stelle
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Di Eleonora Angelini - 12 marzo 2018

Giornalista appassionata, approfondisce temi di carattere politico, storico e sociologico

C’è chi festeggia, euforico, per un risultato superiore alle più ardite previsioni: il centrodestra. C’è chi cerca di fare buon viso a cattiva sorte, frastornato da una sconfitta pesante e del tutto inaspettata: il Centro Sinistra Autonomista. C’è chi trionfa, perché è il primo partito, ma si deve accontentare di un bottino di seggi assai modesto: i Cinque Stelle. È il bilancio di un 4 marzo che, per l’ennesima volta, allinea il Trentino ai climi nazionali. Al contrario, ancora una volta, in Alto Adige le cose sono andate diversamente: ossia come indicato dal vero e incontrastato padrone di casa, la SVP.

 

Il dopo voto, da parte di chi ha vinto, è denso di commenti compiaciuti, accompagnati da propositi bellicosi su ciò che riserverà il futuro. Propositi, vale la pena sottolinearlo, più che rivolti alla dimensione nazionale, concentrati sulle elezioni provinciali di ottobre. Chi ha perso è impegnato a ricercare cause, colpe, o a mettere in atto complessi esercizi di autocritica o di autoassoluzione, a seconda delle circostanze o delle sensibilità. Analoga a quella dei vincitori è l’attenzione spasmodica al come preparare una sfida, quella d’autunno, che sarà comunque impegnativa e dagli esiti non certo scontati. In questo il dopo voto ha prodotto una vera e propria rivoluzione: un radicale cambio di clima, anzi di percezione collettiva, rispetto a solo una settimana fa.

 

Prima del voto, la prospettiva che il Centro Sinistra Autonomista sarebbe stato vincente all’appuntamento d’autunno, era fortemente e ampiamente accreditata. Al punto che molti tra i suoi più autorevoli protagonisti si sentivano autorizzati a spendere le loro migliori energie nelle diatribe interne, nelle liti, nei testa a testa su questioni di mero protagonismo personale. Tanto, vista la situazione favorevole - così probabilmente pensavano - i voti sarebbero arrivati comunque. Da parte sua, il centrodestra aveva la consapevolezza, alimentata dai sondaggi favorevoli, che avrebbe beneficiato del traino nazionale. Tuttavia, le possibilità di successo erano più un caldo auspicio, che una convinzione generalizzata. A soli pochi giorni di distanza la situazione è radicalmente cambiata: il Centro Sinistra Autonomista ha visto vacillare le sue certezze e il Centro Destra ha ripreso decisamente fiato.

 

Un discorso a parte meritano i Cinque Stelle che, fieri del loro magnifico isolamento, sembrano decisi ad attendere, sulla riva del fiume, il fallimento dell’antica politica per poi prendere la situazione in mano. In questo scenario spicca un punto critico che fa temere il peggio: l’automatica trasposizione del livello nazionale in quello locale. Il riferimento non è tanto alle fisiologiche differenze di propensione al voto che fino ad oggi si sono riscontrate tra i due livelli. Ciò che davvero preoccupa è che sulla base dei programmi provocatoriamente irrealistici e tra loro contraddittori con i quali si sono proposti al giudizio delle urne, i vincitori delle elezioni di Camera e Senato ritengano di aver acquisito la legittimazione necessaria per candidarsi autorevolmente al governo del Trentino.

 

Una legittimazione che, chiunque ambisca ad assumersi un così gravoso onere, non può derivare dalle sconcertanti performance nazionali, ma da seri, credibili, convincenti e praticabili programmi confezionati su misura sulle nostre caratteristiche istituzionali e sulla nostra reale situazione economica e sociale. Quindi, prima di parlare di un’automatica, e del tutto gratuita, trasposizione di meriti dal nazionale al locale, sarebbe necessario chiarire su quali basi, cioè su quali valori e su quali programmi si ritiene di poter chiedere questa legittimazione. Vale per tutti: per il Centrodestra, per il Centro Sinistra Autonomista, per i Cinque stelle e per chiunque altro intenda mettersi seriamente e responsabilmente in lizza per gestire l’Autonomia del Trentino, la sua eredità, il suo presente, il suo futuro.

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