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Verso le provinciali del 2018: tanti criceti, aspettando la lepre

L'Upt tenterà di rilanciarsi forse con un altro nome, il Patt ha espulso le ali estreme e intanto guadagna Walter Viola, del Pd quel che emerge, ora più che mai, è l'anima rissosa e i Valduga, Oss Emer e gli altri Civici sembrano ancora poco conosciuti fuori dai loro Comuni. La politica è ferma e l'antipolitica corre
DAL BLOG
Di Eleonora Angelini - 25 marzo 2017

Giornalista appassionata, approfondisce temi di carattere politico, storico e sociologico

Il clima politico che respiriamo in trentino è sempre più teso, preoccupato e incattivito, e l'antipolitica prefigura scenari inquietanti. C’è davvero da preoccuparsi, ma per i partiti tradizionali nulla sembra mutare, quasi ritengano sufficiente convincere loro stessi, con le parole e i comportamenti di sempre, per convincere un elettorato che di queste parole e di questi comportamenti non si fida più. Prescindiamo nell’analisi da Cinque Stelle e Lega che dall’antipolitica succhiano linfa vitale e consensi e concentriamoci sul resto del panorama politico.

 

Cominciamo dalla maggioranza. Tutto sembra febbrilmente in moto, ma come fanno i criceti in gabbia, questo moto è di fatto apparente, almeno così è sembrato in questi ultimi mesi. È in moto l’UPT, che annuncio dopo annuncio si appresta a dar vita al nuovo soggetto civico che differisce dall’attuale soggetto civico perché assomiglia un po’ di più al precedente soggetto civico, cioè la Margherita. Il carisma di Lorenzo Dellai, un tantino sbiadito, trasmette analisi politiche sempre convincenti ma poco concludenti. Gli fa da contro canto Tiziano Mellarini certamente più concludente ma politicamente meno consistente: almeno come visione generale. E allora? Salvo sorprese dell’ultima ora arriverà una nuova sigla, giocata su qualche suggestione più accattivante, ma pochi hanno fiducia che questo sarà realmente in grado di convincere chi della politica non si fida più. Alla meglio potrà intercettare qualche frangia centrista e qualche civico sensibile al fascino territoriale di tradizione dellaiana.

 

Poi c’è il PATT. Anche qui gli effetti annuncio non sono mancati. L’apertura degli Autonomisti a nuovi mondi è da più di un anno che viene proposta e riproposta, ma finora più che aggiungere nuovi adepti ne ha sottratti. Prima Mauro Ottobre, poi l’ala estrema degli Schützen quindi Walter Kaswalder. È ben vero che tutto questo ha liberato il partito dalle frange più inaffidabili o estreme, ma il nuovo spazio così creato non è stato fino ad ora reintegrato. L’encomiabile attivismo di Franco Panizza ha molto seminato e ha già sortito qualche interessante aggancio: uno tra tutti Walter Viola,* figura importante di Progetto Trentino. Resta da vedere quanti frutti potrà raccogliere nei prossimi mesi, anche per quel che riguarda i destini di Carlo Daldoss, assessore tecnico nominato da Rossi, perennemente in bilico tra la tentazione di creare una nuova lista civica e la prospettiva di entrare nel PATT aprendo nuovi orizzonti interni. Anche in questo caso, se non proprio impegnato a girare su se stesso, il PATT non sembra ancora in grado di innestare in modo convincente e incisivo la marcia del cambiamento.

 

Passiamo ora al Partito Democratico, il pezzo forte della coalizione. Il sovraccarico di anime diverse e rissose è un tratto antico che ha mantenuto tutta la sua attualità. Zeni, Olivi, Borgonovo Re, Kessler, Filippi e Tonini, solo per fare alcuni nomi, non sembrano proprio intenzionati a vogare tutti insieme. In più, la scissione in atto, anche se in sede trentina non sembrerebbe fare grandi danni, può indebolire il brand nazionale quel tanto da arrecare anche qualche perdita in ambito locale. Una complessità di situazioni interne e un interferire di fattori esterni che difficilmente consentirà al partito dell'ex segretario Renzi di trovare l’unità di intenti e la forza propulsiva necessari per rilanciare i propri consensi.

 

Un ragionamento a parte meritano i Civici. Sono molti e ben piazzati, a cominciare da un figlio d’arte, Valduga, figlio di quel Guglielmo che nella DC è stato un personaggio di primissimo ordine. C’è poi il suo quasi conterraneo Stefano Bisoffi, personaggio di pregio che presidia la Bassa Vallagarina extraurbana. Quindi Oss Emer che ha conquistato una roccaforte, quella perginese, che sembrava inespugnabile. I molti altri sono meno noti, ma tutti in grado di presidiare i rispettivi territori. Sulla carta è un’armata forte e temibile, ma con due punti deboli: il poco tempo a disposizione per farsi conoscere fuori dai territori di riferimento, che pur consistenti rappresentano una frazione contenuta del più ampio potenziale elettorato provinciale; il fatto che il dissenso e lo scontento, elettorato ambito e diffuso, è più facilmente intercettabile dai Cinque Stelle o dalla Lega piuttosto che da un “civismo” ancora non ben identificabile.

 

Concludiamo con Forza Italia. La situazione trentina è profondamente diversa da quella nazionale e tentativi del tipo “ Große Koalition” modello Tedesco sono del tutto improbabili. Quello che resta è un tentativo di raccogliere forze minori, fuoriusciti dal PATT o reduci di Progetto trentino, ma senza prospettive di affermazioni significative.

 

Guardando all’appuntamento elettorale del 2018 tutto è possibile, ma appare oggettivamente molto improbabile che il Centro Sinistra Autonomista perda abbastanza, quindi ben più del 20%, da andare sotto la soglia del 40% che assicura il premio di maggioranza. Improbabile ma non impossibile se il numero dei votanti non lieviterà, come è già accaduto in occasione del referendum costituzionale del dicembre scorso provocando mutazioni oggi non prevedibili. Quindi, per essere più tranquilli, l’attuale coalizione di governo ha solo due strade: o trova il modo di imbarcare i Civici, ricorrendo a Daldoss come catalizzatore, accettando un nuovo concorrente in casa; oppure trasformando il criceto che si affanna alla ruota dei soliti riti in una lepre che sfreccia sui vecchi e sui nuovi elettorati.

 

*PRECISAZIONE DI WALTER VIOLA: "E' vero come da Lei riportato che la fase politica che stiamo attraversando è molto movimentata e confusa e, parafrasando Bauman se la società è liquida la politica è gassosa.

Per quanto mi riguarda sono stato e resto un popolare che cerca di esprimere tale posizione e tale cultura politica in Consiglio Provinciale, interrogandosi sempre sulla modalità più opportuna per interpretare tale opzione.

Ciò detto la scelta politica di aderire a PT è a tutt'oggi valida ed è nell'ambito di una posizione popolare e di responsabilità che corrisponde alla mia sensibilità e alla mia storia, posizione sulla quale ci sarà sempre il mio impegno".

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