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Da Cerci a Santon, quando la visita medica fa saltare il trasferimento

I due giocatori dovevano accasarsi uno al Bologna e l'altro al West Ham e invece tutto è saltato per i loro vecchi guai al menisco eppure continuano a giocare uno nell'Atletico e l'altro nell'Inter: ecco perché
DAL BLOG
Di Livio Zerbini - 04 settembre 2016

Fsioterapista, preparatore atletico negli sport di squadra e consulente sport individuali (sci di fondo, ciclismo, atletica) sia per amatori che atleti professionisti.

Il calciomercato che tanto appassiona molti italiani, soprattutto nelle calde giornate estive, si è ufficialmente concluso il 31 agosto alle 23. Tra colpi riusciti, acquisti sfumati all'ultimo e tanti soldi spesi (per la serie A un volume di 700 milioni di euro movimentati, fonte Transfertmarket) un aspetto spesso trascurato è emerso in maniera lampante durante quest’ultima sessione: l'importanza della condizione fisica e di salute dei giocatori. Ne sono esempi eclatanti i casi di Davide Santon, che l’Inter ha cercato di vendere prima al West Ham e poi al Napoli, senza riuscirci, poiché il giocatore non ha passato le visite mediche, e Alessio Cerci, che per lo stesso motivo non è passato dall’Atletico Madrid al Bologna. Ma i problemi fisici e di salute non condizionano solo trattative in essere, modificano in maniera considerevole anche le strategie di mercato.

 

 

Basti pensare alla Roma, che si è trovata priva di 2 difensori importanti come Antonio Rudiger e Mario Rui, o la Juventus, che con il brutto infortunio occorso a Marchisio ha cercato fino all’ultimo un centrocampista di livello per sostituirlo. Ma cosa vuol dire “non ha passato le visite mediche” ? Esistono test che possano dirti se l’atleta è sano o malato? No, per la maggior parte delle condizioni patologiche non ne esistono, altrimenti non si spiegherebbe perché Santon continua a giocare nell’Inter dopo aver fallito le visite mediche del West Ham e del Napoli. Quello che si valuta in questi casi è la possibilità che il giocatore possa andare incontro ad un nuovo infortunio e la capacità del suo fisico di sopportare allenamenti e partite di alto livello. Le analisi cliniche e i test forniscono spesso delle percentuali, delle possibilità, quasi mai delle certezze.

 

Sia Santon che Cerci sono stati operati di menisco. Santon è stato operato nel 2010 mentre Cerci il 10 maggio 2016. Solitamente il tempo necessario per tornare alla piena pratica agonistica senza restrizioni dopo un’operazione al menisco (meniscectomia parziale) varia dai 54 agli 89 giorni, con una media di 79 giorni per operazioni al menisco mediale e 61 giorni per operazioni al menisco laterale (Kim et al 2013). È probabile che Cerci sia stato valutato non ancora pronto dallo staff del Bologna in quanto ancora nella fase finale del processo di riabilitazione. Sarebbe stata una scommessa: lo acquistiamo, continuiamo la riabilitazione e speriamo torni ad alti livelli, con i rischi però delle complicanze a lungo termine, come successo col caso di Santon.

 

E quali sono le complicanze a lungo termine dopo un’operazione al menisco? La più importante è lo sviluppo di un artrosi precoce che comporta dolore, infiammazione e riduzione della forza muscolare dell’arto interessato, con ovvie conseguenze negative sulla performance atletica. È questa la complicanza con cui convive Santon e che gli staff sanitari di West Ham e Napoli hanno valutato in maniera negativa. Purtroppo ci sono infortuni anche più gravi rispetto ad un problema meniscale, quali, per esempio, le rotture dei legamenti crociati anteriori, occorse a Marchisio, Rui e Rudiger. Solitamente i giornali e gli ortopedici indicano in sei mesi il tempo per il ritorno in campo dopo questi infortuni. Quello che spesso non si sa è che la letteratura scientifica indica almeno sei mesi come tempo minimo, ma con una media che varia dai 6 ai 12 mesi! Anzi, sopra i 6 mesi per ogni mese di ritardo nell’ingresso in campo (continuando con la fisioterapia) si riduce del 51% il rischio di un nuovo infortunio al legamento crociato operato (Grindem et al 2016).

 

Chiudo con una nota per riflettere: per un infortunio con rottura al crociato anteriore, una squadra in Nba investe solitamente dieci mesi per il recupero completo del suo giocatore, considerato patrimonio importantissimo della società, mentre in Italia spesso ci si accontenta dei sei mesi..

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