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Aspettando i territori mettiamo al sicuro l'autonomia a Roma

Caro Luis Durnwalder, si poteva agire con maggiore concertazione e tempestività. Ma le critiche mi sembrano ingiuste e non pertinenti. Nel mentre Convenzione a Bolzano e Consulta a Trento lavorano al progetto di nuovo Statuto occorre mettere la nostra autonomia al riparo dagli effetti di una riforma costituzionale statalista
DAL BLOG
Di Lorenzo Dellai - 05 settembre 2016

Eletto presidente della Provincia di Trento per la prima volta nel 1999 resta in carica fino al 2012 quando si dimette per entrare poi alla camera dei deputati con la lista Scelta Civica nel 2013. Oggi è alla guida di Democrazia Solidale

5 Settembre, Giornata dell'Autonomia. Un punto è chiaro, quel 5 settembre del 1946 fu sottoscritto un Accordo che per le nostre comunità a Nord e a Sud del Brennero si è rivelato una pietra miliare. Certo, non tutto filò liscio, dopo. Sappiamo bene che nella metà degli anni 60 tocco' a persone lungimiranti riprendere in extremis il disegno che era stato strappato: Kessler, Magnago, Berloffa e assieme a loro statisti di alto profilo, a Roma come a Vienna. Le resistenze nazionaliste e le lusinghe dell'estremismo furono sconfitte. E riprese un lungo cammino di convivenza e di benessere per questa nostra strana e straordinaria Terra tra i monti.

 

Siamo ancora in questo cammino, su questo sentiero che talvolta si fa periglioso e si nasconde nella nebbia. Ci serve una bussola. Dobbiamo stare in cordata. Abbiamo bisogno di guide esperte ed autorevoli. La riforma dello Statuto ( personalmente parlo di Terzo Statuto con molta ritrosia ) diventa così l'occasione per un grande ragionamento collettivo sul nostro futuro, sul senso della nostra avventura, sull'idea di società che vogliamo. Non facciamoci illusioni: in questo tempo di verticalizzazione e di individualismi, le insidie alla nostra specialità non derivano tanto da oscure manovre di Roma o dalle pulsioni invidiose dei territori vicini. Derivano dal ciclo storico nel quale siamo e dalla trasformazione del contesto culturale, sociale ed economico che aveva prodotto le premesse del progetto autonomistico.

 

Ricordiamoci sempre che non esiste costituzione autonomistica formale senza una costituzione materiale che la innervi e la animi. Ed è la nostra costituzione materiale che oggi è messa sotto stress dai cambiamenti globali. Non dobbiamo avere troppa paura. Questa stagione difficile e per molti aspetti inquietante può essere per noi una grande opportunità. Sulla base del nostro tessuto civile e della nostra storia, ma anche in forza dei grandi investimenti che in questi decenni abbiamo fatto in cultura, formazione, ricerca, noi possiamo rielaborare un modello di democrazia e di sviluppo capace di dare risposte convincenti alla crisi di sistema dalla quale nessuna vecchia ricetta centralista e individualista - per quanto rinverdita con messaggi di efficienza - può tirar fuori il nostro Paese e l'Europa.

 

Per questo il lavoro che le istituzioni hanno avviato a Trento e a Bolzano ( peraltro è urgente e fondamentale rafforzare il raccordo tra i due percorsi ) deve essere vissuto non come "materia da giuristi" ma come occasione di discussione collettiva. Da vivere anche chiamando a raccolta le migliori energie in Europa: proprio perché la ricostruzione dei legami di comunità e l'individuazione di una terza via tra statalismo ormai decotto e localismo micro nazionalista costituiscono priorità sempre più avvertite da chi sa alzare lo sguardo oltre la siepe di casa. Nel frattempo però - essendo un percorso non breve e non facile - dobbiamo mettere in sicurezza la nostra autonomia sotto il profilo dei rapporti con Roma.

 

 

In altre parole, mentre noi discutiamo, sogniamo e progettiamo la comunità e i rapporti interni all'Autonomia, occorre che le leve giuridiche e finanziarie di questa Autonomia non vengano depotenziate per effetto dell'aria che tira e sopratutto del fallimento sostanziale del regionalismo ordinario dopo l'illusione del cosiddetto federalismo dei primi anni duemila. Ecco il senso di un primo urgente pacchetto di proposte di modifica dello Statuto depositato al Senato dalla delegazione regionale di maggioranza. Su questa proposta si sono registrate critiche di metodo molto forti: da ultimo mi pare anche da parte del mio amico ed ex collega Presidente, Luis Durnwalder. Di sicuro si poteva agire con maggiore concertazione e tempestività: cosa che non si può certo imputare solo ai colleghi senatori. Ma queste critiche mi sembrano ingiuste e non pertinenti.

Nel mentre Convenzione a Bolzano e Consulta a Trento lavorano al progetto di nuovo Statuto nel senso di prospettiva a cui prima accennavo, occorre mettere la nostra Autonomia al riparo dagli effetti di una Riforma Costituzionale che dichiaratamente intende riportare a livello statale alcune competenze ora affidate ( in modo incongruo e confuso, secondo il Governo e secondo la quasi totalità delle forze politiche e degli stessi amministratori locali ) alle Regioni. Questo però non può valere per noi, che queste competenze le gestiamo da ben prima della Riforma del Titolo V del 2001, con risultati molto positivi e in coerenza con una storia istituzionale radicalmente diversa da quella del resto d'Italia.

 

Per questo abbiamo condizionato il nostro voto positivo sulla Riforma Boschi all'inserimento dell'art 39. Il quale dispone che questo accentramento di competenze non ha luogo da noi in attesa che si proceda - attraverso una intesa - alla revisione ( non "adeguamento" ) dello Statuto. La proposta Zeller e altri definisce una prima linea di consolidamento delle nostre competenze rispetto allo Stato, a fronte del fatto, tra l'altro, che con la Riforma scompare il concetto di "competenze concorrenti" sul quale in questi decenni, con le Norme di Attuazione, abbiamo costruito non pochi assetti del nostro potere autonomo. E punta a farlo - giustamente - con urgenza assoluta: non solo perché in questa legislatura la nostra delegazione regionale al Senato ha un certo potere politico verso il Governo, ma anche perché questa condizione di "sospensione" delle nuove previsioni costituzionali nel nostro territorio - che ha fatto strabuzzare gli occhi a molti esperti e sopratutto a chi ci vorrebbe spianare - non può evidentemente durare a lungo. Non sarebbe per noi prudente.

 

La difesa delle competenze e il loro potenziamento ( che nel merito credo nessuno a Trento o a Bolzano pensi di contestare ) e' dunque solo il primo, urgente passo di una strategia. Quasi una sorta di premessa che è  meglio provare a portare a casa subito - e sarà piuttosto impegnativo, visti i tempi - prima di presentare a Roma un progetto organico di nuovo Statuto, frutto delle discussioni solo appena avviate a Trento e Bolzano.

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