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Sorrisi, strette di mano, il posto a sedere cedutoci gentilmente: tutto per un incredibile scambio di persona

Eravamo andati alla presentazione dell’ultimo libro di Manolo (alias Maurizio Zanolla, alias il Mago), celebre arrampicatore/alpinista/guida alpina/scrittore italiano. Il libro in questione era “Eravamo immortali” e la sede della presentazione era la Magnifica Corte di Caldonazzo e appena arrivati, io e il mio grande amico Nick Ravannah abbiamo subito intuito che qualcosa non tornava per scoprire che l'abito, spesso, fa anche il monaco
DAL BLOG

Rapito dalla Montagna anni fa, pratica escursionismo, percorre vie ferrate e frequenta qualche falesia e palestra di roccia. 

Come si sa, a volte le apparenze ingannano, ma quello che sto per raccontare ha veramente dei risvolti comici che mi hanno lasciato sbalordito. Protagonista assoluto, il mio amico fraterno Nick Ravannah che di sicuro per l’aspetto, tutt'altro che costruito e assolutamente spontaneo e naturale, non passa certo inosservato. Se fino a qualche anno fa era decisamente riconoscibile per i suoi lunghi dreadlocks che sfioravano i talloni e per ovvie ragioni di deambulazione raccolti in berretti di lana o bizzarramente annodati sulla nuca, dopo la sofferta abiura della religione rastafariana e il conseguente taglio della lunga capigliatura, oggi la sua immagine si è fatta più “europea” e, in particolare, “montanara”.

 

 

Non nel senso “tradizionale alpina”, ma più propriamente evocativa delle terre alte himalayane: non un monaco tibetano, bensì un “himalaista” ovvero uno scalatore/trekker/esploratore della più alta catena montuosa del mondo. Questa introduzione serve a spiegare cosa successe non molto tempo fa in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Manolo (alias Maurizio Zanolla, alias il Mago), celebre arrampicatore/alpinista/guida alpina/scrittore italiano. Il libro in questione era “Eravamo immortali” e la sede della presentazione era la Magnifica Corte di Caldonazzo (Castel Trapp) nel corso del Trentino Book Festival. Così, in un tardo pomeriggio estivo e con l’amico Nick avevamo pensato di non perdere l’occasione di vedere da vicino il primo eroe dell’arrampicata “free solo” (senza protezioni).

 

 

 

 

Ovviamente non siamo mai stati degli orologi svizzeri in quanto a puntualità, per cui, considerato il personaggio, avevamo il timore che in caso di eccessivo ritardo avremmo dovuto parcheggiare distanti dalla sede di presentazione. Ma eccoci arrivati a Caldonazzo: fortunatamente vediamo un posto libero proprio davanti all’ingresso della Corte, come se fosse stato lasciato libero per un qualche accidente di cui non sapevamo. Senza esitazione dirigiamo il musetto della vecchia e sgangherata utilitaria di Nick di uno sgargiante colore rosso e posteggiamo con inusitata sicumera. Tra il posto macchina e l’ingresso vero e proprio, stazionano i componenti del Coro La Tor, che di lì a poco avrebbero fatto il loro ingresso nella Corte per intonare un paio di brani prima della presentazione del libro di Manolo.

 

Tutti, quindi, stavano pensando all’imminente arrivo del celebre alpinista e qui succede l’imprevedibile. Nessuno ci dice nulla, ma sentiamo decine di sguardi addosso. Se il posto fosse stato riservato, quello era il momento giusto per farcelo notare, ma invece, dopo i primi sguardi sospettosi, si aprono larghi sorrisi e segni di invito a scendere e a farsi avanti. Usciamo dalla macchina: io per primo, perché volevo sincerarmi che non ci fossero stati divieti di sosta di qualche genere, e Nick che aspetta che vada a riferirgli il “via libera”. Vado quindi ad aprirgli la portiera e il “grande” Nick scende.

 

Capelli lunghi, neri e selvaggi, abbronzatura marcata e stratificata da giornate spese nelle alte quote locali (raggiunte tante volte assieme a me, ma io non divento così abbronzato), occhiali da sole tecnici colorati e barba nera e incolta; vestiario tipico da alpinista a riposo, con birkenstock di ordinanza a piedi, t-shirt con bandiera tibetana, pantaloni da boulder, collanine al collo e piercing come cristo comanda. Se per me tutto ciò costituisce l’assoluta normalità per quanto riguarda il look del mio amico, evidentemente non lo è per gli ignari coristi.

 

 

 

La scena successiva è comica e imbarazzante: Nick cammina sorridendo e sereno verso l’ingresso e tutti quegli uomini con la divisa del coro lo fermano e lo salutano calorosamente con una stretta di mano ad uno a uno. Resto qualche passo indietro per assistere alla scena: per un attimo penso che tra i coristi vi sia qualche suo stretto parente e che per “simpatia” pure gli altri lo salutino in quanto “cugino di qualcuno di loro”. Ma non è affatto così. Qualcuno mi guarda e stringe la mano pure a me.

 

Chiedo a Nick: ”Ma....conosci qualcuno di loro?”. “Mai visti in vita mia!” è la risposta. Mi rendo conto di quello che sta succedendo: evidentemente i primi della fila non conoscono bene i lineamenti del vero Manolo e ingannati dal vestiario e dalla sembianze insolite di Ravannah hanno fatto uno scambio di persona. Gli altri, ingannati dagli ingannati, salutano a loro volta, chi con qualche dubbio, chi convinto. A questo punto, spero solo che nessuno tiri fuori un libro per un autografo. Per tutti, Nick ha una parola gentile e dona generose strette di mano.

 

Entriamo nella corte e chiedo a Nick cosa stia succedendo; non sa che dirmi, sorride un po' frastornato e riprende a stringere le mani. Nella corte c’è un brusio, molti si voltano a guardare e parlottano: “Ussignur. Speriamo che tra il pubblico non continui questo delirio e che qualcuno sappia riconoscere il vero Manolo dal mio amico”. L’apparenza da himalaista a riposo ha ingannato fin troppo persone: qualcuno infatti ci lascia il posto in terza fila (era tutto pieno ormai) convinti di fare un piacere all’ospite della serata e al suo accompagnatore, il sottoscritto.

 

Ci sediamo facendo finta di nulla e guardando in basso per non sostenere lo sguardo dei curiosi che a questo punto si chiedono chi effettivamente sia quel barbuto uomo dai lineamenti insoliti, pelle scura e denti bianchissimi. Passano un paio di minuti ed il presentatore fa entrare dapprima il coro che esegue un paio di canzoni alpine popolari, e poi finalmente il vero Mago, Maurizio Zanolla in arte Manolo che a ben guardare è completamente diverso: più alto, vestito in modo meno “pittoresco”, capelli decisamente bianchi e soprattutto due evidenti occhi azzurri che nulla hanno a che vedere con quelli neri di Nick Ravannah.

 

 

Ahimè, il coro sfila propria al nostro fianco: l’arcano è svelato. Tutti si sono accorti dell’errore in cui sono caduti e guardano sprezzanti verso di noi per millantato credito. A dir la verità non sarebbe “millantato” perché nessuno si e presentato sotto falso nome, ma è anche vero che non abbiamo fatto nulla per non far credere che c’era un equivoco imbarazzante davanti a decine di persone. Assistiamo alla serata consci dell’inganno in cui sono caduti coloro che ci avevano accolto; parliamo a bassa voce trattenendoci dal ridere per la situazione che si era creata ed evitiamo di incrociare gli sguardi ormai ostili. Nella ressa finale ci mescoliamo tra il resto del pubblico evitando con cura di ripassare vicino ai coristi e velocemente saliamo in macchina per allontanarci ed evitare discussioni sul parcheggio usurpato. Tra una risata e l’altra ho pregato Nick di regolarsi barba e capelli e di evitare magliette etniche quando sono in ballo presentazioni di libri di alpinisti: la forza dell’abito rende monaci anche i miscredenti.

 


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