''Dal fiume al mare'', il linguaggio d'odio che si trasforma in amore perché lo dicono i buoni, il Pd, il Foglio e ''quelli dalla parte giusta della storia''

Direttore de il Dolomiti
''La destra non sa più a cosa attaccarsi, per cercare di svilire e ridicolizzare l’impegno civico espresso in questi giorni nelle piazze italiane da migliaia di donne e uomini, ragazze e ragazzi''. Questa è Sara Ferrari, la parlamentare trentina del Pd finita al centro della polemica negli scorsi giorni per aver utilizzato la frase ''Palestina libera dal fiume al mare'' in una sua storia su Instagram a commento di una foto nella quale documentava la sua partecipazione alla manifestazione di venerdì in favore della Palestina. La ''destra'' citata da Ferrari sarebbe il giornale ''il Foglio'' un giornale libero, critico, stimolante come pochi ce ne sono in Italia che definire ''di destra'' già sarebbe sbagliato figurarsi definirlo ''la destra''.
Un giornale che parla più ai moderati che agli estremisti o comunque si rivolge a chi ha voglia di andare oltre le semplificazioni degli slogan e tenta di ragionare sulla complessità dei temi (ed è abbastanza indicativo che un'esponente del Partito democratico definisca ''di destra'' un giornale come il Foglio: dà il senso del distacco sempre più marcato del centrosinistra da quello che era un tempo il centro e della deriva populista-a 5 stelle che la sinistra italiana ha ormai intrapreso in maniera apparentemente inesorabile regalando, di fatto, i Paese a Meloni & co. per chissà quanto tempo).
La colpa del Foglio? Aver cercato di spiegare alla nostra parlamentare che quella frase, ''Palestina libera dal fiume al mare'' non ha un significato neutro, come ormai dovrebbero sapere tutti, soprattutto quelli che manifestano per una pace il più rapida possibile e perché finisca il massacro dei civili palestinesi. Bensì è specchio della ''Banalità del male'', per citare il titolo dell'articolo del Foglio. Sottotitolo: ''Quando anche una deputata mite come Sara Ferrari rilancia lo slogan "Palestina libera dal fiume al mare", non è ingenuità ma un messaggio politico che evoca la cancellazione di Israele. Dopo Decaro e Parma, tocca a Schlein dire chiaramente se il Pd intende condannare la violenza verbale o restare prigioniero di slogan tossici''.
Che sia uno slogan tossico lo si sa da tempo. Vogliamo entrare più nel dettaglio? La frase è contenuta nello Statuto di Hamas del 2017 (quello che in qualche modo doveva 'normalizzare' il movimento terrorista per renderlo più ''potabile'' anche per i palestinesi della Cisgiordania) che prevede la cancellazione dello stato di Israele perché (punto 2 dello Statuto) ''Palestine, which extends from the River Jordan in the east to the Mediterranean in the west and from Ras al-Naqurah in the north to Umm al-Rashrash in the south, is an integral territorial unit. It is the land and the home of the Palestinian people''. Cosa vuol dire? Che la Palestina si estende dal fiume Giordano che corre sul confine israeliano a est, al mar Mediterraneo che lo segna a ovest, da Ras al-Naqurah che è in Libano, sopra il confine nord di Israele a 150 chilometri da Haifa, per intenderci, e Umm al-Rashrash che oggi è Eilat la città più a sud dello Stato di Israele che si trova nel Golfo di Aqaba sul Mar Rosso.
Insomma la si può guardare dal punto di vista che si vuole ma il progetto è uno solo: la scomparsa di Israele e degli israeliani. Non basta la spiegazione ''geografica''? Volete proprio il motto, parola per parola? Benissimo, c'è ed è al punto 20 dello Statuto che dice: ''Hamas believes that no part of the land of Palestine shall be compromised or conceded, irrespective of the causes, the circumstances and the pressures and no matter how long the occupation lasts. Hamas rejects any alternative to the full and complete liberation of Palestine, from the river to the sea''. Insomma qui non c'è né destra, né giornali di destra, né giornali di sinistra che tengano. Le parole sono importanti, diceva qualcuno. E se è più che legittimo, giusto e pure bello, manifestare pacificamente nelle piazze e in ogni luogo (magari non sui binari ed evitando di sfasciare e condizionare negativamente la vita altrui), per chiedere che Israele si fermi, che finisca il massacro cui tutti i giorni assistiamo e per spingere gli israeliani a liberarsi il prima possibile del fascista Netanyahu e di alcuni ministri osceni come Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, questo processo non viene aiutato da un linguaggio divisivo, di odio, il linguaggio di chi ha dato il via a tutto questo orrore (immaginiamo l'automatismo: eh ma tutto inizia nel '48, la resistenza, l'occupazione, l'Olp, i coloni, etcetc...tutto vero. Ma il 7 ottobre è stato un evento talmente devastante da rappresentare un momento spartiacque tra le ragioni del prima e i torti del dopo).
Sara Ferrari, ovviamente, non è un'estremista. Non pensa di spalleggiare i tagliagole di Hamas e nemmeno condivide il progetto ''dal fiume al mare'' ne siamo sicuri. Si serve di un linguaggio, che è quello della piazza che è superficiale, approssimativo, inneggiante. Lei stesso lo esplicita indirettamente nel suo post: ''Oggi lo slogan, scandito nelle manifestazioni pacifiche, non da terroristi di Hamas o pericolosi antisemiti, ma da giovani e famiglie, ha il significato di chiedere libertà per tutti i Palestinesi''. Lo ha deciso lei, o loro, o non si sa bene chi, che il significato di quel motto che per Hamas non ha altre chiavi di interpretazione (e anche per gli israeliani) ora è cambiato. Non è più violento, non è più orrendo. Ora è buono perché lo scandiscono ''i buoni'' quelli che sono convinti di stare ''dalla parte giusta della storia''. Una frase, anche questa, sentita e risentita durante le manifestazioni (non commentiamo nemmeno gli imbecilli che hanno definito il 7 ottobre un atto di resistenza riprendendo, anche qui, parole chiave contenute nello Statuto di Hamas che al punto 1 scrive: ''The Islamic Resistance Movement “Hamas” is a Palestinian Islamic national liberation and resistance movement'').
Dalla parte giusta della storia, nella storia, ci si sono messi tutti. Noi, quando caricavamo sui treni i nostri concittadini per farli finire nei campi di sterminio dei nostri alleati tedeschi, i tedeschi quando conquistavano l'Europa e sterminavano gli ebrei (addirittura con loro c'era pure Dio ''Gott mit uns), gli americani e gli inglesi dopo il bombardamento di Dresda che in 2 giorni spazzò via 40mila tedeschi per lo più civili, gli americani a Tokio che in una notte buttarono una quantità infinita di bombe incendiarie per sfruttare il fatto che buona parte della capitale era costruita in legno e in questo modo tutto sarebbe bruciato compresi circa 100mila civili morti carbonizzati, in poche ore (troppo pochi, comunque, per chiudere la guerra e piegare il Giappone e quindi ecco le bombe atomiche qualche giorno dopo e lì furono più di 200mila i civili spazzati via nel tempo di due battiti di ciglia).
Dalla parte giusta della storia ci si è messa anche la nostra premier a ridosso delle europee del 2024 gridando nel comizio di chiusura della campagna elettorale di FdI: ''Noi siamo dalla parte giusta della storia e chi è dalla parte giusta della storia non deve mai avere paura''. Il sottoscritto, lo confesso, di paura ne ha tantissima. Mi ha spaventato quel che è successo il 7 ottobre. Spaventa quel che sta succedendo a Gaza. Fa paura, altrettanto, quel che sta accadendo in Ucraina. E spaventa pure la china che ha preso l'America, tantissimo. Per venire a casa nostra spaventa il fatto che tutto venga sempre buttato in caciara, in tifo sfegatato, in ''o sei di qua o sei di la'', spaventa che si bolli un giornale come ''la destra'' perché cerca di andare oltre lo slogan e la superficialità e da sempre si impegna a trasmettere la complessità di una vicenda che è tutto tranne che ''o bianco o nero''. Spaventa che le piazze italiane si siano dimenticate il 7 ottobre (in Germania la Porta di Brandeburgo si presentava illuminata con i colori di Israele, la scritta ''riportateli a casa'' e davanti oltre 1.200 sedie con i volti e i nomi e i cognomi degli israeliani massacrati). Spaventano le minacce, gli insulti, pure chi dice ''stai sbagliando però io ti perdono'' perché sottintende ''questa volta'' la prossima chissà, forse potrei non perdonarti. E allora, in quel caso, cosa accadrà? Ce lo dirà la storia.
Nota a margine: l'articolo del ''quotidiano della destra il Foglio, che, attraverso di me mirava ad attaccare Elly Schlein'' (così l'ha spiegata la parlamentare trentina nel suo post dove ribadisce di essere moderata e mai estremista citando, a dimostrazione, un evento organizzato nel 2017 con Moni Ovadia) ha una firma particolare. E' prodotto dall'Intelligenza artificiale. Come noto il Foglio, infatti, sta sperimentando la via dell'Ai in un Foglio parallelo. Che sia l'Intelligenza artificiale, allora, ad essere di destra, faziosa, creata per colpire Sara Ferrari e con lei il Partito democratico?












