''Diamo il cognome della madre ai figli per risarcire le donne dalle ingiustizie'', l'harakiri politico del Pd piace al candidato Demarchi: ''Io contrario, che ne pensano Ianeselli e Dal Ri?''

Direttore de il Dolomiti
Come si suol dire ''non c'è mai limite al peggio''. Ieri si è dovuto assistere al solito harakiri del Pd che sempre più in difficoltà e alla disperata ricerca di visibilità (in maggioranza sanno farsi opposizione meglio che le stesse opposizioni tra Salvini, Tajani e Meloni e il Pd fatica a intervenire su qualsiasi argomento essendo spaccato al suo interno e caratterizzato da una politica dell'ignavia che si è palesata con il voto sul Rearm Europe e la vergognosa linea dell'astensione scelta dalla segretaria e non rispettata da metà delegazione, compreso il presidente del partito Bonaccini) se ne è uscito con Dario Franceschini e la pensata 'del giorno': ''risarcire'' le donne ''delle ingiustizie secolari'' subite dando ''solo il cognome della madre ai figli''.
Una proposta talmente superficiale da non essere nemmeno commentabile, e che ha scatenato le più ovvie delle reazioni: ma con tutti i problemi che hanno le donne dai congedi di maternità e paternità da ridefinire, le politiche sulle famiglie da integrare, il gender gap sui salari, la non rappresentanza nei ruoli di vertice, gli asili che non ci sono, le resistenze culturali e sociali a una parificazione dei generi, e chi più ne ha più ne metta, ma chissenefrega del cognome da dare ai figli? Se ne frega il candidato sindaco del Patt a Trento Andrea Demarchi.
Proprio lui quello che a inizio campagna si giustificava dicendo ''sono solo un ragazzo'' e che ''in questa fase della vita naturalmente le ingenuità non mancano, così come non mancheranno gli errori per i quali anzi in anticipo mi scuso''. Ed eccola qua l'ennesima ingenuità. Spiace pure sottolinearla ma è lo stesso Demarchi che ha deciso di mandare un comunicato stampa al riguardo per mettere al centro del dibattito comunale (mentre si discute del futuro della città di Trento) questo tema. ''Noi siamo contrari all'incredibile proposta Pd su cognome solo materno, Ianeselli e Dal Rì cosa ne pensate?'', questo il titolo scelto per accompagnare un testo che pubblichiamo integrale qui sotto, così che ognuno possa farsi la sua opinione al riguardo.
Demarchi usa mille parole per dire, appunto, che è contrario a questa solenne fesseria firmata Dario Franceschini e addirittura spiega che ''così il Pd sceglie la strada peggiore, quella delle statue di Cristoforo Colombo abbattute e prese a calci, delle scene dei film rifatte in nome del politicamente corretto, della Divina Commedia che si vorrebbe vietare nelle scuole. Seminare discordia nelle famiglie, scardinare gli assetti e gli equilibri delle nostre comunità, voler mortificare e quasi cancellare il ruolo degli uomini è davvero un’operazione assurda, che provoca l’indignazione e la rivolta di tanti, soprattutto di tantissime donne''.
Insomma il candidato della cordata locale del centrodestra che non vuole diktat da Roma e dice 'no' ai partiti nazionali è proprio quello che vuole sbatterci addosso una discussione nazionale della quale non si sente assolutamente la mancanza. Anzi, per favore, teneteci al riparo da certe discussioni. Proprio tu Demarchi che guidi il partito autonomista trentino tirolese non trasformare la campagna elettorale per il sindaco di Trento in talk da pomeriggio televisivo sulle reti nazionali. Godiamoci una campagna che riesca, almeno un pochino, a parlare di tematiche reali e di problemi concreti. Poi è vero che al peggio non c'è mai fine ma mancano ancora quasi 5 settimane. Se partiamo col parlare dei cognomi da dare ai figli come arriveremo alla fine?
Il comunicato di Demarchi
"Quando all'inizio della campagna elettorale qualcuno aveva inutilmente tentato di mettermi in difficoltà perché 5 anni fa - davvero poco più che ragazzino - avevo vissuto una breve esperienza nel Pd, c'è una cosa che mi ha molto colpito: cioè che al di là degli attacchi e delle polemiche (normali in una campagna elettorale), nessuno, a cominciare dal segretario Alessandro Dal Rì, si sia chiesto perché un ragazzo va via, fa una scelta di fondo diversa e, maturando, decide di prendere politicamente un'altra strada, quella moderata, civica, territoriale, autonomista. Ci pensavo proprio stamattina, riflettendo sulla incredibile proposta del Pd nazionale sul cognome solo materno da dare ai figli, come - cito testualmente - “risarcimento per le ingiustizie della Storia”.
Penso di aver rapidamente capito, nel tempo, come le mie aspirazioni di ragazzo per un mondo più giusto fossero in realtà andate a incagliarsi nel vicolo cieco dell'estremismo di un partito che ha purtroppo sempre più smarrito i contatti con le realtà, con la vita vera e profonda delle persone e delle nostre comunità.
Perché, vedete, un conto è sostenere la parità di genere e ad esempio la possibiità del doppio cognome da dare ai figli - cosa a mio avviso sacrosanta - un altro è vivere le lotte politiche come rivalsa, come rancore, come vendetta sulla nostra stessa storia. Così il Pd sceglie la strada peggiore, quella delle statue di Cristoforo Colombo abbattute e prese a calci, delle scene dei film rifatte in nome del politicamente corretto, della Divina Commedia che si vorrebbe vietare nelle scuole.
Seminare discordia nelle famiglie, scardinare gli assetti e gli equilibri delle nostre comunità, voler mortificare e quasi cancellare il ruolo degli uomini è davvero un’operazione assurda, che provoca l’indignazione e la rivolta di tanti, soprattutto di tantissime donne.
Bisogna parlare di queste cose, anche nelle elezioni comunali: perché è vero che ci candidiamo presentando programmi, ma esistono anche i valori. E sui valori bisogna essere chiari - chiarissimi! - al cospetto di chi vota.
Noi di Prima Trento al cognome solo materno siamo contrari: e lei, Dal Rì, e lei, Sindaco Ianeselli, cosa ne pensate? Un cortese riscontro sarebbe gradito!"












