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A Brentonico festeggiati i 50 anni di fondazione della Biblioteca comunale: ''Centro di diffusione attiva della cultura e punto di aggregazione''

La Biblioteca negli anni ha rimodulato i suoi servizi, per rispondere alle nuove esigenze e per rimanere al passo con i cambiamenti della società civile. Lo ha fatto e lo fa quotidianamente, anche grazie all’adesione al Sistema Bibliotecario Trentino, per creare sinergie sempre più forti
DAL BLOG
Di Nicola Zoller - 17 giugno 2021

Socialista dal 17° anno d'età, continua a dedicarsi allo studio del pensiero progressista e democratico

Intervento di Nicola Zoller, assessore alla cultura e al turismo del Comune di Brentonico, in occasione del cinquantesimo anniversario della Biblioteca comunale “Albino Zenatti”

 

La comunità di Brentonico sabato 12 giugno ha festeggiato il cinquantesimo anniversario della Biblioteca comunaleAlbino Zenatti”. Ripensiamo al 1971 quando prese avvio questa Biblioteca grazie alle testimonianze vive di chi lavorò per creare il Sistema bibliotecario trentino: Pasquale Chistè iniziatore e animatore di questa storia; il nostro Vincenzo Passerini, riconosciuta personalità per le grandi doti intellettuali  e umane, al quale devo un particolare ringraziamento per i consigli che ci ha offerto nel programmare questo incontro; Pierluigi Andreolli, impegnato preside scolastico e per lunghi anni qualificato membro del Consiglio della biblioteca di Brentonico; Tarcisio Andreolli, brillante e longevo rappresentante politico provinciale, regionale e nazionale e attivo promotore di cultura nella nostra terra alpina; Gianmario Baldi, per oltre un quarantennio punto di riferimento culturale per le Biblioteche di Rovereto, della Vallagarina e del Trentino, che assieme al dirigente provinciale Claudio Martinelli hanno tracciato le idee fondanti per la continuità e il futuro delle Biblioteche trentine.

 

Oggi ognuno di noi avrà a disposizione un breve momento per ricordare la lunga storia della Biblioteca; in una pubblicazione successiva cercheremo di raccogliere anche parti più ampie dei singoli interventi. Passo dunque subito all’introduzione, con un richiamo iniziale e finale all’amore per i libri. Sì, ci doveva essere tanto amore per coltivare tra fine Ottocento e inizi Novecento il presidio e la promozione della lettura: che avveniva nelle parrocchie, nei luoghi più tiepidi della case contadine che erano le stalle in presenza di un lettore più istruito di altri che narrava anche fatti di cronaca, nelle osterie meglio intenzionate, nelle prime organizzazioni politiche e sociali popolari.

 

Il Novecento rappresenterà per tanti un avvicinamento all’istruzione e alla cultura impensabile nei secoli precedenti: nel processo di alfabetizzazione nelle aree urbane e rurali che passerà anche attraverso le librerie itineranti e ambulanti e le biblioteche di fabbrica, alla popolazione sarà mano a mano riconosciuto il diritto di voto, di istruzione e di fruizione di mezzi di conoscenza e di lettura. Da questi scorci del passato facciamo un salto ardito negli anni ’60 e ’70 del Trentino, quando grazie all’assessore Guido Lorenzi prende avvio un’opera organizzata che affianca alle storiche istituzioni bibliotecarie delle principali città trentine, le biblioteche dei centri e delle vallate trentine. Brentonico fu una delle prime fra queste. Da qui partì questa bella storia che oggi possiamo illustrare, che porterà le biblioteche a “non essere solo un semplice archivio di libri, ma un centro di diffusione attiva della cultura e punto di aggregazione, dove incontrarsi, conoscersi e dedicarsi al proprio arricchimento culturale e umano”.

 

Brentonico deve molto ai suoi sindaci, a partire da Aldo Nubola, fondatore della Biblioteca, nostro indimenticato maestro alle scuole Elementari; ai suoi esemplari assessori e assessore alla Cultura e alle competenti persone – oltre cinquanta – che si sono avvicendate nel Consiglio di Biblioteca. Tutte e tutti sono elencati in un apposito allegato preparato per questa ricorrenza, assieme agli autentici protagonisti del nostro Centro culturale: i bibliotecari e le bibliotecarie. A loro il nostro più sentito ringraziamento.

 

La Biblioteca negli anni ha rimodulato i suoi servizi, per rispondere alle nuove esigenze e per rimanere al passo con i cambiamenti della società civile. Lo ha fatto e lo fa quotidianamente, anche grazie all’adesione al Sistema Bibliotecario Trentino, che permette di unire in un’unica grande rete le biblioteche del territorio provinciale, e di condividere patrimoni documentali, conoscenze e progetti, creando sinergie sempre più forti. Ad esempio, al Prestito Interbibliotecario provinciale, che mette gratuitamente a disposizione di tutti gli utenti le risorse di tutte le biblioteche del Sistema, si affianca ora anche il prestito nazionale e internazionale.

 

Le nuovi fonti di informazione, quali siti web, social network, risorse digitali in generale (con opere di narrativa, ma anche enciclopedie, giornali e riviste, etc.) hanno assunto un valore e una pervasività tale, per cui anche le biblioteche si sono dovute aggiornare e innovare. Ecco che quindi, oltre alla implementazione delle raccolte cartacee, la Biblioteca arricchisce le proprie collezioni anche di documenti digitali, utilizzando piattaforme (Mlol nello specifico), che rendono la biblioteca disponibile 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Il Bibliotecario moderno si deve quindi saper destreggiare tra molteplici risorse, indirizzare i propri utenti sia nelle ricerche sia nelle letture, comunicando con linguaggi diversi ma sempre appropriati: ne sono testimoni le nostre bibliotecarie Marta e Samanta.

 

La Biblioteca, oltre che luogo di cultura, è anche luogo di ritrovo, a cui il cittadino si rivolge per servizi che non sono strettamente riconducibili alla sua mission. Essendo infatti un posto aperto e rivolto al pubblico, risulta naturale che essa sia accogliente nei confronti delle esigenze della popolazione, e che venga identificata anche come luogo di informazione in generale, di supporto e di socializzazione. Anche in quest’ottica collabora con le associazioni del territorio e aderisce a progetti comunali, e sovra comunali, proprio perché ha assunto un compito di collante tra la cittadinanza e le istituzioni. Ad esempio, dà informazioni e raccoglie iscrizioni a corsi ed eventi comunali e del Parco Naturale Locale del Monte Baldo, collabora con le associazioni in caso di mostre bibliografiche, progetti di lettura, o di eventi di sensibilizzazione di diritti civili. Ancora: gestisce il portale OpenAgenda, che raccoglie e pubblicizza gli eventi del territorio e alla cui realizzazione contribuiscono le associazioni di Brentonico, gestisce le sale del Centro Culturale, fornisce un servizio essenziale di stampa, fotocopiatura e scansionatura di documenti, etc.

 

Essendo una biblioteca così tanto aperta alla cittadinanza, è emersa parallelamente nel corso del tempo l’esigenza di allestire un luogo silenzioso adatto allo studio. Si è quindi deciso di ristrutturare, attrezzare e abbellire una stanza adiacente alla sala della biblioteca, da dedicare allo studio e alla ricerca. Quest’ultimo accenno alla concentrazione sui libri e sullo studio mi consente di tornare al tema dell’amore per i libri e sulla possibilità che essi hanno di renderci migliori, qualcuno aggiunge che ci aiutano anche ad essere più allegri, a difenderci dalla malinconia. Siamo i primi ad essere consapevoli che i libri non costituiscono la vita ma appunto ci aiutano a vivere meglio, “aprono la porta di dimore – come suggerisce lo scrittore francese Marcel Proust – in cui non avremmo saputo penetrare”; grazie alla letteratura – ha argomentato il grande critico Harold Bloom – “giungiamo ad una consapevolezza che non avremmo mai raggiunto da soli”.

 

I libri soprattutto aiutano a dialogare con gli altri: “Amo la letteratura – scrive il saggista Tzvetan Todorov – perché mi aiuta a vivere; siamo tutti fatti di ciò che ci donano gli altri: la letteratura apre all’infinito questa possibilità”. Pensate che l’immenso Cartesio con un breve motto ha allargato questo dialogo a tutti i tempi: “La lettura di tutti i buoni libri è come una conversazione con gli uomini migliori dei secoli passati che li hanno scritti”. Possiamo aggiungere che non sarà solo una conversazione tra eletti, ma aiuterà anche noi modeste persone ad essere migliori dei grandi del passato, come lasciò scritto nel Medioevo Bernardo di Chartes: “Noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti”.

 

Quanto si impara dai libri. Per essere persone complete, l’Enciclopedia filosofica Bompiani ricorda che “è il pensiero degli altri che aiuta a pensare con la propria testa”. C’è uno sferzante ammonimento che ci accompagna da sempre: in una lettera a suo figlio sull’amore per i libri Roberto Cotroneo scrive che “anche i giuristi, gli economisti, i medici…saranno bravi giuristi, bravi economisti, bravi medici solo se avranno imparato come si legge veramente una grande poesia o un grande libro; altrimenti saranno solamente dei mestieranti, e molto mediocri”.

 

Credo che questo pensiero abbia aiutato anche l’azione di un imprenditore visionario che fece tanto per allargare anche alle persone semplici – non solo agli specialisti – la fruizione culturale. Parlo di Adriano Olivetti (1901-1960) a cui un nostro relatore di oggi, Vincenzo Passerini – con la prefazione di Gianmario Baldi – ha dedicato una ricerca appena pubblicata dalla Biblioteca civica di Rovereto e intitolata “I libri di Adriano”. Egli fu preceduto idealmente nella sua azione ispirata al riformismo cristiano e socialdemocratico da un grande pensatore americano, John Dewey (1869-1952) che indicò nell’istruzione, nella cultura, nella formazione intellettuale e professionale ricorrente, le vie per allargare alla maggioranza della popolazione le opportunità di accesso al lavoro e al miglioramento della convivenza civile.

 

Non casualmente Dewey individuò negli insegnanti, nei maestri in particolare, i soggetti più idonei a sostenere la democrazia. È un argomento che vale moltissimo anche oggi, quando ci troviamo in una situazione di alfabetizzazione assolutamente migliore del passato, ma ancora precaria se consideriamo che secondo il Censis “il 56 % degli italiani in un anno non arriva a finire nemmeno un libro” e oltre il 70 % della popolazione “non riesce a comprendere un testo di media difficoltà”. Si capisce che così è difficile crescere professionalmente e difendersi politicamente dagli illusionisti e dalla faciloneria demagogica. Dunque i maestri – e qui per formazione magistrale ne abbiamo di illustri tra i nostri relatori – hanno da svolgere ancora a lungo la loro missione, e con essi la scuola e quei luoghi di promozione culturale che sono le biblioteche.

 

Concludo sul punto tornando a Olivetti. Fu proprio lui a collocare nei suoi “Centri comunitari” una fornita biblioteca e nelle sue aziende la “Biblioteca di fabbrica”, animato com’era dal pensiero di una “cultura intesa come strumento di crescita personale e di emancipazione sociale anche per le categorie più povere”. Ma la sua biblioteca non fu legata solo al libro cartaceo, ma guardando al futuro vedeva la biblioteca come “un centro per promuovere iniziative culturali come concerti, mostre, conferenze formative, corsi di istruzione popolare di lingua”. Gianmario Baldi considera che a questa “carica innovativa” delle idee di Olivetti molto debba il Sistema bibliotecario trentino, nato e cresciuto tra la fine degli anni 1960 e gli anni Settanta. Di questo parleranno i nostri competenti relatori che ringraziamo per il loro notevole contributo.

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