Trekking in Basilicata (FOTO e VIDEO): la Sat di Riva del Garda alla scoperta delle Dolomiti lucane, dei calanchi di Aliano e Craco, del parco nazionale del Pollino e di Matera

Socialista dal 17° anno d'età, continua a dedicarsi allo studio del pensiero progressista e democratico
"Insolite meraviglie": con questo titolo la Sat di Riva del Garda ha proposto per metà aprile 2025 un trekking in Basilicata – tra le Dolomiti lucane, i calanchi di Aliano e Craco, il parco nazionale del Pollino, Matera e il sentiero della Murgia, l’antica Metaponto – sotto la guida amichevole e competente di Rosanna Giacomolli e l’esperta assistenza della Garda Viaggi di Alessandro Briscoli. Sì, proprio insoliti quei paesaggi, perché – scrive Franco Arminio, uno dei più penetranti poeti e scrittori meridionali e del nostro Paese – conservano un sapore antico "che a starci dentro ti danno la sensazione di essere ancora dei luoghi veri, non omologati". Ma lo dice senza rimpianto per un tempo che qui al Sud non è mai stato felice: insomma "bisogna aver cura dell’antico e del nuovo". Ecco, il nuovo. La Basilicata ci sta provando, con Matera – la famosa “Città dei Sassi”, patrimonio Unesco e nel 2019 “Capitale europea della Cultura” – che vuole valorizzare "tracce di un passato antichissimo e tracce da costruire adesso", mostrando la via giusta per tanti borghi meridionali, artefici e messaggeri del buon vivere, del cibo buono, dell’aria sana, di silenzio e luce, di ritmi lenti e di nuovi approdi verso un futuro che sia più riconoscente verso le genti lucane e il loro benessere.
Abbiamo scritto "lucane": ci venga qui permessa una breve precisazione. La regione in epoca romana era infatti denominata "Lucania", poi verso l’anno Mille adottò il nome Basilicata, termine proposto dai monaci bizantini, mutuandolo dal greco Basileús (re) e dal suo derivato basilikós, per sottolineare i legami della regione con l’Impero Romano d’Oriente. Solo nel 1932 sotto il fascismo venne ripresa la denominazione Lucania, che ridiventò Basilicata nel 1947.

Le due forme però convivono ancora. Annota la guida del Touring club italiano ‘Matera e la Basilicata’: "Non è raro sentire chiamare ancora questa terra Lucania. Lucani sono poi i suoi abitanti, quasi a ricordarne l’identità antica, e lucano è l’aggettivo sempre utilizzato per accompagnare ogni tratto distintivo della regione, come il paesaggio, i paesi, le tradizioni, i vini e i prodotti tipici". Abbiamo così introdotto dei cenni storici sulla regione da noi visitata dal 13 al 19 aprile 2025, informazioni che nei resoconti della Sat non possono mai mancare, anche se in stretta sintesi. Procedo dunque e concludo questa prima parte.
BASILICATA: CENNI MORFOLOGICI E STORICI
La Basilicata ha sempre avuto uno scarso popolamento (57,5 abitanti per chilometri quadrati contro i 201 della media italiana): ai primi del 2025 registra 528.000 abitanti. Solo l’8 % del territorio è pianeggiante, il resto è montuoso e collinare. Ha due versanti marini, uno ionico con Metaponto, l’altro tirrenico con Maratea. Le colline sono coperte di uliveti e – nel Vùlture – di vigneti, sono famosi i boschi e le foreste del Parco del Pollino, i calanchi di Aliano e Craco, le rocce della Murgia nei pressi di Matera, le Dolomiti lucane tra Pietrapertosa e Castelmezzano. Nella storia la Basilicata è una terra di collegamento tra Mar Ionio e Tirreno. Popolata fai dal II millenio a.C. da popoli provenienti dall’Anatolia, è poi stata colonizzata dai Greci che fondano Metaponto e Heraclea. Diventa poi dominio romano fino al 476 d.C., venendo in seguito invasa dai barbati Visigoti, Ostrogoti, Longobardi e dai Saraceni. I monaci greco-bizantini legano la Basilicata a Costantinopoli, arrivano poi i Normani e gli Svevi di Federico II, succedono al potere gli Angioini e gli Aragonesi. All’inizio del 1700 dominano per pochi decenni gli Austriaci, sostituiti dai Borboni. Con l’unità d’Italia le condizioni economiche non migliorano, l’agricoltura e la zootecnia soni fiaccate da gravose epidemie, il brigantaggio viene represso sanguinosamente. Fra fine Ottocento e primo del ‘900 larga parte della popolazione emigra verso le Americhe e verso il Nord Italia e l’Europa. Dopo il 1950 il caso dei “Sassi” di Matera con l’indigenza socio-economica lucana diviene un problema nazionale. Con la riforma agraria la situazione migliora (resta famosa l’opera di Rocco Scotellaro, poeta contadino e giovanissimo sindaco di Tricarico), fino a giungere al nostro XXI secolo con Matera, prima dichiarata patrimonio Unesco e poi Capitale europea della Cultura. Turismo, ambiente e cultura diventano il volano per una speranza di crescita dell’intera regione.
13 aprile - Partenza per il centro della Basilicata: CASTELMEZZANO

Nella notte del 13 aprile 2025 partiamo da Arco, Riva e Rovereto alla volta di Milano Linate. Sbarchiamo dall’aereo a Bari e ci trasferiamo in pullman a Castelmezzano nel centro della Basilicata.
Castelmezzano, incastonato nelle Dolomiti Lucane, è un borgo affascinante con una storia che risale al VI-V secolo a.C. Fondato dai coloni greci, il suo nome deriva dal castello normanno "Castrum Medianum". Le abitazioni, edificate all'interno della roccia sfruttando le cavità naturali preesistenti, si fondono armoniosamente con il paesaggio circostante, regalando al borgo un'atmosfera di singolare bellezza. Visitiamo la Chiesa Madre di Santa Maria dell'Olmo, risalente al 1200: rivolge la sua facciata romanica verso il nucleo antico dell’abitato; custodisce al suo interno una Madonna col Bambino in legno del 1300. Del castello normanno rimangono pochi resti di mura, una cisterna e una gradinata nella roccia che conduceva ad un posto di vedetta. Il borgo è famoso anche per la Festa del Maggio, un rito arboreo che si celebra a giugno. Durante la festa, un faggio (il "Maggio") viene trasportato dal bosco e unito a una cima di agrifoglio (la"Cima"). Questo "matrimonio" simbolico tra gli alberi è un antico rito propiziatorio legato alla fertilità della terra e al buon raccolto.
(Video di Armando Villotti)
DOLOMITI LUCANE
Siamo qui nelle Dolomiti Lucane, tra Castelmezzano e Pietrapertosa, nel cuore della Basilicata, una trentina di chilometri a sud-est di Potenza: sono un fenomeno geologico affascinante, nate circa 15 milioni di anni fa nel Miocene medio. In quel periodo, l'area era un bacino marino profondo dove si accumularono sedimenti, che oggi costituiscono le rocce di queste montagne. Si tratta di una frastagliata cordigliera di arenarie cementate, che con il loro profilo ricordano le aguzze cime delle Dolomiti alpine. Nel corso della loro storia, queste montagne hanno offerto rifugio e protezione alle comunità locali. Le prime tracce di insediamenti umani risalgono al Neolitico, ma è nel VI-V secolo a.C. che si svilupparono insediamenti stabili, con l'arrivo di popolazioni osco-sannite. In epoca medievale, i borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa divennero importanti roccaforti, sfruttando la naturale difesa offerta dalle imponenti pareti rocciose. Piacevolmente ammirati da questa prima parte del nostro tour, ci dirigiamo verso sera alla volta di Potenza e del “Grande Albergo” che ci ospita.
14 APRILE -TREKKING CASTELMEZZANO-PIETRAPERTOSA FRA LE DOLOMITI LUCANE
In mattinata ci trasferiamo nuovamente a Castelmezzano. Da lì risaliamo – grazie ad un bel percorso con un dislivello di circa 670 metri – verso Pietrapertosa, gioiello incastonato nel cuore della Basilicata. Il borgo - uno dei più belli d’Italia insieme a Castelmezzano – è il Comune più alto della Basilicata e sorge su uno sperone roccioso ad oltre 1000 metri di altitudine con il suo imponente castello normanno-svevo del X secolo che offre una vista panoramica straordinaria. Fu precedentemente un baluardo saraceno ed è interamente costruito sulla roccia, con piccole case contadine incastrate l’una sull’altra, stradine, vicoli ciechi e scalette scoscese che si snodano in un labirinto di pietra. Come detto l’abbiamo raggiunto con un itinerario a semi-anello attraverso le Dolomiti Lucane, partendo da Castelmezzano. I due paesi sono separati dal torrente Caperrino e il sentiero che li unisce è chiamato il Sentiero delle Sette Pietre. Dal 2007, i più coraggiosi possono provare l'ebbrezza di un vero e proprio volo lungo un cavo d'acciaio teso tra un paese e l'altro a quasi 1000 metri di altitudine, il cosiddetto Volo dell'Angelo.

POTENZA
Verso sera ritorniamo a Potenza, dove nel dopocena ci concediamo una visita al centro storico, ad un passo dal nostro albergo. Popolata a partire dal IV secolo a. C. , passò per la dominazione romana seguendo poi i già menzionati percorsi della storia della regione. Capitale della Basilicata, sorge a 819 m. slm, con circa 63.700 abitanti, sulla valle del fiume Basento tra un ampio paesaggio montano. Il nucelo antico conserva monumenti e palazzi storici, circondato dall’abitato moderno con nuovi quartieri residenziali e impianti industriali. Nel cento storico possiamo visitare - partendo dalla centrale Piazza Mario Pagano e passando per la affollata via Pretoria – la chiesa di S. Francesco d’Assisi, la chiesa della SS. Trinità, la storica Piazza Matteotti, Palazzo Loffredo col Museo archeologico nazionale, il Duomo con la cripta del V secolo, l’antico resto del castello cittadino costituito dalla Torre Guevara, e infine la chiesa di S. Michele Arcangelo che mantiene l’aspetto romanico-longobardo della sua fondazione nel XII secolo.
15 APRILE - TREKKING TRA I CALANCHI DI ALIANO E CRACO
Finalmente i calanchi! Li raggiungiamo e percorriamo in mattinata fino a giungere ad Aliano, il paese con meno di 1000 abitanti famoso per aver ospitato lo scrittore Carlo Levi lì confinato durante il fascismo e che trovò qui l’ispirazione per scrivere il suo famoso libro ‘Cristo si è fermato a Eboli’.
Cosa sono i calanchi? Sono straordinarie formazioni geologiche create dall'erosione dell'acqua su terreni argillosi che caratterizzano questo luogo e offrono un’esperienza suggestiva agli occhi grazie ad un paesaggio dall' aspetto lunare. Per il poeta Arminio i calanchi sono "un mare di pieghe grigie, come un cervello spalmato per terra; e se ci passi dentro senti le voci di questa terra, sono una sorta di esercizio artistico fatto dalla natura". Noi ci siamo proprio "passati dentro" per 8 chilometri superando un dislivello di circa 400 metri. Arriviamo infine ad Aliano, "un posto che ha una sua forza che insieme è dolce e selvatica» come tutti i paesi lucani, aggiunge sempre Arminio, che così prosegue: "Aliano dà alle persone che ci arrivano un filo di grazia. Come se Carlo Levi stringesse la mano a ognuno e invitasse a guardare, a dare e a darsi un filo di bene. Il poco che c’è qui è meglio del troppo che c’è altrove». Da queste soavi parole si può capire perché proprio qui Levi riuscì a trovare l’ispirazione per cantare nella sua opera la "diversa civiltà" dei contadini, di un popolo abbandonato in un paesaggio magico, di gente che vive ai margini della storia e per la quale lo stesso messaggio di Cristo sembra ancora di là da venire. Levi si identificò totalmente con questo popolo e seppe infondere nel suo scritto – che influenzò tante persone e che scosse le istituzioni e la politica – le premesse per un riscatto che pur lentamente non tardò a venire, a partire dagli anni tra il 1950 e il 1960 fino ai nostri giorni.

CRACO, LA CITTA’ FANTASMA, VERA CAPITALE DELLA BASILICATA
Le emozioni di questa giornata non sono finite. Nel primo pomeriggio ci avviciniamo alla città fantasma di Craco. È un borgo abbandonato e diroccato, dal fascino decadente, la cui storia è indissolubilmente legata alla sua instabilità geologica. Fondato probabilmente nell'VIII secolo a.C. e sviluppatosi in epoca medievale, il paese sorge su una rupe immersa nel paesaggio dei calanchi fra un terreno argilloso soggetto a frane, un fenomeno accentuato dal sollevamento tettonico. A partire dal XX secolo, e in particolare dopo una grande frana nel 1963, la popolazione fu costretta ad abbandonare progressivamente l'abitato. Oggi tra le case lesionate e le scalinate malferme, resistono l’imponente torre normanna che si staglia sopra un precipizio e il campanile della chiesa dedicata a S. Nicola: costruzioni che assieme ad altre sontuose architetture sono testimonianza di un passato splendore che nel Medioevo portò Craco ad essere addirittura sede universitaria. Il fascino di questo luogo è testimoniato dal fatto che negli anni è diventato un set cinematografico molto ambito: da registi come Francesco Rosi, con ‘Cristo si è fermato ad Eboli’; a Mel Gibson con ‘The Passion of the Christ’; da Rocco Papaleo con ‘Basilicata Coast to Coast’; a Bruce Beresford per ‘King David’; da Paolo e Emilio Taviani con ‘Il Sole anche di notte’; a Alberto Lattuada per ‘La Lupa’. Da tutto questo si capisce perché qualche persona illuminata abbia ritenuto che "Craco è la vera capitale della Basilicata, lo è più di Matera, più di Potenza".
16 APRILE - TREKKING NEL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO
Oggi è la giornata di acceso al Parco nazionale del Pollino. Con i suoi 192.565 ettari è entrato a far parte della Rete europea e globale dei Geoparchi sotto l’egida dell’Unesco per la sua straordinaria biodiversità e per l'importanza geologica. A cavallo tra Calabria e Basilicata, il territorio del Parco – che comprende 56 Comuni – è caratterizzato da diversi massicci montuosi che vanno a comporre la catena dell’Appennino meridionale: il Massiccio del Pollino, i monti dell’Orsomarso e il monte Alpi. Qui, tra vette altissime, la natura e l’uomo intrecciano millenari rapporti che il Parco, istituito nel 1993, conserva e tutela sotto il suo emblema, quello dei Pini Loricati. Definiti i sacri patriarchi del Pollino, sono gli alberi più maestosi e antichi del Parco Nazionale del Pollino, un simbolo di resistenza e longevità in un ambiente montano spesso duro, una memoria tenace e silenziosa di una storia millenaria. Il sito del Parco conclude con queste parole l’emozionante presentazione: "Paesaggio dell’anima, il Pollino è un palcoscenico unico dove la meravigliosa scenografia della natura ammalia lo spettatore tra paesaggi mozzafiato e vette maestose".
Il nostro programma prevedeva una lungo trekking fino alle pendici del Monte Pollino (2.248 m) , partendo dal Colle dell’Impiso (m. 1.573) – definito dagli escursionisti locali come "la porta d’accesso al cuore del Pollino" – e poi su per oltre 600 metri. A causa del tempo un po’ inclemente dobbiamo limitarci ad un percorso più circoscritto che comunque ci permette di ammirare la vastità e l’aspra bellezza dell’ambiente. Partiti dunque da Colle dell’Impiso accompagnati da Andrea, guida del Parco, il nostro sentiero attraversa una faggeta e prati da pascolo per accompagnarci fino ai primi esemplari di pini loricati, simbolo ed endemismo del Parco. La maggior parte di noi sotto una debole ma incessante pioviggine si ferma nella splendida conca di Piano Gaudolino, che ospita una austera baita dove ci rifocilliamo. I più ardimentosi proseguono verso l’alto, con la soddisfazione di ammirare il “Patriarca”, che con i suoi 900 anni circa, è uno degli esemplari di pino loricato più longevo del Parco e d'Europa. Discendiamo insieme verso l’Impiso e di lì a sera raggiungiamo l’albergo che ci aspetta a Nova Siri (MT).
17 APRILE -TREKKING MATERA E SENTIERO DELLA MURGIA
La meta di oggi è finalmente Matera, la famosa “Città dei Sassi”, complesso di abitazioni scavate nella roccia calcarea, oggi patrimonio Unesco. Situata su un balcone panoramico a 401 m. slm, conta circa 60.000 abitanti. È una città magica, supera ogni appartenenza nazionale: "Città d’Oriente, bizantina, anatolica – la decanta così il mèntore che ci accompagna spesso, il poeta Arminio – città ipnotica, troglodita…". È l’unico posto al mondo dove gli abitanti possono vivere nei siti delle case dei loro avi di 9.000 anni prima. Carlo Levi, l’autore di ‘Cristo si è fermato a Eboli’, così ne parlava nel 1952: "Nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antica civiltà. Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza". E così la descrive la guida del Touring club italiano: "Un groviglio di abitazioni scavate nel tufo o ricavate in antiche grotte, collegate da un dedalo di vicoli e ripide scalette che disegnano una città-presepe sofferta e unica. Un paesaggio di pietra, tanto simile a certe immagini della Palestina da essere scelto da Pasolini, nel 1964, come scenario per Il Vangelo secondo Matteo".

Questo paesaggio celava tuttavia la vita miserrima condotta dalla popolazione che lì conviveva. Così i Sassi nel secondo dopoguerra – considerati una "vergogna nazionale" – sono stati completamente risanati e dopo il 1980 Matera "può presentarsi al mondo come un gioiello incastonato in una scrigno di pietra": permane il fascino del sito arcaico, si intravede nei risanamenti il richiamo all’antica autenticità, si capisce che la bellezza attuale "è frutto di una sapienza antica, capace di creare un sistema di canali e cisterne, vicoli e giardini sospesi, case a grotta e chiese rupestri". E se la nuova, vasta e gradevole, accoglienza che oggi offre Matera può incrinarne parzialmente il fascino selvatico, noi che l’abbiamo visitata nell’aprile del 2025 possiamo testimoniare – assieme a tantissime altre persone provenienti da ogni angolo del mondo – che qui si è compiuto il miracolo di una bonifica ambientale che ha scacciato la miseria, che ha guarito le ferite, senza intaccare l’arcana bellezza della "capitale dei contadini".
Noi giungiamo a Matera a piedi, provenienti da una trekking di circa sei chilometri nella Murgia materana, superando un dolce dislivello di quasi trecento metri. Area naturale protetta nelle immediate vicinanze di Matera,la Murgia è un ambiente naturale dalle caratteristiche uniche per biodiversità ed habitat. Un terreno roccioso, brullo, che ospita arbusti, olivi e mandorli selvatici, avvolge il camminatore con i suoi profumi intensi di origano e timo e ne riempie lo sguardo con i colori delle infiorescenze selvatiche in primavera. L'area include necropoli preistoriche, villaggi trincerati risalenti al Neolitico e chiese rupestri, edifici scavati nella roccia che costituiscono oggi il Parco archeologico delle chiese rupestri del materano. Come detto, noi – dopo aver ammirato il paesaggio di Matera che si para davanti a noi provenienti dalla Murgia – siamo balzati nel centro di Matera risalendo da una ‘gravina’, una parete inclinata scavata dalle acque nella roccia calcarea. Ancora risuonano nei nostri orecchi le diverse parlate ascoltate nel tragitto che ci ha portato quassù: era piacevole – col nostro inglese scolastico – interrogare e farsi interrogare da turisti di variegatissima provenienza, americani della California e del Maine, canadesi e brasiliani, francesi e danesi, israeliani e australiani… un crogiolo di genti diverse alla ricerca comune di un mondo che pareva finito e che invece emana ancora "una bella luce e fiorisce nell’aria" (Arminio dixit). Consigliamo di soffermarsi in Piazza Pascoli, da dove si apre un armonioso panorama sulla città; di recarsi nel Duomo, eretto nel Duecento in stile romanico pugliese, con un belvedere sul Sasso Barisano; di salire alla Madonna dell’Idris, una chiesa rupestre scavata nella roccia all'interno dei Sassi; di visitare la Chiesa di S. Antonio, che offre una vista emozionante sul Sasso Caveoso, e la Chiesa di S. Agostino, con una balconata a strapiombo sulla gravina; di raggiungere infine il Belvedere di Murgia Timone, da cui si rimira l’intera città.
Al termine della giornata più ricca di emozioni fra quelle riservateci dal nostro tour, ci avviamo verso il riposo, sicuri di aver ammirato luoghi e paesaggi unici, espressione di verità non catalogabili.
18 APRILE - MUSEO E PARCO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI METAPONTO
È questo il giorno dedicato a Metaponto, collocato sulla costa ionica la quale, con i suoi 35 chilometri di estensione, offre un mare cristallino, spiagge di sabbia fine tra cui alcune selvagge e protette da riserve naturali. Metaponto fu un importante centro culturale e religioso, fondata dagli Achei nel VII secolo a.C. che costellarono il territorio di templi, santuari e teatri. Nella fertile piana di Metaponto visitiamo il Museo e Parco Archeologico Nazionale, tesoro di reperti inestimabili che raccontano la storia della città di Metaponto. Tra i reperti, spiccano i resti di un tempio dorico dedicato ad Hera adornato da splendidi fregi che ci svelano scene della mitologia greca. Il parco archeologico racconta la storia di una potente città della Magna Grecia che prosperò grazie alla sua agricoltura, tanto da eleggere la spiga a suo simbolo. Il sito offre uno sguardo affascinante sul passato, con le maestose Tavole Palatine, oltre alle colonne del citato tempio dedicato a Hera, che svettano nel paesaggio. Si possono esplorare i resti dell'antico agorà, cuore pulsante della città, e le vestigia dei templi dedicati ad Apollo, Artemide e Afrodite. Il teatro e il successivo castro romano testimoniano la sua evoluzione nel tempo. Metaponto fu anche un importante centro pitagorico, avendo ospitato il celebre filosofo. Nonostante il suo declino in epoca romana, le rovine conservano la memoria di una delle colonie greche più influenti del Sud Italia. Noi non potevamo non visitarla, anch’essa “insolita meraviglia” tra un nostro trekking e l’altro.
ESSENZA LUCANO
A metà pomeriggio, ci trasferiamo col pullman nella località Pisticci per una visita guidata del Museo Essenza Lucano con degustazione speciale della casa. Ci concediamo qui un intermezzo tra una sorta di spot commerciale e di conoscenza del territorio produttivo. Amaro Lucano, nato a Pisticci nel 1894 da Pasquale Vena, è un amaro italiano dalla ricetta segreta che include oltre 30 erbe officinali. La famiglia Vena, ancora oggi alla guida dell'azienda, tramanda di generazione in generazione la formula originale. Il successo arrivò presto, tanto che all'inizio de '900 divenne fornitore della Real Casa Savoia. Dopo una pausa tra il fascismo (che perseguitò il titolare dell’azienda) e la seconda guerra mondiale, la produzione riprese, trasformando l'azienda in una realtà industriale negli anni '60. Amaro Lucano si distingue per il suo equilibrio tra dolce e amaro, con sentori erbacei, agrumati e speziati. Tra gli ingredienti noti, figurano l'assenzio maggiore e gentile, la salvia sclarea, l'arancio amaro, la genziana e il sambuco. Un tuffo nelle essenze della natura.
19 APRILE - CASTEL DEL MONTE
Ed eccoci al termine del nostro “insolito” viaggio avventuroso in terra lucana. Ma la Garda Viaggi, su indicazione della nostra Rosanna, fedele ed esperta accompagnatrice, ci dona – nel tragitto tra la Basilicata e la Puglia verso l’aeroporto di Bari – la visita ad un monumento eccezionale: Castel del Monte. Si trova ad Andria, situato su un'altura lungo la costa adriatica. Eretto nel XIII secolo dall'imperatore Federico II di Svevia, è un'enigmatica fortezza che affascina per la sua singolare architettura. La sua pianta ottagonale, con otto torri anch'esse ottagonali disposte sui vertici, è un unicum nel panorama dei castelli medievali, alimentando numerose interpretazioni sul suo significato simbolico e funzionale. Realizzato in pietra calcarea locale e marmo, il castello presenta un'armoniosa fusione di elementi stilistici che riflettono la vasta cultura dell’imperatore committente, spaziando dal romanico al gotico, con influenze arabe. L'interno era originariamente ricco di decorazioni in marmo, mosaici e arazzi. La precisione astronomica con cui il castello fu progettato, allineato con i solstizi ed equinozi, suggerisce una funzione che andava oltre la semplice difesa militare, forse legata a studi scientifici o a un complesso simbolismo esoterico. Nonostante la sua imponente struttura, Castel del Monte non presenta elementi tipici di una fortezza difensiva, come fossati o ponti levatoi, rafforzando l'ipotesi di una destinazione più simbolica o residenziale di rappresentanza. Patrimonio dell'Unesco dal 1996, Castel del Monte rimane un capolavoro architettonico medievale, testimonianza della genialità e della poliedrica personalità di Federico II. Quest’ultima giornata di viaggio è abbellita infine nel primo pomeriggio da un apprezzato pranzo in un ristorante tipico locale. Poi volo Bari-Milano, con rientro in Trentino sul far della sera.
Mille anni che sto qui
Nel concludere questo resoconto di viaggio – per il quale mi sono avvalso delle istruzioni di viaggio dell’agenzia del nostro amico Briscoli e delle note della guida verde del Touring club – mi assale già un po’ di nostalgia: che affogo rileggendo e consigliando a tutti la lettura del libro di Mariolina Venezia ‘Mille anni che sto qui’: pubblicato nel 2006 e vincitore Premio Campiello 2007, il romanzo – ambientato a Grottole, vicino a Matera – narra della energia di un popolo e di una riconquistata voglia di vivere con un linguaggio intenso, che commuove e diverte. È una saga familiare con padri e figli, ma soprattutto madri e figlie, che attraversa più di un secolo, in Basilicata, dall'Unità d'Italia alla caduta del muro di Berlino. Ma che ha per sfondo un tempo immenso, una profonda continuità familiare nella storia, come richiama il titolo: è “Mille anni che sto qui”. Non solo: ha l’ orizzonte di una regione dalla campagna ondulata e armoniosa che ci aiuta a sfidare ogni nostalgia e ci fa accettare il ritorno alla realtà.












