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| 08 apr 2025 | 16:20

I dazi di Trump sono segno della crisi del sistema delle relazioni internazionali ma c'è ancora speranza per il multilateralismo (forse)

DAL BLOG
Di Orizzonti Internazionali - 08 aprile 2025

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento

di Sondra Faccio, docente di diritto internazionale, Scuola di Studi Internazionali e Dipartimento di giurisprudenza dell’Università di Trento

 

Alcune osservazioni dei delegati della Scuola di Studi Internazionali sul multilateralismo e i lavori della Commissione delle Nazioni Unite per il Diritto Commerciale Internazionale.

 

I dazi imposti dalla Casa Bianca al resto del mondo rappresentano non solo uno shock di proporzioni storiche, come evidenziato dal professor Fracasso nel suo blog post; ma anche un’ulteriore conferma - se ce ne fosse stato bisogno - della crisi che il sistema multilaterale delle relazioni internazionali sta vivendo.

 

Se, da un lato, le decisioni della presidenza degli Stati Uniti paiono inaugurare una nuova fase del commercio internazionale basata sul bilateralismo; per esempio, la Gran Bretagna ha già ventilato la possibilità di un negoziato con gli Stati Uniti per attenuare gli effetti dei dazi, e simili dichiarazioni sono state fatte anche dalla presidente del Consiglio dei Ministri italiana. Dall’altro, gli organismi multilaterali continuano le loro attività con importanti discussioni sulla riforma del diritto commerciale internazionale e degli investimenti.

 

Tra questi il Gruppo di Lavoro III della Commissione delle Nazioni Unite per il Diritto Commerciale Internazionale (United Nations Commission on International Trade Law-Uncitral), che si riunisce questa settimana alla sede delle Nazioni Unite a New York e al quale la Scuola di Studi Internazionali partecipa, nel suo ruolo di membro osservatore. Come noto, il Gruppo di Lavoro III ha il compito di proporre delle riforme all’attuale sistema di risoluzione delle controversie tra investitori stranieri e stati, basato sull’arbitrato internazionale. Tra le riforme vi è appunto il progetto di un meccanismo permanente per la risoluzione delle controversie che ha l’ambizione di rispondere ad alcune delle critiche avanzate al sistema attuale, in particolare la lunghezza e il costo eccessivo dei procedimenti arbitrali e la mancanza di una giurisprudenza coerente.

 

E' interessante notare che il progetto in commento non riscuote il consenso di tutti i delegati e che, anche nel corso degli incontri di questi giorni, alcuni Paesi ed enti osservatori hanno espresso perplessità. Per esempio, gli Stati Uniti e la Federazione Russa ‘non danno per scontata’ l’adozione del meccanismo permanente; mentre la Confederazione Svizzera ha proposto delle modifiche. Il motivo principale è che molti stati ed osservatori sono restii ad abbandonare il sistema tradizionale fondato sull’arbitrato investitore-stato.

 

Quest’ultimo, nonostante le critiche, si è rivelato particolarmente efficace nel garantire la protezione degli investimenti esteri diretti e a contribuire alla crescita dei flussi di investimento privato. L’arbitrato in commento offre infatti alle imprese straniere che effettuano un investimento estero diretto la possibilità di proporre le proprie istanze avverso lo stato ospitante ad un collegio arbitrale terzo nominato dalle parti, favorendo la fiducia degli investitori.

 

In questo frangente storico, tuttavia, quello che rileva non è tanto il contenuto degli scambi tra gli stati e gli emendamenti proposti in seno al Gruppo di Lavoro III della Commissione, ma la circostanza stessa che centinaia di delegati rappresentanti altrettanti Paesi, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative, con ampia rappresentanza geografica, stiano partecipando alle discussioni nel tentativo di trovare una sintesi condivisa circa la riforma e la futura evoluzione delle norme relative alla risoluzione delle controversie in materia di investimenti internazionali.

 

Il fatto non è di poca importanza perché, unitamente agli accordi internazionali sulle tariffe doganali e sul commercio e all’Organizzazione Mondiale del Commercio evocati dal professore Fracasso, il sistema di risoluzione delle controversie in materia di investimenti rappresenta una delle costole del sistema creato nel dopoguerra, con l’ambizione di promuovere il progresso sociale e il tenore di vita dei popoli in un contesto di libertà. La sua sopravvivenza ed efficacia dipenderanno proprio dalla capacità degli Stati e degli operatori di disegnare una riforma che tenga conto di tutti gli interessi in gioco e che sia in grado di rispondere alle sfide future di un contesto internazionale in continuo mutamento.

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